Usa, no a class action! Vittime Concordia meritano trattamento individuale
Tostato da Redazione
Lo Studio Legale che ha ottenuto il risarcimento per le vittime del Cermis: “Servono nuove norme per navi da crociera, ogni giorno migliaia di persone a rischio vita”
Lo Studio Legale statunitense Arthur Eaves ha assunto la rappresentanza di passeggeri e famiglie delle vittime della nave da crociera Costa Concordia che il 13 gennaio 2012 stava trasportando più di 4.200 persone quando si è incagliata sulla costa toscana nei pressi dell’isola del Giglio. Come noto, ad oggi le vittime dell’incidente sono 16, mentre circa 24 altre persone risultano ancora disperse.
“Quando avviene una tragedia come quella accaduta sulla Costa Concordia i nostri clienti, che provengono da Paesi diversi, si aspettano che noi li rappresentiamo come individui. La nostra esperienza ci dice, infatti, che il modo migliore per aiutarli consiste nell’esporre le loro rivendicazioni in quanto persone invece di depositare una class action nella quale tutti finiscono per essere trattati allo stesso modo: ogni persona, infatti, ha subito un suo proprio personalissimo danno e merita pertanto un trattamento a livello individuale”, ha dichiarato l’avvocato Arthur John Eaves Jr. che ha rappresentato in cause analoghe clienti negli Stati Uniti e in altri Paesi come Italia, Inghilterra, Canada, Germania, Ucraina, Messico, Thailandia, Venezuela, Colombia e Repubblica Dominicana.
“Questa controversia verte anche su come migliorare le norme già esistenti e svilupparne di nuove. Nello specifico, abbiamo bisogno di una migliore applicazione della Convenzione sulla salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS), oppure di una sua profonda modifica. E’ ormai tempo di dar vita a un nuovo corpo di norme sulle navi da crociera, viste le decine di migliaia di passeggeri che mettono a rischio la vita ogni giorno”.
“Il Capitano della Concordia avrebbe detto al giudice che la scatola nera – recuperata dai sommozzatori – si era rotta due settimane prima dell’incidente. Questo può significare che ci sono stati molti sistemi che non hanno funzionato, sistemi che avrebbero potuto anche evitare l’incidente. C’è sicuramente un urgente bisogno di una migliore supervisione o di controlli aggiuntivi. Occorre una legislazione a livello internazionale, e sicuramente negli Stati Uniti, che elimini la limitazione di responsabilità per i passeggeri delle navi da crociera contenuta nei loro biglietti, così come altre irragionevoli restrizioni dei loro diritti legali. Infatti, tale limitazione unilaterale e ingiustificabile inclusa nei biglietti serve solo a incoraggiare attività pericolose e ad aumentare i profitti, a rischio della vita umana. Come minimo, occorre perfezionare la legislazione americana che disciplina le società e le operazioni delle loro controllate nel settore della navigazione in mare, e ciò assume particolare rilevanza in quanto la proprietà di Costa Crociere è in capo al gruppo statunitense Carnival Corporation”.














