Indignazione italiana, lettera aperta ad Agnese Borsellino

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Il 19 luglio 1992 alle ore 16 e 58 una tremenda deflagrazione uccide il Giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Sembra che in questo momento l’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra e i servizi deviati dello Stato abbiano avuto la meglio: ma non è così, signora Agnese. Noi giovani portiamo avanti la memoria e le  idee di suo marito.

Nell’ultima lettera che scrisse  la mattina di quella tragica domenica, sapendo benissimo che sarebbe morto, disse di essere  ottimista e più precisamente:

“E sono ottimista, poiché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.”

Signora Agnese, è da questa frase che noi giovani dobbiamo partire per combattere qualsiasi tipo di mafia!

In questi anni lei e la sua famiglia avete mantenuto il più grande riserbo, ma allo stesso tempo avete cercato di far affiorare quella verità che ancora oggi è celata dietro omertà, silenzio e depistaggi.

Io all’epoca della morte di suo marito avevo 14 anni ed ero troppo giovane per capire quello che stava accadendo, ma con il passare degli anni ho aperto gli occhi sulla strage di via Mariano D’amelio, su come il nostro Stato, per coprire la trattativa con Cosa Nostra, volle eliminare un GIUDICE completamente devoto al suo lavoro e al nostro paese.

E’ compito di noi giovani far sì che l’operato di suo marito non sia stato vano opponendoci all’omertà disgustosa che come una cappa staziona sul nostro Stato.

Signora Agnese, siamo tutti con lei e con la sua famiglia per la ricerca della verità.

 

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