L’evasione fiscale che unisce l’Italia
Tostato da Giulia Tesauro
“Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani”, scriveva (forse) Massimo D’Azeglio. C’è però un’altra frase, di attribuzione tutt’altro che dubbia, a differenza della precedente, che si può leggere nell’Epistolario del patriota piemontese: “In tutti i modi la fusione coi Napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso!”.
Le premesse quindi non erano certo delle migliori, ma, si sa, sono passati centocinquant’anni. E dopo tutto questo tempo insieme, dopo sbandieramenti di tricolori e gran dispiegarsi di dichiarazioni, manifestazioni, celebrazioni, e quanto altro termina con “oni” per festeggiare i centocinquanta compleanni dell’unificazione della nostra nazione, noi abitanti dello stivale siamo diventati italiani, abbiamo trovato un elemento che ci accomuna più di pizza, spaghetti e partite di calcio. Lo show di Fiorello su Rai Uno?
No, l’evasione fiscale. Il blitz di pochi giorni fa a Cortina ha scoperto 133 auto di lusso di cui 42 appartengono a gente che ha dichiarato solo 30000 euro nel 2009 e nel 2010, altre 16 risultano avere come proprietari persone che hanno dichiarato 50000 euro lordi negli stessi anni fiscali citati; ancora, delle ultime 118, 19 risultano essere di proprietà di società che anno dichiarato bilanci in perdita, altre 37 di società che hanno documentato al
fisco meno di 50000 euro lordi negli ultimi due anni fiscali. Ma invece degli applausi per questa linea di duro contrasto all’evasione intrapresa dal governo Monti, arrivano le critiche.
Il leghista Luca Zaia, governatore del Veneto, va all’attacco: “Io sono per fare controlli severi affinché tutti paghino le tasse ma il fisco, con i mezzi a disposizione oggi, non ha bisogno di andare a Cortina per trovare i proprietari dei Suv, perché li conosce già e ulteriori controlli possono essere fatti negli uffici”. E ancora: “Ora mi aspetto operazioni simili nel Sud, dove si toccano punte del 60 per cento di evasione fiscale”. Contrattacca Salvo Fleres, senatore di Grande Sud :“Stupidaggini, Zaia non sa leggere i dati ufficiali. La percentuale più alta di evasione è proprio al Nord, al 60 per cento. Al Sud siamo al 20 per cento, la percentuale più bassa del Paese. L’ex ministro non dovrebbe chiedere pari trattamento, cosa naturale, ma dovrebbe domandare ai suoi concittadini di pagare le tasse”. Si vanno quindi a ripescare dati di uno studio SVIMEZ, associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno, che mostrano il Veneto in testa alla classifica delle regioni che evadono di più, con una quota di reddito evasa pari al 18% al Sud e al 19% al Centro-Nord. Di contro, invece, ci si appella ad alcuni numeri del database del fisco che vogliono Milano, Genova, Torino, Lecco, Cremona e Roma come le province più virtuose e attribuiscono a Caserta, Salerno, Reggio Calabria e Messina la fascia nera dell’evasione. Tra i numeri ci si perde e ci si ritrova con un gran mal di testa. Quello che appare chiaro è che l’abitudine di evadere il fisco è il vero collante di nord e sud, altro che D’Azeglio, altro che Fiorello.
Eppure gli Italiani uniti non ci stanno proprio bene. E allora si passano da un appennino all’altro la patata bollente. Ci si mette pure lo spot antievasione realizzato dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero del Tesoro, trasmesso su tutte le emittenti televisive, che appella un evasore fiscale come “parassita della società”, e che è stato al centro delle polemiche sollevate dalla senatrice Adriana Poli Bortone, cofondatrice di Grande Sud, che sulla questione ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio, definendo lo spot “assolutamente offensivo nei riguardi dei meridionali perché il ‘parassita’ viene identificato con i tratti somatici tipicamente del Sud”. Ma il parassita non conosce geografia né estrazione sociale. Può avere occhi neri, capelli scuri e carnagione olivastra, o pelle chiara e cromosomi longobardi, può parlare in dialetto siciliano o veneto, può essere un industriale, con macchina di lusso e conti in Lussemburgo, o può essere il negoziante sotto casa che al momento di battere lo scontrino ti chiede se può “fare di meno”. E’ proprio per il coinvolgimento dell’intera società, per il non essere un fenomeno relegato a una determinata area, che l’evasione può davvero unire nord e sud. O meglio, l’anti-evasione. Senza scaricare responsabilità, senza attacchi inutili, senza lotte fratricide, appoggiando in pieno l’azione di contrasto verso coloro che “mettono le mani in tasca agli Italiani”.














