Wolfgang Achtner a Caffè News, al Tg1 sono dalla mia parte
Tostato da Gaia Bozza
Wolfgang Achtner è un videogiornalista freelance. Ha collaborato per molti anni con la Abc, la Cnn, Press Tv, The Independent. E’ stato un pioniere del videogiornalismo, negli anni Ottanta. Ha pubblicato libri sul penoso stato in cui versa l’informazione italiana, insegna nelle università. Da quarant’anni vive in Italia e, nonostante sia un giornalista noto e stimato, non è mai stato direttore di un telegiornale italiano.
Augusto Minzolini è un giornalista che ha fatto carriera in importanti testate italiane e ha acquisito, nel tempo, una grande familiarità con il tessuto politico italiano. Tanto che, negli anni Novanta, nacque il termine “minzolinismo”, che entrò a far parte dell’ Annale del lessico contemporaneo italiano, manuale base per gli aggiornamenti dei dizionari. Questa la definizione: “Forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle affermazioni raccolte”. Minzolini, al contrario di Achtner, ha diretto il Tg1 dal 2009 al 2011: una direzione molto contestata e in alcune circostanze condannata anche dall’Agcom, segnata dalla rimozione di un nutrito gruppo di giornalisti e da una scelta delle notizie spesso definita faziosa, orientata a favore del governo guidato da Silvio Berlusconi. Gli ascolti, soprattutto negli ultimi tempi, erano in caduta libera. A dicembre del 2011 Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio per peculato, nello stesso mese il cda della Rai lo ha rimosso dalla direzione del telegiornale.
Achtner si è autocandidato alla direzione del Tg1 nel dopo-Minzolini. Il suo gesto, in questo piccolo paese che è l’Italia, è sembrato bizzarro e provocatorio. Ma lui è serissimo, così come la sua iniziativa.
Lei si è proposto, ma a quanto pare non l’hanno ascoltata. Alberto Maccari resta direttore ad interim.
Il fatto che sia stata prorogata la nomina di Maccari lo prevedevo e non mi sembra un problema. Sarebbe stato peggio se fosse stato nominato qualcun altro. Esiste infatti una clausola: la nomina di Maccari può essere revocata in qualunque momento, senza penali. Questo vuol dire che questo consiglio di amministrazione che decade il 31 marzo, o uno nuovo, potrebbe cambiare le cose.
Spera che intervenga Monti?
Staremo a vedere se lo farà, se metterà mano alla Rai come ha dichiarato alla trasmissione “Che tempo che fa”. In ogni caso, questa situazione mi dà tempo per continuare nella mia iniziativa e superare la prova più difficile.
E qual è, questa prova?
Il black out dei media italiani. In Italia non c’è una libera stampa e mi aspettavo che la corporazione facesse di tutto per boicottarmi. E’ avvenuto in maniera pesante. Questo, al di là della mia esperienza personale, vuol dire che i cittadini italiani non godono di buona informazione. I giornalisti italiani disobbediscono al loro dovere principale, i maggiori media tradizionali non lavorano per i cittadini. Internet dà più chance di essere informati, ma in internet se non cerchi una notizia, non la trovi. Con i media tradizionali è diverso. Per esempio, trovo davvero grave che Concita De Gregorio (ex direttore de l’Unità, ora editorialista di Repubblica, ndr) abbia nascosto ai suoi lettori, per diverso tempo, le confidenze che aveva raccolto da un alto dirigente del Pd, secondo le quali il partito avrebbe perso di proposito le elezioni amministrative nel Lazio. O, ancora, il fatto che il ‘Forum dei beni comuni’ di Napoli, appuntamento molto partecipato, abbia suscitato poca attenzione in gran parte dei media.
Achtner, lei non le manda a dire.
L’ Italia è gestita come se fosse un paese feudale, medievale, con una oligarchia, una casta che controlla il paese. Lo si nota perché ci sono quattro cose che non sono accessibili a tutti: l’informazione, l’istruzione, il finanziamento e il lavoro. E se – ad esempio - il lavoro è qualcosa che possono ottenere senza meriti i ‘figli di’, con la crisi la situazione si aggrava e aumenta la distanza tra chi ha e non ha.
Ma esiste, per lei, un giornalismo televisivo italiano di qualità?
E’ tutto molto scadente, a parte Report e Presa Diretta.
Perché, quindi, vuole diventare direttore del Tg1? Da dove inizierebbe?
Perché vorrei che l’informazione fosse un servizio pubblico. E poi all’interno della Rai e al Tg1 ci sono persone capaci, che vogliono fare cose diverse. Lo so perché mi hanno contattato ma non si vogliono esporre in pubblico. Sin dal primo giorno vorrei spostare la telecamera dal palazzo e orientarla verso le persone. Una rotazione di 180 gradi. Un esempio: mai più pastoni, che non informano nessuno; e mai più panini, servizi nei quali qualcuno dell’opposizione viene sistemato tra le dichiarazioni del presidente del Consiglio e un leader della maggioranza: giochetti di propaganda politica.













Percorsi formativi ad Hangzhou, Cina. Borse di Studio disponibili per l'estate 2012

