Grillo ha perso, oppure no. Dati reali e statistiche farlocche

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Grillo ha perso. Il Movimento 5 Stelle non convince più, e molti tra coloro che l’han votato alle politiche sono rimasti a casa, delusi, o hanno barrato una crocetta diversa alle amministrative dello scorso week end. I partiti tradizionali invece segnano una grande rimonta, risalgono la china e si riconfermano alla guida del Paese. Così svanisce il sogno della democrazia diretta, la chimera della politica senza denaro, l’utopia della trasparenza nei Palazzi. Il mainstream parla in coro, e i titoli dei quotidiani nazionali sembran far la ola: i pentastellati sono defunti, morti che camminano. Zombie.

Questa interpretazione non mi convince, e non sarei così lapidario. Facciamo il punto, giusto per non dimenticare: il M5s quattro anni fa non era ancora nato, e se fosse un bambino non andrebbe ancora a scuola. Mi par presto per essere già bollito, nel panorama di dinosauri che ci circonda. In così breve tempo è diventato la terza (seconda? prima?) forza politica del Paese. Non s’è mai visto fare altrettanto in tutta la storia delle democrazie europee. Credo che i margini per riprendersi da una battuta d’arresto ci siano tutti. Sempre che la battuta d’arresto davvero ci sia stata.

Su giornali e tiggì circolano percentuali, perché le notizie si apprezzano meglio in termini numerici, e le percentuali si prestano al gioco magnificamente. La barretta coi due pallini apre orizzonti inestimabili ai giornalisti d’ogni fazione, e riesce a confondere persino molti di quanti una fazione non l’abbiano, e si fregino del pregiato distintivo dell’indipendenza. Se n’era accorto già Trilussa, nel secolo passato (“da li conti che se fanno/seconno le statistiche d’adesso/risurta che te tocca un pollo all’anno:/e, se nun entra nelle spese tue,/t’entra ne la statistica lo stesso/perch’è c’è un antro che ne magna due”): che ottanta percento, quaranta percento o venti percento significano poco se non si torna al rapporto d’origine, al valore assoluto, e non si vada a vedere il percento di cosa sia, chi in effetti il pollo lo mangi, e non solo in che percentuale, e in quanti invece restino digiuni. Ma di numeri in valore assoluto se ne vedon sempre pochi. La scusa ufficiale è che siano poco pratici per far confronti, ed è anche vero. Ma ancor più vero è che questi dipingono la realtà in termini obiettivi, nudi e crudi, e si prestano molto poco alle interpretazioni.

In rete circola l’immagine che vedete qui a sinistra, divenuta virale in poche ore sui social network. Si parte dai valori assoluti. Dal numero degli elettori. Ogni unità, una testa. Ogni testa, due braccia, e una scheda elettorale, e una ics da qualche parte, segnata a matita. Una testa, un voto. Inequivocabile. E il quadro che le cifre reali ritraggono è a dir poco sconfortante per i partiti tradizionali.

La lettura delle cifre mostra che il Movimento ha rallentato la sua corsa, ma la sua crescita era e rimane travolgente. Il metodo è corretto: si mettono a confronto consultazioni identiche, le ultime amministrative con le precedenti del 2008, e non grossolanamente europee o politiche ed amministrative, che son consultazioni tra loro troppo differenti, nei termini, nelle modalità e nelle motivazioni del voto, per esser confrontate. A Roma il Movimento dei grillini segna un +222%, contro un -48% del Pd e un -65% del Pdl. Ad Ancona un +117%, contro un -33 del Pd e un -75% del Partito del Cavaliere; a Siena un +163% contro un -44% del Pd.

Non ci credo, e decido di verificare. Oramai non mi fido di nessuno, e poi la verifica delle fonti è un faro per chi vuol fare informazione. In particolare, m’insospettisce il fatto che a Siena non si citi il Pdl. E’ un attimo, sul sito del Comune di Siena: il Pdl in effetti non s’è presentato nella città del Palio, o meglio l’ha fatto sotto mentite spoglie. Corretto, pertanto, non citarlo. E i numeri non son farlocchi, ma riportati precisamente. Anche i calcoli, che ho rifatto, coincidono (qui i dati del 2011, e qui quelli dello scorso fine settimana). Così anche a Roma, Ancona e Avellino. L’unica boutade propagandistica che il manifesto grillino s’è concesso riguarda la performance campana, che segna un più infinito contro il -33% del Pd e il dimezzamento dei voti berlusconiani: anche un solo votante avrebbe fatto schizzare la percentuale grillina verso l’infinito, provenendo dallo zero assoluto totalizzato quattro anni prima. Non a caso è l’ultima delle percentuali citate, giocando sull’effetto memoria di chi legge: un espediente mediato dalla tecnica pubblicitaria, che si poteva evitare, certo, ma nondimeno – a rigore – il dato è anch’esso corretto.

I fatti son questi, e fanno riflettere.

Intanto intorno al fatto che davvero non ha vinto nessuno, e c’è poco da cantar vittoria quando l’astensionismo raggiunge percentuali a due cifre, indegne d’un paese di democrazia avanzata.

Poi, nel considerare a mio avviso stupefacente e del tutto innovativa l’onestà intellettuale del comunicato del Movimento, che segna una soluzione di continuità rispetto all’ultimo decennio di sondaggi taroccati e statistiche fantasiose sparate ai quattro venti. Onestamente, m’aspettavo di trovar dati diversi che nella realtà da qualche parte, come di solito si fa confidando che nessuno si prenderà la briga – noiosa assai per la verità – d’andare a controllare e che, se anche fosse, si verrà poco a sapere. Sono stato piacevolmente sorpreso d’appurare il contrario, anche se non mi leverò il vizio di andare a verificare sempre e comunque, a costo di slogarmi l’indice facendo click col mouse.

Infine, con l’osservare che, se invece di votanti si trattasse di migliaia di euro in saldo attivo, e invece di partiti si trattasse d’aziende, il Movimento 5 Stelle potrebbe esibire splendidi risultati agli azionisti, a differenza degli alleati al Governo, cui a fronte della decrescita le banche non impresterebbero più un centesimo bucato, e che farebbero bene a nominare un bravissimo amministratore, prima di dover portare i libri in tribunale ed affidare tutto ad un curatore fallimentare. Altro che cantar vittoria.



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