L’arte contro la camorra, a tu per tu con Rosaria Iazzetta

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“In nessuna pietra della storia sarà mai inciso il nome di un uomo di camorra! La storia la fanno gli giusti e gli eroi”, una frase che arriva dritta, che sfonda e colpisce e aumenta di significato se si considera che è scritta su un banner di 8 metri per 5, posizionato in una via di Ercolano, così come un altro manifesto raffigurante un cadavere ricoperto di oggetti preziosi  con su scritto: “L’unico tesoro che porterai con te dopo la morte sarà la coscienza”. E come quella scritta lunga 56 metri “Quando la felicità non la vedi cercala dentro”, a Scampia, a pochi passi dalle vele. Sono tutte opere dell’artista Rosaria Iazzetta, napoletana, che con le sue installazioni lancia messaggi forti per il risveglio delle coscienze contro l’assuefazione al potere camorristico. Una persona umile e disponibile nel rispondere alle nostre domande.

Chi è Rosaria Iazzetta?

Rosaria Iazzetta, è oggi docente di Scultura all’Accademia di belle Arti di Catanzaro, ma fondamentalmente una persona normalissima, che ha deciso di dire la verità attraverso l’ arte.

Un’artista di fama mondiale come lei, decide di restare e continuare a lavorare nella sua amata Campania. Cosa dice ai giovani talenti che sfiduciati, per realizzare le loro ambizioni, per scelta o per necessità, vanno via?

Non sono un’artista di fama internazionale, ho solo avuto l’ onore di essere l’ unica artista italiana nel 2002, ad essere invitata in Giappone, grazie ad una borsa di studio del Governo Giapponese e del Ministero degli affari Esteri italiano. L’ esperienza estera ti permette di capire e di conoscere non solo le diversità ma le tante uguaglianze; Trovo che sia necessario che i giovani facciano l’ esperienza all’estero, non tanto per decidere di abbandonare le proprie origini,ma per il fatto che si rendono conto che i posti perfetti non esistono, stanno solo nel proprio cuore. Se certe esperienze, a mio avviso, in certe determinate età o periodi della propria vita,non si riescono a fare, si rimane sempre con questo incredibile senso di non accettazione e di rimorso. Per questo ritengo che da giovani bisogna sempre e doverosamente predisporsi a conoscere il mondo, soprattutto per rendersi conto che rispetto ai disagi delle nostre zone noi non dobbiamo assuefarci mai. Oggi vivo a Napoli, ma ho sempre un piede rivolto all’estero, non tanto perché desidero fuggire, assolutamente, ma perché devo confrontarmi con il mondo, pur sapendo di lottare in queste zone, nei posto dove sono nata, anche perché può sembrare strano come concetto, ma io ritengo che tutte le lotte sono incredibilmente collegate con il mondo intero.

Se si prende ad esempio la lotta svoltasi domenica 13 febbraio nelle piazze italiane, da parte di donne in rispetto della propria dignità, si capisce come l’eco è diventato mondiale, anche per quelli che hanno manifestato nelle province più periferiche. E si noti anche come da un grave problema sia nata questa cooperazione così solidale, fino al punto di creare una nuova coscienza etica. Questo per dire che i giovani devono smetterla di avvilirsi e capire che i problemi devono essere visti da un punto diverso ed essere sviluppati come risorsa. In qualsiasi posto del mondo esistono problemi e la nostra coscienza e la nostra volontà devono mettersi insieme al fine di combatterli. Quando si ha questa capacità, nella vita, si può fare tutto quello che si desidera e non esiste luogo o età che possa limitare i propri desideri.

La maggior parte dei nostri limiti, stanno solo ed esclusivamente nella nostra mente e mai abbastanza grandi e invalicabili fuori da noi stessi.Un esempio ricorrente che mi viene facile come termine di paragone é il fatto che io immagino tutti noi come grandissime navi, costruite con delle lamiere, parti meccaniche e sistemi straordinari per affrontare l’oceano in mare aperto e tempeste, eppure la maggior parte di noi rimane nel porto per paura delle onde. Basterebbe pensare, che la nave viene costruita per andare, per affrontare le onde, per trasportare speranza e conoscenza e non per aver paura e rimanere nel porto!

Restare e continuare a combattere è un gesto di impegno civile o è semplicemente frutto dell’ amare senza limiti (titolo tra l’altro di una sua opera) la propria terra?

 Ho sempre usato l’espressione che dice fare finta di niente uccide la gente; questo perché parlare di certi temi lo trovo veramente naturale, non uno sforzo aggiunto. Quando fai arte, soprattutto arte contemporanea, devi a mio avviso attenerti al mondo che ti circonda, perché altrimenti racconteresti un tempo che di certo non ti appartiene; e quando guardi credo che sia doveroso attenerti alla verità prima di ogni altra cosa. Una verità che deve avere la forza di elevare lo spettatore, di trascinarlo ad uno stato di risveglio e di consapevolezza, semplicemente mostrandogli l’ amore che dentro lo pervade. E’ vero sicuramente amo la mia terra, anche se il banner che si
trovava a Scampia con la scritta amare senza limiti era l’ acronimo dell’ ASL e quindi un omaggio al lavoro che ininterrottamente i medici e infermieri attuano in aree di frontiere come Scampia. Posso comunque dirti per certo di non sentirmi in uno stato di impegno civile, ma semplicemente mi sento felice se posso apportare bellezza al mondo che mi circonda.

“Quando il vento dei soprusi sarà finito le vele saranno spiegate verso la felicità”, recita così una sua installazione posizionata su una vela a Scampia. Secondo lei finirà prima o poi questo vento?

 Certo che finirà. E’ come il sole: per quante nuvole potranno posizionarsi davanti e per quante piogge e temporali arriveranno, prima o poi un colpo di vento spazzerà via le nuvole e il sole ritornerà a splendere. Fino a quando certe relazioni tra politica e camorra continueranno ad esistere le cose non potranno mai migliorare.Visto però che in molti siamo stufi di certi andamenti parassitari e deviati, presto anche la fascia grigia che in prima persona non si è mai ribellata incomincerà a ribellarsi. L’ arte è anche una modalità per cui si può combattere in maniera alternativa il sopruso. La creatività infatti è una delle poche cose che va incentivata come un muscolo, ma non si può comprare per acquisirla all’occorrenza. Essa non appartiene a queste persone ed è per questo che sarà la leva per cui certi sistemi criminali e politico corrotti potranno essere attaccati pubblicamente e senza uso della violenza.

L’arte e la cultura sono i mezzi principali per bloccare la presa della camorra tra i più giovani, ma, purtroppo, un ragazzo di una periferia napoletana, che vive in una famiglia disagiata alla quale deve dare il suo contributo economico, non ha né il tempo né l’opportunità di avvicinarsi alla cultura e all’arte. Cosa fare allora?

 Se lo Stato garantisse almeno a questo ragazzo un’educazione, prima di avviarsi al mondo del lavoro, sarà poi naturale che il giovane si avvicini al mondo dell’arte o della cultura, prima o poi. Credo che una delle cose a cui i giovani non debbano mai rinunciare è  anche la curiosità. Essa, nei giovani di periferia, in quelli emarginati, è una scintilla fondamentale che avvia di certo al successo e non alla rovina, se è stata anche indirizzata da una guida o da qualsiasi persona che in un determinato momento della  sua vita gli ha indicato la strada. In fondo, noi siamo  il risultato delle persone che incontriamo.

Per cui diventa  a mio avviso, più semplice, e non viceversa, per un ragazzo di periferia avere successo nella vita. Il suo senso di riscatto, la sua volontà di dimostrare al mondo che è stata immeritata la sua emarginazione dalla società, il suo vuoto di finto borghese che non gli appartiene, la curiosità di conoscere il mondo, l’educazione di base e l’ incontro con una persona illuminate fanno del suo disagio una grande forza, straordinariamente utile e necessaria nella  cultura e nell’arte. 

 “I sogni veri si realizzano con il duro lavoro e non con il sopruso”, recita una sua opera realizzata in collaborazione con la città di Pompei. Ma i ragazzi sono circondati da esempi secondo cui il trovare scorciatoie si presenterebbe l’unica speranza possibile per riuscire a realizzare i propri obiettivi…

 Certo, non è mai facile dover resistere a delle scorciatoie. Mi è capitato, nella ricerca di testimonianze per un testo fotografico che a breve pubblicherò, dal titolo ” La Malatolleranza, la felicità vince quando la  speranza e la coscienza smettono di essere latitanti”, di comprendere a pieno i sentimenti di persone che hanno scelto la malavita come professione. Il denominatore comune di queste persone era il fatto che se pur erano stati costretti ad avviarsi ad una vita simile, non avendo scelta e tempo da investire in altro, quello che incredibilmente mancava a tutti era la felicità.

E’ a questa e a tante altre emozioni  di questo tipo che l’ individuo prima o poi è chiamato a rispondere. La chiamata credo proprio che la coscienza la prepari. Per cui, chi lascia parlare prima nella vita il suo vero sentire, la scorciatoia gli serve soltanto quando gioca a nascondino, perché nella vita predilige il duro lavoro, che lo sfinisce, che è mal retribuito, che è poco gratificante, ma che quando  si addormenta la sera mette di buon umore tutti gli organi interni vicini all’anima. 

“A fine mese, quando ricevo lo stipendio faccio un esame di coscienza e chiedo se me lo sono guadagnato”, diceva Paolo Borsellino in una celebre frase ripresa da una sua opera. Crede che l’onestà del singolo in ogni minima cosa sia il primo passo per costruire un futuro libero dalla camorra?

 Assolutamente sì. Credo che la coscienza giochi un ruolo fondamentale nella nostra vita. Dobbiamo disabituarci a tenerla nascosta, a non lasciarla parlare. Se almeno avesse voce e potesse gridare la verità, la camorra come anche tanti piccoli soprusi quotidiani non avrebbero ragione di esistere, perché condannati da noi stessi in primis, prima di essere giudicati dagli altri. L’ esame di coscienza lo facciamo sempre discolpandoci del fatto che non avremmo potuto fare altrimenti, pur consapevoli di essere stati nello sbaglio. E questo avviene sempre perché la coscienza viene addormentata dalla mente, quando invece basterebbe spegnere la mente e agire di cuore, per il più delle volte, visto che la mente può trarre in inganno ma il cuore mai.

“Se sei neutrale di fronte all’ingiustizia, hai scelto di stare dalla parte dell’oppressore”, è il titolo di un suo banner, parole sacrosante, ma purtroppo si ha paura di opporsi all’oppressore anche perché ci si vede con le spalle scoperte qualora lo si faccia. Notizia di cronaca è, infatti, il caso di una donna uccisa per aver denunciato gli stupratori della figlia.

Certo lo Stato non tutela sempre chi si ribella al sopruso, ma dobbiamo comprendere che altre volte dobbiamo ribellarci anche dello Stato che non ci tutela abbastanza. Il caso della signora di Portici é l’ emblema di questa mancanza, ma non per questo dobbiamo subire doppio sopruso. La camorra come lo Stato fanno leggi quando noi ci giriamo continuamente dall’altra parte. Diventiamo bersaglio di entrambi quando siamo singoli o pochi cittadini, che per paura non gridiamo. Incominciamo a tutelarci insieme, a fare gruppo, a non isolarci, ad essere uniti contro il malaffare e la prepotenza, e sono certa che i nostri occhi non avranno più motivo di non guardare la verità, perché si sentiranno forti e in dovere di farlo.

Crede che lo Stato dedichi abbastanza attenzione ai problemi della Campania?

La politica mi sembra chiaro che utilizzi i problemi campani per avere consensi politici, più che per un’idea di riscatto sociale. Le emergenze campane, i problemi endemici, non vengono mai debellati, perché l’ interesse dello Stato é di dover giustificare spese mai registrate, amicizie pronte all’occorrenza o di avere una ferita sempre aperta,  in modo da poter sempre aver pronta la motivazione  dell’origine dell’infezione malata  e giustificare l’intera Italia. Ormai quando lo Stato poteva e doveva essere presente ha preferito non sporcarsi le mani, ed ecco che oggi si rispetta di più un camorrista di zona, che un questore di polizia, si preferisce annuire e non gridare, rubare e non guadagnarselo, boicottare e non testimoniare.

Come vede Napoli tra quarant’anni?

Credo che oggi sia necessario non tacere più, se vogliamo che in futuro i nostri figli, o i figli dei nostri figli, siano degnamente napoletani. La svolta dobbiamo necessariamente darla tutti insieme non uno si e l’ altro no. Le nuove generazione oggi si confrontano con il loro senso di impotenza, dovuto dal fatto che i loro genitori hanno chiuso gli occhi per decenni.

L’unico scenario possibile e giusto fra quarant’anni è di aver raggiunto una coscienza etica, talmente profonda da dover fermare sul nascere qualsiasi gesto apparente di sopruso. Solo allora potremmo crescere economicamente e culturalmente. Per giungere a questo, però, saranno necessari comunque dei martiri purtroppo; e forse oggi la paura di morire sembra essere ancora un limite in cui si preferisce vivere da morti,  rinunciando alla libertà, alla coscienza e alla felicità, senza considerare che la morte, arriverà comunque prima o poi.

Giulia Tesauro

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