Che cosa diavolo è un Unesco Youth Forum e altre considerazioni sulla rivolta

Tostato da

Il 7° Unesco Youth Forum è un cosa strana a cui ho partecipato la settimana scorsa. Un incontro di giovani delegati per l’Unesco e scelti dai propri governi, che si sono ritrovati per discutere un documento. Quel documento è la prima raccomandazione nella storia dell’Unesco che verrà presentata nei giorni prossimi alla General Conference dell’Organo delle Nazioni Unite per l’educazione e la cultura.

Insomma, ‘na rivoluzione dicono loro. Io ho partecipato come giornalista, insieme ad un team di altri nove giornalisti, due per ogni continente del mondo. N’altra rivoluzione dicono loro. Una cosa che nelle sedi impolverate e polverose del mondo diplomatico non si era mai vista. I capi dell’Unesco, che tra le altre cose sono tutti donne (come spiego qui e qui), hanno pensato bene di chiamare questa massa di 10 ragazzi di massimo 24 anni a documentare come giovani e liberi blogger quello che è successo in 4 giorni di conferenza. Abbiamo lavorato nei loro uffici, fianco a fianco sulle scrivanie della sede generale e questa secondo me si chiama trasparenza e coraggio. Insomma mettete voi di essere una delle istituzioni più polverose della storia, quale è l’Unesco, e poi di aprire le porte a dieci matti con la mania del dire sempre quello che pensano e metterli a lavorare nei vostri uffici. Il rischio c’era e quel che è successo lo ha pure confermato. La mia sensazione è che questo mondo di vecchi non sappia più da che parte prendere, come e dove ascoltarci, come e con quali mezzi starci dietro. Ad ogni modo, quello che ho visto mi ha stupito molto. Io sono la criticona di turno e trovare uno staff di ragazzi e ragazze, di giovani veri insieme ad un gruppo di capi anziani ma volenterosi, bè mi ha stupito proprio.

Mettette poi che una mattina siamo stati ricevuti nella riunione generale dei capi dell’Unesco, quella importantissima che si fa la mattina per dire cosa si farà tutta la giornata e lì ho visto cose che noi umani proprio non possiamo immaginare. Pensate ad una stanza, tutti in piedi e pronti ad andare a fare le loro faccende, il capo assoluto che detta l’ordine del giorno e poi noi, scarpe da ginnastica, Alì con la keffia al collo, Miguel che filma con il cellulare, Laura in ritardo che arriva trafelata e loro, i vecchi che ascoltano noi. Al centro uno schermo gigante di computer sintonizzato sulla pagina twitter dell’Unesco: i vecchi che si sporgono con gli occhiali per leggere i twitt e ci chiedono, “allora che si dice tra di voi?” (qui le facce dei vecchi in giacca e cravatta che leggono twitter).  Insomma, diciamolo è un po’ ‘na rivoluzione davvero. Voglio dire io lo so, che questi burocrati avrebbero potuto semplicemente alzarsi e scendere nella hall per vedere veramente che si diceva in basso, ma figuriamoci dai, non hanno tutto questo tempo e poi mica possono parlare con tutti. Invece leggere i twitt, bè quello è veloce e democratico. O almeno così sembra.

Morale ho vagato per l’Unesco per quattro giorni e visto che non è tutto da buttare. Ho visto che c’era pure Andres Villena Oliver, uno dei leader del Movimento spagnolo degli Indignados che è venuto a parlare del movimento e l’ho trovata un’altra rivoluzione. “Dobbiamo essere umili”, mi ha detto Andres, che vi assicuro è una persona seria, qualificata, un dottorando e un economista, è tutto quello che non potreste mai immaginare, “e ricordarci che il dialogo con le istituzioni è importante. Se no diventiamo un movimento fluido e senza punti di riferimento e questo è quello che vogliono i mercati finanziari”. E ha ragione. Poi ho incontrato Miguel Soffia, un cileno che girava sempre con una bandiera “Educacion para todos” o qualcosa del genere e ha collezionato foto con tutti i giovani da tutto il mondo per far conoscere la sua causa. Insomma tutta gente così che ti fa venire voglia di stare al mondo, staccargli un pezzo della giacca e del coraggio e portarteli poi a casa. 

Raise your voice, grida, urla, chiedi rispetto, bla bla and bla bla. Questo hanno detto per quattro giorni quelli dell’Unesco e figuriamoci che io ci ho proprio creduto. Anche perché questi vecchi (scusate ma per capirci in questa battaglia di bene e male che va tanto di moda oggidì ho bisogno di chiamarli così) sono furbi: organizzano questi forum che di per sé sono così così, ma poi ci infilano dentro giovani che sono di una stoffa unica, persone incredibili che in un battibaleno “bum” ti trasformano il forum della scemenza nel raduno di gente meravigliosa, eroi e combattenti stupendi. Perché l’africano che rischia di morire perché gira il paese per spiegare cos’è la costituzione, bè io non posso che chiamarlo eroe.

Insomma tutti sti incitamenti alla rivolta e poi sti vecchi mi cadono sul più bello. Credono che noi ci facciamo infinocchiare fino in fondo, e mi dispiace non è così. L’ultimo giorno ad esempio, Madama Irina Bokova, la Direttrice Generale, aveva preparato questo incontro sul palco dell’Unesco, tra giovani giornalisti cioè noi e lei, così per rispondere direttamente e apertamente a tutte le domande. Ora questo apertamente è un po’ azzardato, nel senso che in realtà alle domande giuste da fare alla signora ci si pensava da un mese, noi e lo staff di sua eccellenza. Dopo varie trattative ad ogni modo, a cinque minuti dall’inizio si scopre che la madama ha cancellato l’incontro per mancanza di tempo. Ed è qui che mi cade tutto il discorso e il popò di belle parole di cui si parlava qui sopra. Cioè voglio dire, mica si può incitare al rispetto, dialogo e cambiamento se poi si pensa che in realtà non cambierà mai nulla. Morale io e quell’altra banda di giornalisti e blogger abbiamo deciso di andare sul palco e prenderci il microfono e farle lo stesso quelle domande. Madama Bokova non era già più là, ma pensa un po’, la sua assenza e il suo silenzio, hanno fatto un rumore assordante. Mentre ero lassù su quel palco, continuavo a pensare e ripensare a me ed al giornalismo, a cosa era la cosa migliore da fare. Già. Insomma io la mia domanda approvata dallo staff e tutta ripulita e rifinita ce l’avevo, ma ne avevo un’altra nel gozzo e dunque in quegli istanti di rivolta ho riflettuto tanto. Sull’integrità, i compromessi, cosa è giusto e cosa è no. E poi ho fatto la mia vera domanda (di cui trovate una spiegazione qui ): l’Unesco predica il cambiamento e il potere dei giovani, poi si dimentica che la metà del suo staff è composta da statisti non pagati. E pagarli non potrebbe essere una primo segno importante per dimostrare che si crede in quel cambiamento che si predica tanto?

Ho detto questo. E poi ho pensato che certo la vita sarà tutto un compromesso ed accettare le regole, ma più in là ritardiamo tutto quel dire sì avete ragione, più puliti ed integri resteremo noi. Perchè se all’Unesco volevano delle vallette, bè di certo non dovevano chiamare dei giornalisti. C’è da stare attenti a dire a noi generazione del nulla e della disoccupazione e della crisi economica e delle mille e uno fatiche che ci fate passare di ribellarci, perché noi poi va a finire che lo facciamo veramente.

Martina Castigliani

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!