L’Italia sotto scacco

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italia e piovraCiò che mi accingo a scrivere per molti non è una notizia, per me è la notizia, è la realtà più triste da vivere e rilevare da una ragazza poco più che ventenne: l’Italia è sotto scacco mafioso oggi più che mai.

Davanti a decenni di “silenzio”mafioso, ad una parte del Parlamento che appoggia la Camorra, ancora davanti alle cinque mafie che hanno capito su che punti e come allearsi, che si spartiscono il territorio nazionale, ad una città come Roma assoggettata ad un periodo di “assestamento” criminale, perché signori dove avvengono omicidi ogni giorno significa che dei poteri criminali sono in conflitto per spartirsi il territorio, dobbiamo seriamente smettere di alzare cartelloni al vento, di inveire contro i politici che noi abbiamo votato ed è dunque nostra ogni responsabilità, alziamo, invece, la voce, gridiamo alla criminalità un sonoro: BASTA. Abbiamo permesso con il nostro comportamento che si instaurasse un potere criminale oggi diverso rispetto a qualche decennio fa. Le mafie non sono più tali, vanno chiamate al singolare: “Mafia”; come se si fosse passati da quelle che erano le commissioni regionali o cupole, a quella che è una cupola nazionale non ancore meglio identificata.

Oggi, in Italia, non si muove “polvere” che la mafia non voglia. Allora spiegatemi perché c’è un aumento esponenziale della droga in tutto il territorio nazionale, non culliamoci sulla convinzione che sia tutta colpa di trafficanti di droga di nazionalità diverse da quella italiana, apriamo gli occhi, la mafia è dovunque ci sono miliardi, ed il traffico di droga è forse uno dei mercati criminali più fiorenti da questo punto di vista. C’è qualcuno che sostiene non sia possibile che la mafia controlli ogni singola entrata della droga in Italia, eppure vi dico che non è così, se ci sono gruppi di diverse nazionalità che spacciano droga è solo perché la mafia gli ha permesso di farlo, ma si parla comunque sempre di uno 0,1% del mercato nazionale. Ecco che si sentono altre voci, che affermano sia cruciale legalizzare la droga per eliminare il problema della mafia sul controllo del mercato, ma davvero si crede che legalizzare la droga possa essere un mezzo idoneo, utile alla giustizia? Secondo la mia personale visione dico di no, allo stato di cose attuali la mafia non ha problemi a controllare i mercati legali, non vedo quindi perché dovrebbe avere problemi a continuare il suo controllo incontrastato sulla droga.

Da decenni comanda sugli appalti più fiorenti, davanti alle stesse catastrofi naturali che hanno colpito il nostro Paese la mafia ha avuto di che godere, davanti agli scandali del calcio, al lavoro nero, al controllo delle attività economiche, dai singoli negozi alle più grandi imprese, ottiene il suo tornaconto. Inizia dai piccoli negozianti con il pretendere il pizzo, sino alle più alte tecniche di finanza globale dove acquista, riciclando denaro sporco, le azioni delle più importanti S.p.A. Ancora vi dico che i boss non sono mai stati semplici contadini o commercianti, sono persone di alto lignaggio intellettuale, sono uomini estremamente ponderati che investono dove sanno di avere maggiori coperture e maggiori guadagni, oggi molti mafiosi si laureano in Giurisprudenza, indovinate perché?

Il mafioso non uccide se non obbligato a farlo. La mafia è ben nascosta in ogni Regione d’Italia, se noi non ci rendiamo conto di questo è solo forse perché non sentiamo di omicidi eclatanti. Se negli anni 80-90 l’Italia si svegliò dal torpore in cui era caduta fu solo perché i Corleonesi fecero qualcosa di nuovo, davanti ad un gruppo di uomini giusti incorruttibili, dunque difficili da fermare, furono costretti a farli saltare in aria. Ecco che l’Italia inizia ad indignarsi eppure continua a restare in un 50% di perdurante apatia, del “credo e non credo”. Solo dopo la morte di Giovanni Falcone prima e subito dopo del collega e amico Paolo Borsellino, l’Italia si sdegna, inizia a nascere il movimento culturale dell’antimafia, la società piange e si dispera davanti alle parole della vedova Schifani: “Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, e non, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. IO VI PERDONO, PERÒ VI DOVETE METTERE IN GINOCCHIO SE AVETE IL CORAGGIO DÌ CAMBIARE. Loro non cambiano.. Di cambiare.. Loro non cambiano.. Loro non vogliono cambiare.”. Parole che il pianto, dell’ormai vedova Schifani, attenua il tono della voce, eppure che rimbombano come delle urla nella cerimonia funebre.

Dunque il mafioso non è il killer spietato che prova piacere nell’uccidere gli altri, se non forse in singoli casi come per esempio il killer di Cosa Nostra “Scarpuzzedda” ovvero Giuseppe Greco. Quando il mafioso uccide è per un serio motivo, ovviamente per noi civili queste cose sono aberranti ma provate a vederle sotto l’ottica mafiosa, provate a seguire il mio ragionamento tenendo conto di questa frase di Giovanni Falcone: “Impariamo a riflettere in modo sereno e “laico” sui metodi di Cosa Nostra”; provate ad estendere questo ragionamento anche alla Camorra, alla Sacra Corona Unita, alla ‘Ndrangheta ed alla così detta Quinta mafia. Se il mafioso uccide è perché ha ricevuto l’ordine di farlo e non potendosi tirare indietro, lo fa con assoluta professionalità. Solitamente noi non veniamo a conoscenza di quante persone muoiono ogni mese, tutto perché se il mafioso uccide ma non ha bisogno di dare segnali particolari, lo fa in modo “pulito”. Quando, infatti, l’opinione pubblica viene a sapere che una persona è stata ritrovata morta, magari in una posizione strana o macabra non è per dire a noi: questo è un omicidio di mafia, ma per mandare un preciso messaggio alle altre famiglie mafiose. Quando invece gli omicidi si susseguono nel giro di poco tempo siamo davanti ad una guerra di mafia e quando, al contrario, tutto tace significa che la mafia è più potente che mai, proprio come oggi.

Un esempio al mio ragionamento è stata la notizia data da alcuni pentiti sulla morte della collaboratrice di giustizia  Lea Garofalo, fu, infatti, uccisa e sciolta in 50 litri di acido nel Novembre 2009. Questa venne uccisa perché scomoda e fatta sciogliere nell’acido, forse per non lasciare tracce. Elementi questi che vennero alla luce solo durante il processo al convivente della vittima: Carlo Cosco,  affiliato alla ‘ndrangheta, e sui traffici di quest’ultima nel milanese. In quella vicenda, secondo il puro stile mafioso ecco che non poté mancare la diffamazione, infatti, iniziò a girare la voce che in realtà Lea Garofalo fosse partita per l’Australia. L’omicidio Garofalo è oggi al vaglio degli inquirenti ed un processo è in corso, l’ultima udienza si è tenuta questo 10 gennaio, lasciamo dunque lavorare le istituzioni preposte al compito di scoprire la verità.

Altro aspetto ponderante della cultura mafiosa: la diffamazione. Come avvenne per Peppino Impastato, il quale venne ucciso per il coraggio dimostrato nell’opporsi, all’allora, uomo d’onore di Cinisi Tano Badalamenti. Peppino fu fatto saltare in aria sulle rotaie della stazione ferroviaria, presentandolo come un kamikaze d’altri tempi, un suicida. Ma davvero un uomo che vuole uccidersi si fa saltare in aria? Tra l’altro poco prima avrebbe dovuto sbattersi la testa su un sasso, veramente strano, eppure la mafia riuscì per un certo tempo a farlo passare come un suicidio, per tutti, ovviamente non per chi gli stava vicino, ad iniziare dal suo amico Salvo Vitale, dai ragazzi di Radio Aut fino ai ragazzi che si riversarono per le strade di Cinisi il giorno del suo funerale, per affermare che la sua forza sarebbe continuata nel ricordo di chi seguiva la sua Radio Aut, il suo “racconto” Mafiopoli.

Altra diffamazione e omertà in casi più recenti, quelli degli omicidi di Attilio Manca (del quale il processo per l’accertamento della verità è ancora in corso), Nino Agostino e la moglie Ida Castellucci (sulle loro morti oggi vige il Segreto di Stato, o meglio il vergognoso segreto di stato).

Attilio Manca, dottore in Urologia, fu ritrovato morto nella sua casa di Viterbo il 12 febbraio 2004.  Inizialmente si sostenne che si era suicidato con un’overdose, peccato che diverse cose non coincidevano sin dall’inizio: il buco della siringa nel braccio sinistro quando questo era mancino dunque il buco sarebbe dovuto essere sul braccio destro, ed ancora il fatto che fosse pieno di escoriazioni e lividi, un po’ strano per un suicida, inoltre perché uccidersi con una carriera avviata ed una vita serena? La realtà che sta emergendo e che la famiglia di Attilio ha sempre sostenuto, è che questo fu costretto ad operare l’allora boss in contumacia Binnu u’ Tratturi, ovvero Bernardo Provenzano, il quale si era presentato con un’identità falsa ma che venne probabilmente riconosciuto dal ragazzo che quindi doveva morire, almeno pare sia questa la realtà dei fatti, lasciamo comunque fare il giusto corso alla Giustizia.

Nino Agostino e Ida Castellucci furono invece uccisi davanti alla casa dei genitori di Nino il 5 agosto 1989. Ida era incinta di cinque mesi fu dunque un triplice omicidio. Nino, è doveroso precisarlo, fu un poliziotto, nonché agente dei servizi segreti italiani. Su questi omicidi vige, come ho precisato, il segreto di Stato, ed oggi i familiari di Nino e Ida lottano perché il segreto di Stato cessi di nascondere la verità sulla morte prematura dei propri cari. Hanno dato vita ad una petizione per richiedere tramite l’appoggio di chiunque voglia donare la propria firma, che la verità venga svelata. Il padre di Nino ha fatto una promessa simbolica: non taglierà la barba finché potranno conoscere perché il figlio, la nuora ed il nipotino vennero barbaramente uccisi con dei colpi d’arma da fuoco. Per ricordare Attilio, Nino ed Ida, si terrà a Bergamo il 16 febbraio 2012 dalle ore 21:00 un evento organizzato dal movimento “Agende Rosse”, “Libera Bergamo” e “Libera Val Camonica”. Vi invito ad essere presenti numerosi, perché la memoria è l’arma più forte delle menti giuste.

Giovanni, Paolo, Natale Mondo e tutti i morti ammazzati dalla mafia sono stati realtà, noi dobbiamo dunque oggi, fare della nostra voce il loro ricordo.

 

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