AgCom e la riforma del diritto d’autore. Distruggere la libertà della rete in 5 semplici passaggi

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Nell’ultimo periodo non si è fatto altro che parlare nella blogosfera degli esperti del diritto d’autore, delle delibera 688/10/CONS che l’Autorità Garante delle Comunicazioni (AgCom) ha posto in consultazione pubblica dal 17 dicembre dello scorso anno. Una bozza di un regolamento che, proponendosi come lo strumento definitivo per contrastare la pirateria digitale, cela in seno un sistema di censura pervasivo, di ostacolo inammissibile alla conoscenza e alla cultura presente nel vasto mondo di internet.

In buona sostanza, il provvedimento proposto dall’AgCom introdurrebbe dei meccanismi che autorizzerebbero la stessa Autorità ad impedire – in maniera automatica e prescindendo dall’accertamento di qualsiasi requisito di colpevolezza -  l’accesso a siti internet, blog, testate online ed altre fonti di informazione posti fuori dall’ordinamento italiano, e ad eliminare i contenuti pubblicati sulla rete se sospettati di violazione  del diritto d’autore.

Qualche esempio per comprendere meglio il fenomeno: un sito che crea storie alternative con i personaggi della celebre saga tolkeniana “Il Signore degli Anelli”; un blog in cui si pubblica la canzone “Happy Birthday to you” (che, se la memoria non mi inganna, è di proprietà delle sorelle Patty e Mildred Hill) ed una riproduzione di un programma registrato presso le reti Mediaset. Ecco, in tutti e tre i casi citati, questi contenuti (realizzati ledendo il diritto d’autore) sarebbero stati sicuramente rimossi o, peggio ancora, l’intero sito sarebbe stato cancellato dal cyber-spazio.

Dunque, l’inopportunità, l’ingiustizia e l’inappropriatezza di questo documento risiederebbero nella compromissione della libertà di manifestazione del pensiero; si vanificherebbero tutti quei diritti al contraddittorio, alla privacy, ad un giusto processo e di difesa; un’Autorità amministrativa indipendente regolamenterebbe direttamente ambiti che la nostra Carta Costituzionale affida al potere legislativo e quello giudiziario, in palese contrasto con il quadro normativo nazionale ed europeo vigente.

Tuttavia, per dovizia di particolari, è opportuno analizzare, in maniera quanto più esaustiva possibile, le 5 fasi che compongono il procedimento inibitorio, così da comprendere i motivi della sua totale infondatezza.

Prima fase: “Segnalazione del titolare del diritto al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo”

Il titolare dei diritti su di un’opera protetta (un libro, un film o una canzone), così come tutti gli altri soggetti legittimati a disporne (quale la Società Italiana Autori ed Editori),  può trasmettere una richiesta al gestore del sito di rimozione di uno specifico contenuto in essi pubblicato, in quanto sospettato di contrastare con la disciplina del diritto d’autore. In caso di fondatezza dell’istanza, il gestore del sito può provvedere alla rimozione del materiale illecitamente pubblicato entro 48 ore dal ricevimento della richiesta.

Seconda fase: “Segnalazione all’autorità”

Decorso inutilmente detto termine, il titolare dei diritti sull’opera violata potrà adire l’AgCom per richiedere l’eliminazione del contenuto illecito dal sito ospitante.

Terza fase: “Verifica dell’Autorità in contraddittorio”

Una volta ricevuta la domanda, l’Autorità potrà procedere ad una breve verifica in contraddittorio con le parti (ossia l’autore dell’opera, il gestore del sito e – eventualmente – l’utente) della durata di 5 giorni, dando notizia dell’avvio al gestore del sito che ha posto in essere la violazione contestata delle norme in materia di diritto d’autore.

Quarta fase: “Adozione del provvedimento di ordine alla rimozione”

Se, all’esito del contraddittorio, l’AgCom dovesse ritenere violata la disciplina del diritto d’autore, ordinerà, senza alcun indugio, al gestore del sito o al fornitore del servizio media audiovisivo, di rimuovere immediatamente il singolo contenuto incriminato ovvero – nelle ipotesi in cui i server siano localizzati oltre i confini nazionali oppure l’unica finalità del sito sia quella di diffondere materiale protetto illegalmente   – l’oscuramento del sito web sul territorio italiano.

Quinta ed ultima fase: “Monitoraggio successivo del rispetto dell’ordine e applicazione di sanzioni in caso di reiterata inottemperanza”.

Naturalmente, l’Autorità monitorerà la successiva osservanza dell’ordine così deliberato. In caso di inottemperanza, l’ ordine sarà reiterato, con la specifica che in caso di una sua ulteriore inosservanza, verranno irrogate le sanzioni previste dalla legge.

 A fronte di un’approfondita analisi, dunque, le critiche da esporre sarebbero in effetti troppe, ma ci si limiterà in questa sede a soffermarsi su tre soli profili essenziali di valutazione: in primo luogo, si assisterebbe ad un vero e proprio tentativo di privatizzazione della Giustizia da parte dell’AgCom.  L’Autorità ha infatti ignorato che la legge, nazionale ed europea, riserva esclusivamente al Giudice penale le attività di inibizione e di rimozione dei file illecitamente pubblicati sul web. Peraltro, una regolamentazione di questo tenore, dati gli aspetti sensibili che tocca, dovrebbe essere portata in Parlamento, sede rappresentativa degli interessi dei singoli cittadini. Inoltre, la verifica in contraddittorio di soli 5 giorni, sicuramente non è qualificabile in termini di una “ragionevole durata”.  Al fine di giungere ad una decisione ponderata e giusta, alla base non dovrebbe esservi un procedimento“breve”, bensì puntale ed approfondito, per consentire di svolgere le necessarie consulenze tecniche e di approfondire le questioni giuridiche sottese alla controversia.

In ultimo ultimo – ma non sicuramente per importanza –  la palese minaccia al diritto all’informazione e all’accesso alla cultura attraverso l’utilizzo degli strumenti dell’inibizione e della rimozione. Internet è una fonte inesauribile di conoscenza e di creatività. Se da una parte può contare su infiniti portali di informazione quali siti specializzati, blog e canali di riproduzioni di video, strumenti di condivisione di file in rete, dall’altra rappresenta una vera fornace di contenuti originali creati dagli utenti, quali gli Anime Music Video (filmati amatoriali realizzati dalla combinazione di video tratti da cartoni animati giapponesi e brani musicali) o  i recenti machinima (film animati in tempo reale creati con il medesimo software usato per creare e utilizzare i videogiochi). La domanda nasce quindi spontanea: considerata l’importanza intrinseca del fenomeno “internet”, si reputa corretto eliminare un contenuto o un sito (ipotesi quest’ultima più frequente in quanto, è meglio sottolinearlo, la maggior parte dei siti italiani hanno i server ubicati all’estero) soltanto perché supposto di contrastare la disciplina del diritto d’autore?

Per fortuna, le reazioni, dovute e legittime, non hanno dovuto farsi attendere. L’associazione Agorà Digitale, che si occupa di tutelare le libertà digitali, assieme ad altri “moderni pirati dei Caraibi” (prendendo per un attimo in prestito le parole formulate dai consiglieri AgCom Martusciello e Mannoni, dirette a coloro i quali hanno criticato il loro provvedimento)  quali Adiconsum, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio e lo Studio Legale Sarzana & Associati,  ha riservato verso il regolamento proposto un atteggiamento di notevole perplessità, in relazione non solo al futuro dell’industria dei contenuti audiovisivi, ma soprattutto ai fini di un equilibrato sviluppo economico, sociale, tecnologico e culturale del nostro Bel Paese.

E questi “arruffapopolo “ lo hanno dimostrato in più di un’occasione. Recentemente, infatti, è stato pubblicato il libro bianco “Il diritto d’autore e diritti fondamentali nella rete internet”, un testo che riporta una realtà nettamente differente e realistica rispetto alla visione espressa dai fautori della linea censoria.

E giungiamo così “ai giorni nostri”. In seguito ad una ferrea convinzione del Presidente dell’Autorità Corrado Calabrò di approvare la suddetta delibera il giorno 6 luglio venturo, l’associazione Agorà Digitale lancia un appello alla mobilitazione della popolazione del web per fermare definitivamente la censura su internet e l’attacco alla libertà di informazione. In questi giorni si stanno raccogliendo articoli di protesta; video di denuncia; slogan; firme di petizioni contro la delibera, previste dalle campagne “sitononraggiungibile” e “AgCom: non censurare internet!”: tutti contributi essenziali che verranno fatti valere nella giornata di domani davanti alla sede dell’AgCom da parte non solo delle associazioni promotrici, ma da ogni singolo cittadino indignato dal provvedimento dell’Autorità e che deciderà di sostenerle (anche fisicamente).

E adesso, che sei stato debitamente informato del prossimo bavaglio progettato per la rete internet e che, aderendo all’iniziativa di cui sopra, potresti essere sicuramente un elemento fondamentale per contrastare definitivamente l’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio, da uno a dieci, quanto sei disposto a farmarli?

 

Fabrizio Ventriglia

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