Piemonte, tra condanne e firme false a rischio la giunta Cota

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Continuano i giorni di passione per la giunta regionale piemontese guidata da Roberto Cota. Dopo l’arresto e le conseguenti dimissioni dell’assessore alla Sanità Caterina Ferrero coinvolta nelle indagini sulle malversazioni nel settore di sua competenza, ora tornano seri dubbi sulla legittimità dell’intera giunta.

Giovedì 30 giugno a Torino il consigliere regionale Michele Giovine è stato condannato a 2 anni e 8 mesi e all’interdizione di 2 anni dai pubblici uffici per avere raccolto firme false con lo scopo di presentare la lista da lui guidata “Pensionati per Cota” alle elezioni regionali dello scorso anno.

Insieme a Giovine è stato condannato per lo stesso reato anche il padre Carlo (2 anni e 2 mesi e 1 anno e 6 mesi di interdizione dai pubblici uffici). I Giovine sono stati riconosciuti colpevoli di avere violato una legge elettorale regionale pure molto favorevole ai consiglieri in carica come era Michele nel precedente consiglio regionale. Essi infatti  non sono obbligati a raccogliere le firme dei cittadini, ma semplicemente devono autenticare quelle dei candidati davanti a un notaio o a un pubblico ufficiale. E i Giovine sono entrambi consiglieri comunali: Michele a Gurro (Verbania) mentre Carlo a Miasino (Novara). Ma le 17 firme presentate a sostegno della lista “Pensionati per Cota” sono state riconosciute come non appartenenti ai candidati; e inoltre il 25 febbraio 2010, giorno in cui risultava avvenuta l’autenticazione, i Giovine erano assenti dai comuni di cui sono consiglieri. Dall’analisi del traffico telefonico quel giorno Michele risultava essere stato a Torino e il padre in giro per il Piemonte. Un modo di procedere che nella sua requisitoria il pubblico ministero Patrizia Caputo ha definito “un fatto estremamente grave perché è lo sfregio più totale di ogni forma di legalità”.

Inoltre molti testimoni, tra i quali 5 candidati che hanno dichiarato di non avere neanche apposto la loro firma sotto il modulo di accettazione, hanno raccontato di essere stati contattati prima delle udienze e istruiti sulla versione da fornire. Michele Giovine era già stato accusato nel 2005 di avere presentato firme false per concorrere a una competizione elettorale, ma era uscito da un processo grazie ad un’oblazione permessa da una legge poi riconosciuta come incostituzionale dalla Consulta. Paolo Davico Bonino, avvocato della candidata sconfitta alle ultime elezioni regionali Piemontesi Mercedes Bresso (parte civile insieme alle liste dei Verdi e dei “Pensionati e invalidi”) ha ricordato nella sua arringa che senza i voti della lista Giovine (15765) Bresso non avrebbe perso per 9732 voti contro Cota.

Il presidente del Piemonte non mostra di essere preoccupato: “Io mi occupo di fare il presidente della Regione e i voti che i piemontesi mi hanno dato sono veri e validi. Il meccanismo elettorale, tra l’altro, sgombra il campo da ogni dubbio. I problemi legati alle autentiche delle firme di una singola lista non mi  riguardano”.

Bresso aveva presentato denuncia di irregolarità nei confronti di altre tre liste che avevano appoggiato il suo avversario alle elezioni: “Al Centro con Scanderebech”, “Verdi verdi” e “Consumatori per Cota”. Dopo una sentenza favorevole del Tar Piemonte, era cominciato il riconteggio dei voti delle liste ritenute irregolari, ma il 20 ottobre 2010 il Consiglio di Stato aveva invece dato ragione al ricorso presentato da Cota, bloccando così il riconteggio. Il prossimo 6 ottobre è previsto che la Corte Costituzionale dovrebbe decidere se i giudici amministrativi abbiano competenza sugli esiti elettorali. In caso di risposta affermativa, una volta acquisiti gli atti del processo penale, il Tar potrebbe decidere se invalidare le elezioni, assegnare la vittoria a Bresso o far tornare il Piemonte alle urne.

Michele Cascioli

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