Crimine e ideologia

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Anche in tempi recenti, numerosi leader di ideologie tramontate nell’ultimo secolo, sono stati autori di massacri umani, crimini efferati, riflettendo così la loro tendenza seriale- sanguinaria, brillante- sull’ideologia. Tale serialità, accurata sotto la sfera della perversione,  inevitabilmente dovrebbe essere giudicata un collante al concetto di ‘ideologia criminale’. Il tutto avviene attraverso una forma di mescolanza fra crimine ed ideologia e sottile plagio collettivo fra il leader, che detiene tendenze criminali, e le masse istintivamente abbracciate a quel tipo di ideologia. Tuttavia nessuno ha mai attribuito la definizione di ‘serial killer’ o ‘assassini seriali’ veri e propri a soggetti che hanno scritto alcune parti della storia con il sangue.

Uomini come Stalin, Pinochet, Hitler, Tito, Pol Pot, i coniugi Ceausescu (accusati innanzi ad un Tribunale anche di genocidio), la storia li ha denominati da sempre comunemente criminali o tiranni, ma mai  ‘serial killer’ o ‘assassini seriali’. A questo punto ci si può chiedere: per essere denominati assassini seriali bisogna essere soggetti al di fuori dei contesti ideologici pure se si è criminali a tutti gli effetti? Pinochet è stato autore di massacri reiterati verso dissidenti politici così come lo sono stati dapprima Hitler, verso una categoria precisa di stirpe umana (6 milioni di Giudei massacrati scientificamente mediante pratiche eugenetiche o di avvelenamento mediante gas nocivi), Stalin, autore dell’uccisione di 23 milioni di persone, con particolari di devianza seriale sadica di rilievo. Quest’ultimo, inventore delle camere a gas, assisteva personalmente all’asfissia di molti dissidenti partecipando alla loro fine con atteggiamenti di divertimento e piacere di tipo edonista. Tito, responsabile di un numero elevatissimo di uccisioni compiute mediante il principio della selezione linguistico-razziale (solo italiani fiumani) o Saddam, omicida attraverso pratiche di ‘asfissie meccaniche’. L’ex leader iracheno amava filmarsi nei momenti in cui eseguiva torture o numerosi omicidi di prigionieri, per poi riguardare tali video con goduria perversa, attorniato dai parenti nei momenti di pranzo o di cena. Qualcosa che fa rimembrare Caligola che imponeva ai parenti dei suoi assassinati di cenare con lui ed ascoltare i particolari sull’omicidio del malcapitato. Un altro assassino seriale moderno è Robert Mugabe, o Idi Amin Dada, denominato il macellaio dell’Africa orientale.

La diatriba potrebbe sorgere proprio da qui: è la qualsivoglia ideologia che spinge l’uomo a commettere crimini efferati al fine del raggiungimento dei suoi scopi? O è l’animo criminale dell’uomo che si plasma in ideologia scatenandosi camuffata in essa?  E soprattutto, dal punto di vista psico-clinico, ammazzare serialmente per motivazioni ideologiche o religiose significa appartenere ad una categoria di assassini seriali di tipo  ‘missionary’ o ‘visionary’?

L’ulteriore domanda che si chiede agli studiosi di settore è la presente: tali soggetti non sono mai stati altresì  considerati assassini seriali perché hanno semplicemente demandato ai sottoposti di attuare praticamente le loro volontà omicide recidivamente criminali, oltre che appartenenti a contesti ideologici ben definiti? Quale linea di demarcazione, ascrivibile sotto l’aspetto della serialità, può differenziare, ad esempio, il Conte Gilles De Rais e il criminale Pol Pot che ordinava lo squartamento fisico dei  controrivoluzionari? Particolarmente interessante rimane un affermazione di Stalin, il quale nel suo lucido delirio individuale, recitava quanto segue: ”Da giovane scrivevo poesie, poi andando alla ricerca dell’avventura passai al crimine, infine un rivoluzionario, per unire la poesia al crimine …”

Sulla base di quanto si è appurato dalla descrizione della personalità e della psicologia di tali soggetti, essi potrebbero essere inquadrati fra le categorie dei “criminali seriali di tipo organizzato” con un particolare però più inquietante rispetto agli altri tipi di assassini seriali organizzati. Difatti, gli assassini seriali reggenti un potere inquadrato in un contesto ideologico, potrebbero apparire più pericolosi di tutti gli altri tipi di criminali seriali in quanto la sagacia assassina, attraverso la natura di fondo sanguinaria seriale, riesce a farla uniformare e riflettere con la “scusante ideologica” che ancora oggi divide la storia ed i suoi interpreti di settori. Agli assassini seriali organizzati riconosciuti che la storia ci ha purtroppo regalato (da Jack the Ripper a Michele Profeta ad esempio, quindi non ideologici), viene riconosciuto tale comportamento poiché soggetti semplicemente disturbati mentalmente.

Crimine ed ideologia che mai come in questa fase delirante appaiono all’unisono impedendo un netto discernimento psicologico fra criminale e credo di appartenenza.

Sull’appartenenza naturale del crimine all’uomo si ricorda un saggio molto interessante sulla descrizione delle personalità di alcuni soggetti sopra richiamati, affetti da disturbi autentici della personalità. Il saggio in questione è rappresentato da un capolavoro di Robert Conquest intitolato ‘Il secolo novecento, il secolo delle idee assassine’.

Restando nel Novecento, l’analisi storica ha stabilito che la frase di Mussolini detta appena dopo avere esteso la dichiarazione di guerra al cugino francese (“Ho bisogno di qualche centinaio di morti per sedermi al tavolo dei vincitori”), è da classificare come la frase più cinica del ventesimo secolo sostenuta da un capo di Stato.

Cosi’ come è indiscutibilmente prezioso, sotto ogni ambito formativo, un saggio di Papa Woityla, il quale asseriva: “Mi viene chiesto di formulare un dettaglio preciso sul crimine umano, e sulle cosiddette ideologie del male. Il crimine nasce inevitabilmente nella mente dell’uomo sin dai tempi di Adamo ed Eva prima e Caino ed Abele dopo e quando imperversano le ideologie del male, frutto della mente criminale dell’uomo, si entra in un vortice umano in cui non ci si rende conto nel momento in cui lo si sta vivendo.  Ma d’altronde, per dirla come i noti versi di Faust, che cos’e’ il crimine, se non una forza mal compresa, se non un aspetto del male, che a sua volta è un entità che lavorando per se stessa, fornisce un servizio al bene operando per esso? “ .

Diversamente, sotto l’aspetto sociologico-criminale, tale attribuzione viene ascritta a chi è dedito ad omicidi nel campo della criminalità organizzata, o comunemente parlando appartiene alla rigorosa struttura verticistica della mafia, per svariate motivazioni. La prima motivazione consiste nel fatto che tutti i padrini, per potere scalare la struttura verticale di qualsiasi organizzazione mafiosa (si chiami ‘Ndrangheta, o Cosa Nostra, o Camorra o Sacra Corona non  ha importanza), devono necessariamente partire dal ‘basso’, ossia da una serie di dimostrazioni pratiche attraverso  la consumazione di eliminazioni fisiche a danno di soggetti scelti dall’organizzazione stessa. Ma è bene ricordare comunque che la mafia, a differenza di una qualsiasi organizzazione terroristica, ad esempio, non ha ideologia ma si regge su di un codice proprio finalizzato solo all’acquisizione del potere mediante un sistema di amalgamazione mimetizzante al potere stesso. La mafia non si scontra in forma virulenta e diretta contro lo Stato come potrebbe ergersi l’organizzazione terroristica, ma si incunea internamente per gestirne modalità ed indirizzi atti a favorire l’establishment malavitoso.

Tornando al concetto basilare, che interpone crimine ed ideologia in genere, è indubbio dunque che, in base alle comprovate relazioni scientifiche, le quali stabiliscono che la tendenza al crimine ed ai suoi variegati aspetti possa essere innata in diversi uomini di svariate classi sociali e culturali, sarebbe opportuno attuare delle metodologie di prevenzione. Nel tessuto sociale, al fine di garantire un equilibrato sistema relativo al rapporto sociale  di un uomo verso un altro uomo nell’ambito di una convivenza civile, potrebbe ritenersi opportuno sottoporre uomini che hanno il potere di legiferare a determinate prove preliminari di carattere scientifico-psicologico, al fine di dedurre se gli stessi conservino in seno alla loro indole tendenze criminogene. Probabilmente resterà solo e sempre un’aspirazione disattesa, ma le cronologie del passato storico-ideologico e politico devono indurre a riflettere.

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