Thyssen Torino, colpevoli ma risarcimenti in ritardo

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Soddisfazioni morali ma non pecuniarie per gli ex operai della Thyssen Krupp di Torino.

Lo scorso 15 novembre sono state rese pubbliche le

motivazioni della sentenza, con la quale ad aprile la Corte di Assise di Torino aveva condannato a 16 anni e 6 mesi l’Amministratore Delegato dell’acciaieria tedesca, Harald  Espenhahn (pene minori ad altri cinque dirigenti), per l’incendio che nel dicembre 2007 aveva provocato la morte di sette operai della fabbrica torinese. I giudici hanno riconosciuto che l’amministratore delegato, in previsione del trasferimento della linea 5 da Torino a Terni, aveva “azzerato” tutti gli investimenti per la sicurezza dell’impianto. “Il quadro complessivo – si legge nelle motivazioni lunghe cinquecento pagine – induce la Corte a ritenere che certamente Espenhahn, così come contestato, si fosse “rappresentato” la concreta possibilità, la probabilità del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla linea 5 di Torino; e che, altrettanto certamente, omettendo qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ in tutto lo stabilimento sia sulla linea 5 che nella zona di entrata della linea 5, ne avesse effettivamente accettato il rischio”. L’Amministratore Delegato, riconosciuto come “persona preparata, autorevole, determinata, competente, scrupolosa”, era perfettamente consapevole del procedimento impiegato per la fabbricazione dell’acciaio e dei relativi rischi che correvano gli operai che lavoravano su quella linea di produzione. Nonostante quella stessa area fosse già stata colpita nei mesi precedenti da altri incendi per fortuna senza gravi danni, il milione di euro di investimento necessario per la realizzazione di un impianto automatico per lo spegnimento del fuoco venne posticipato alla chiusura dell’impianto torinese e al trasferimento della linea 5. Questa scelta, “razionale dal punto di vista economico, nell’interesse dell’azienda,” si rivelava sciagurata facendo continuare fino alla chiusura la produzione “in quelle condizioni di completo azzeramento delle condizioni minime di sicurezza”. La corte ha riconosciuto a Espenhahn la pena minima per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale (per avere accettato il rischio di incidenti sul lavoro con piena consapevolezza, anche se sperando che agli operai non accadesse nulla di male) per non avere negato la sua responsabilità nel mancato intervento per la sicurezza della fabbrica di Torino e per avere accordato risarcimenti alle famiglie degli operai morti.

La sentenza aveva riconosciuto anche un risarcimento per gli ex operai della Thyssen di Torino, costituitisi parte civile (in particolare a cinque operai che prestarono i primi soccorsi ai colleghi rimasti ustionati è stato riconosciuto il “danno non patrimoniale, costituito dal danno morale e dal danno alla salute da loro lamentato e di cui chiedono il ristoro economico”) che a tutt’oggi lamentano però di non avere ancora ricevuto i pagamenti, divenuti obbligatori con la pubblicazione della sentenza. Antonio Boccuzzi, unico sopravissuto all’incendio e attualmente deputato del Partito Democratico, giudica questo atteggiamento una conferma “dello stile Thyssen: anche dopo la sentenza, Torino resta l’ultimo dei pensieri e dei doveri”. Il deputato sottolinea l’urgenza dei pagamenti ricordando che gli ex colleghi sono ancora oggi senza lavoro. I legali degli imputati condannati hanno risposto che è in corso una trattativa con tutte le controparti, poiché è stata deciso di pagare allo stesso tempo tutte le parti civili. Si prevede di sbloccare la situazione nei prossimi giorni.

Michele Cascioli

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