Ho 22 anni e la crisi non mi riguarda

Tostato da

Leggo negli occhi di mia madre la preoccupazione pronta ad esplodere mentre Barack Obama pronuncia il suo ennesimo discorso alla stampa, dopo un’altra giornata di borse internazionali a picco. Wall Street brucia tonnellate di miliardi di dollari, cifre paragonabili alle rendite annue dei proprietari terrieri lette con le menti degli schiavi del Sud prima della guerra di secessione. In altre parole, si tratta di iperboli. Numeri che di fatto non esistono, o almeno non nelle nostre vite.

In Italia le cose non vanno meglio di certo: l’Europa ci ha fatto l’applauso, un debole e brevissimo applauso, per le misure varate dal Governo che, insieme a quelle spagnole, si inseriscono nella scia della cooperazione tra i vari paesi europei per uscire dal momento peggiore di una crisi iniziata ben tre anni fa. E avevano detto che in breve tempo, al massimo tre anni appunto, tutto si sarebbe stabilizzato. Invece la parola d’ordine, imparata ormai anche da chi di economia e bilanci non capisce nulla, è “default”. Fallimento, bancarotta, svalutazione monetaria e mercati finanziari da rifondare. Ripartire da capo. Sì, ma come? Aggrapparsi a quale roccia se la realtà ci dice che gli USA sono tra i maggiori debitori della Cina? Quale società ci aspetta dietro la rovina economica che si prospetta dietro l’angolo?

Mi pongo queste domande mentre mi rilasso una mezz’oretta aspettando il fresco della sera, in un’estate passata sui libri a preparare gli esami dell’università prima di partire per l’avventura dell’ultimo anno. Poi la laurea. Di quello che sarà nel mio futuro non so molto, conosco solo le speranze e le voglie di fare questo e quello, e la determinazione ad arrivare dove ho sempre sognato. Obama, mentre parla sicuro e apparentemente sereno, a braccio come sempre, non mi spaventa nè mi intimorisce. Non mi fa pensare che le cose vadano male più di quanto non siano sempre andate negli ultimi tempi, nè nutro la paura che il default sia davvero prossimo. E se anche fosse, mi dico, cosa cambierebbe? Per me, che ho 22 anni e sono in regola con gli esami al quarto anno di Giurisprudenza, che influsso avrebbe un inasprirsi ulteriore di questa dannata crisi economico-finanziaria?

La risposta che mi sono dato è che la crisi non mi riguarda. Non nel senso che non mi interessa come vadano le cose, o che “me ne frego” altamente di quanto male se la possano passare le persone che per colpa della crisi rischiano davvero tutto. Il punto è oggettivo, non soggettivo: la crisi non riguarda me. Leggo un po’ ovunque discussioni e spiegazioni tecniche sulle conseguenze dei tassi di interesse che vanno su e dei titoli che vanno giù a picco. Con le mie nozioni di economia politica riesco a malapena ad afferrare il concetto, ma diciamo che ho capito la situazione. Più o meno. Ma anche se non c’avessi capito assolutamente nulla, la soluzione finale rimarrebbe la stessa: la crisi non mi riguarda. Io, a 22 anni e con il lavoro da cominciare a cercare tra appena un anno (si spera), sul conto corrente ho pochi spiccioli, le carte prepagate che tengo nel portafogli sono sempre azzerate e i miei risparmi su qualche libretto postale non possono certo preoccuparmi quanto a tassi di interesse. Il libretto postale… Sapete quanto si guadagna con gli interessi di un libretto postale?

No, decisamente la crisi non mi riguarda. Sono convinto che questa crisi, questa dannata autodistruzione dell’economia mondiale causata da chi ha sguazzato per decenni nel denaro che non era suo, gravi purtroppo su quelle generazioni che hanno pagato di tasca propria quel denaro. E’ chi ha sborsato per decenni i propri risparmi e il sudore della propria fronte che, dinanzi alle frecce rosse rivolte verso il basso ed ai segni meno, avrebbe parecchio da preoccuparsi e magari da piangere. Ma per loro stessi, come lavoratori, genitori, magari nonni. Non per noi, che siamo figli e nipoti, studenti o disoccupati. Per noi non deve preoccuparsi nessuno, perchè noi siamo quelli che domani, quando tutto questo sarà finito, beneficeremo delle nuove prospettive di una società rinnovata, che ripartirà per forza di cose. Noi saremo i figli di un nuovo boom economico, come quello degli anni ’50 e ’60.

Penso questo mentre Obama termina il suo discorso e saluta rapidamente i giornalisti e i fotografi. Poi un dubbio mi assale: e se questa non fosse altro che l’ennesima speranza che i giovani come me sono costretti a nutrire verso il proprio futuro? E se le grandi potenze, compresa l’Italia, veramente fallissero e si instaurasse una nuova società in cui i padroni sono i cinesi e noi occidentali siamo coperti dal debito, come da secoli i paesi africani nei nostri confronti? Se domani sarà così, allora la crisi riguarderà anche me?

Simone Aversano

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!