Nuovo blackout Aruba, ora tutti in vacanza sull’isola felice

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Dopo l’incendio dello scorso 29 aprile alla webfarm di Arezzo, Aruba è andato ancora in tilt. Dalla mattinata di ieri, le 11 e 30 circa, numerosissimi siti Internet collegati con la webfarm 1 (la stessa oggetto dell’incendio di aprile) hanno smesso di funzionare, insieme con le relative caselle di posta. Una nuova “tabula rasa” sul web italiano e internazionale, visto il grandissimo bacino d’utenza dell’azienda aretina. Si tratta del principale provider italiano, ma accorgersene ogni volta in occasione di guasti di simile portata non è certo una cosa piacevole.

Ma andiamo con ordine. Ieri mattina d’improvviso migliaia di siti internet risultano inaccessibili. Niente più frontend nè backend per tutti, niente caselle di posta, comprese le costose PEC, e disfunzioni varie soprattutto per gli upload e la gestione delle directory per numerosi altri siti rimasti tuttavia raggiungibili da parte degli utenti e dei visitatori. La battaglia alle informazioni per capirci qualosa si sposta subito su Twitter. In occasione dell’incendio di aprile, infatti, il social network delle 140 battute era stato la piazza privilegiata dagli utenti colpiti dal guasto per sfogare la propria rabbia e incomprensione ma soprattutto per capirci di più. E quel 29 aprile è stata infatti la data di apertura (in maniera un po’ goffa viste le circostanze) dell’account Twitter ufficiale di Aruba, che prima stranamente non aveva mai pensato di usarne uno. E proprio sul filo di quel canale l’azienda aveva tenuto aggiornati gli utenti quasi ogni ora con nuovi twitt sull’andamento della situazione e sul ripristino dei siti “sospesi”.

Questa volta Aruba ha pensato male di non comunicare nulla: niente twitt, niente email ai clienti, niente comunicati stampa ufficiali, niente di niente. Una situazione del genere è il colmo per un’azienda che fornisce servizi di posta elettronica certificata, hosting e ora anche sms via web. Non saper utilizzare nessuno dei possibili canali di comunicazione  in caso di una simile emergenza denota un problema di fondo. Come ha scritto infatti, durante il black-out, il sito WebNews, “il silenzio che ha seguito il black-out dei server Aruba è ben più grave del black-out stesso. Il silenzio non è assenza di comunicazione, ma è invece comunicazione di per sé. Comunica però esattamente il messaggio che l’azienda non dovrebbe far trapelare: disorganizzazione, inadeguatezza, sorpresa. Di fronte all’intoppo improvviso è caduta una scure che ha strappato ogni legame con i clienti e tutto ciò proprio nel momento in cui i clienti hanno fatto appello a questo legame per capire come uscire al meglio dalla situazione”.

E dopo ore di questo silenzio, intorno alle 22 di ieri finalmente l’azienda è uscita allo scoperto, a cose ormai fatte. Comunicato ufficiale, informazioni sul sito di Aruba e, incredibile ma vero, anche un twitt. Il “guaio” è stato causato da un guasto all’impianto elettrico che ha provocato un’interruzione di corrente. In sostanza un guasto del tutto simile a quello causato dall’incendio di aprile, e guarda caso la storia si è ripetuta all’interno della stessa webfarm, dello stesso capannone e sullo stesso impianto elettrico. Forse qualcosa di più per evitare questo ulteriore guasto si poteva fare… Ma se non altro qualcosa di più si farà: come riporta sempre il sito WebNews, “importanti novità sono in arrivo entro pochi mesi al fine di rendere la Webfarm 1, quella coinvolta dal black-out di ieri, più sicura ed efficiente: i lavori per il raddoppio degli impianti sembrano destinati ad essere ultimati a breve, garantendo dunque maggiore ridondanza e spianando la strada ad ulteriori opere di manutenzione previste per il mese di settembre, durante il quale gli addetti ai lavori provvederanno all’aggiornamento del power center”.

Ma ormai la storia si è già conclusa: gli utenti (che, è bene specificarlo, sono tutti “clienti” in quanto paganti) hanno dovuto fronteggiare tutte le conseguenze immediate di un crash down dei rispettivi siti internet e servizi collegati, e chissà quanti di loro (di noi, visto che anche Caffè News è ospitato da Aruba) avevano in programma aggiornamenti importanti, contenuti speciali da diffondere, appuntamenti già programmati e soldi da incassare da pubblicità o altro. Un danno complessivamente non calcolabile, ma l’Adoc ha attivato il suo pool di legali per valutare la possibilità di un risarcimento per gli utenti.

E nel day after c’è forse spazio per la giusta ironia sul danno e sulla beffa. Twitter ancora una volta si è dimostrato il palcoscenico ideale per parlare del problema grazie alla tracciabilità dei twitt offerta dagli hashtag. Ancora adesso, a 24 dall’evento, il trend #aruba è tra i più forti. “E solo alle 22 di ieri sera quelli di #aruba si sono degnati di dire cos’è successo… dopo 10 ore dall’accaduto!”, scrive giuggiola_fra. “#aruba oggi perdete ogni speranza o voi che entrate…” avvertiva “dantescamente” ieri pomeriggio imago_mundi. Che due ore prima si domandava: “Non sarà che in manovra c’era qualche taglio anche per #aruba???”. “Caro nipote, tuo nonno trent’anni fa aveva un bel sito poi, un venerdì di Luglio, #aruba andò giù e da allora non se ne seppe più nulla”, ironizzava Null_404 a black-out ancora in corso. “Ma il sito di http://www.aruba.it/ sarà in host da godaddy?! Quelli dei clienti non vanno, ma il loro sì”, lamentava ieri MattiaBallan. E poi una sfilza di commenti ironici e sarcastici: “Ma lo spot di #Aruba non diceva ‘ci prendiamo cura dei vostri server’? Dunque è vero che la pubblicità fornisce notizie false e tendenziose”, “Sento ancora tanti fantomatici ‘esperti del settore’, che lavorano per rispettabili aziende, dire che #aruba offre un buon servizio. Godo”, “#ilsilenziodiaruba comincia ad essere davvero inquietante. Qualcuno è dalle parti di Arezzo per verificare che esista ancora la sede?”, “Certe cose vanno proprio #aruba. O, come direbbe un mio amico, ‘vai a rubbbare, che é meglio’”, “La prossima volta che passa in tivù lo spot di #aruba lancio una scarpa!”, “Siamo proprio certi che #Agcom e #Aruba non siano sulla stessa isola?”, “E dopo l’incendio, ora #aruba è down per l’invasione delle rane, per la grandine o per la morte dei primogeniti maschi?”, “Scilipoti amministra i server di #aruba”, “L’isola felice di #Aruba in realtà è l’isola di Lost”.

E proprio a proposito di isola felice e spot di Aruba in TV, utenti e clienti di Aruba state tranquilli! Al prossimo guasto di questa portata come risarcimento danni spetta ad ognuno di noi una bella vacanza sull’isola felice…

Simone Aversano

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