Scienza e omicidio seriale

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E’ soltanto da diversi decenni che si effettuano collaborazioni fra organismi atti alla repressione ed all’individuazione psico-clinica del fenomeno dell’omicidio seriale e man mano che il progresso e l’elevazione culturale si sono profilati in determinati Paesi, si sono sviluppate sia tecniche nuove di interscambio collaborativo fra istituti idonei, sia nuove ricerche scientifico-investigative.

Stabiliscono gli studiosi Traverso e Bruno a riguardo: “Sin dall’inizio dell’Ottocento, il problema del controllo e della identificazione di potenziali criminali ha rappresentato uno degli sforzi più assidui del pensiero scientifico e giuridico. Nel clima positivistico dell’epoca l’opera di giuristi e riformatori sociali come Enrico Ferri e Raffaele Garofalo e di medici come Cesare Lombroso fu indirizzata allo studio delle personalità criminali, alla ricerca di determinate predittive del comportamento antisociale, nella speranza di ottenere una forte riduzione alla criminalità attraverso l’identificazione dei delinquenti e la prevenzione del recidivismo. Alla fine del secolo Ottocento vi furono utilizzazioni del crime detection della macchina fotografica per le tecniche di sopralluogo e per l’identificazione diretta di criminali potenziali. Locard formulò il principio di interscambio secondo il quale al momento dei delitti avviene uno scambio tra ciò che è proprio dell’autore del reato (oggetti, tracce) e ciò che è proprio dell’ambiente del delitto. Tale principio è più che mai utilizzato a fini investigativi rappresentando uno dei cardini sui quali si basano le modernissime tecniche di offender profiling e l’analisi della scena del delitto. Molto tempo è passato ed enormi progressi sono stati compiuti nelle varie tecniche criminalistiche, interessando non solo i settori dell’investigazione tradizionale, quali le impronti digitali, l’ematologia forense, la tossicologia, ma anche l’ambito della psicologia, soprattutto nell’aria della psicodiagnostica forense ….” 

Dall’analisi elaborata dagli studiosi anzidetti si deduce naturalmente che, in passato, determinati episodi criminali seriali venivano molto spesso o ignorati per la mancanza di diffusione di organi di informazione o poco approfonditi. Defezioni sopravvenute per lacune giurisdizionali che non potevano avvalersi della collaborazione di unità dedite alle tecniche d’investigazioni scientifiche e ad entourage di organizzazioni psico-clinici di settore.

In Italia dal 1997 opera l’UACV (Unità Analisi Crimini Violenti), un ambito della Polizia Scientifica che ha il compito di esaminare casi attraverso l’elaborazione di nuove tecniche d’investigazione.

Nel corso del XXI secolo, in Italia, si sono verificati degli episodi di omicidi seriali derivanti da stregonerie e magie nere. Questo tipo di omicidi era molto diffuso in piena epoca positivista, quando la criminologia si denominava ‘antropologia criminale’ e determinati casi restavano irrisolti ed ascritti a motivazioni per lo più ignote.

Sotto l’aspetto psicologico tale disciplina ha assunto nel corso degli anni una sorta di fascino e ha indotto a pericolosi casi di emulazione tra persone con un debole immaginario e l’inquietante, nonché spettrale, aria di morte e mistero che avvolge l’omicidio seriale, è stata pericolosamente interiorizzata come elemento di fascino, trasgressione e fonte di adrenalina.

Basti pensare che negli States, numerosi assassini seriali imprigionati trovano conforto e sollievo nelle lettere che numerosi ammiratori si preoccupano di recapitare loro. Questo aspetto di delirio interiore, di tipo emulativo, lo abbiamo visto esplodere in Italia in forma inaspettata nel momento in cui sono stati imprigionati Erika ed Omar, in seguito alla strage di Novi Ligure.

Secondo le statistiche, alla data odierna, il nostro Paese sarebbe al quinto posto relativamente alla consumazione di omicidi seriali. Dalle ultime statistiche emerge che la graduatoria degli assassini seriali sarebbe così suddivisa: Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Francia.

In Italia negli ultimi vent’anni sono stati catturati circa trenta serial killer e ventisei mass murderer. Sono circa cento gli omicidi mostruosi in attesa che la Magistratura sentenzi giustizia previa identificazione del colpevole mediante accertamento dei riscontri scientifici o con il supporto dei Cold Case.

Nel nostro territorio nazionale queste cifre in crescita assumono una valenza preoccupante se si considera il fatto che, sempre alla data odierna, sono circa una trentina i presunti assassini seriali in libertà (concentrati prevalentemente nelle regioni del Nord Italia).

La Task Force della Polizia Scientifica anzidetta studia ed analizza pertanto ogni aspetto criminale di ogni singolo evento, comprensivo di nessi o conditio sine qua non che delineano profili oggettivi, comportamentali dell’assassino.

Tale organo è composto da circa duecento unità che operano nei vari rami degli apparati tesi al contrasto di tali eventi, sparsi in diverse Questure, a cui si aggiungono i professionisti dei RIS dell’Arma dei Carabinieri, le cui uniche sedi si trovano in Italia a Parma, Messina e Cagliari.

Tali organi, in collaborazione fattiva fra loro, coadiuvati da equipe di settore appartenenti alla medicina legale e alla psicologia clinica, si occupano in maniera fattiva di casi delicati e complessi. Ma attenzione però: la realtà non è una fiction e spesso la verità scientifica cozza con quella magistratuale.

La prima forma di analisi strutturale dell’episodio criminoso accaduto è l’accertamento sulla scena del crimine: qui si raccolgono tutti gli elementi ultili che saranno analizzati, memorizzati e raffrontati al fine di giungere a fonti di prova, oggetti maturati dalle correlazioni poste dai profili psicologici accuratamente acquisiti verso i soggetti interessati.

A tale riguardo, a sostegno dell’operato del personale appartenente a questi organi specifici, la disciplina italiana, protegge e rafforza lo ius imperium, mediante l’art. 354 C. P, specificando gli “accertamenti urgenti” di personale qualificato che sulla scena del crimine raccoglie elementi utili all’espletamento delle indagini di rito (isolando l’ambito di osservazione da forme di eventuali inquinamenti).         

Tale normativa funge da percorso fondamentale per gli specialisti del settore. Difatti si desume che i rilievi ed accertamenti di ogni tipo realizzati, al fine di appurare elementi di prova, vengono autorizzati ope legis, scaturendo in quello che nell’operato professionale di chi lavora nel settore investigativo-criminologico, si denomina “atto tipico di investigazione indiretta” (ossia un acquisizione della fonte di prova tipicamente concentrata perchè avviene constatando la scena del crimine in fase post delictum).

I cosiddetti criminal profiling sono costituiti dall’accertamento dei seguenti elementi: scena del crimine, dati spaziali o temporali, dati che riguardano la vittima, caratterizzazioni delle lesioni. In tutti gli omicidi seriali è inevitabile pertanto la tecnica dell’”individuazione a ritroso”, che consiste nel determinare la vittima come figura preminente ed indispensabile al fine di potere risalire al suo omicida. Il criminologo Ponti, ribadisce: “Pur se la vittima non è l’oggetto specifico del suo studio, il criminologo non può scotomizzarla così, come deve tenere presenti, nelle sue valutazioni, anche i problemi di difesa sociale”.

Nasce così una forma di studio importante che integra l’universo ampio della Criminologia che è la Vittimologia, materia che serve a rendere chiaro il rapporto vittima-carnefice, disciplina integratasi perfettamente negli studi di psicologia sociale e giuridica nonché nei contesti criminologici (la diossologia, ad esempio è la nuova scienza che studia i fenomeni persecutori come lo stalking o il mobbing). Tale disciplina, in sostanza, come riferisce il criminologo Gulotta, ha per oggetto “lo studio della vittima del crimine, della sua personalità, delle sue caratteristiche biologiche, psicologiche, morali, sociali, culturali, delle sue relazioni con il criminale e del ruolo che ha assunto nella genesi del crimine”.

La vittimologia differenzia pertanto diverse categorie di vittime: simboliche, trasversali, preferenziali. Il singolo episodio di efferato delitto, ad esempio, deve essere giudicato con la cosiddetta criteriologia della criminologia clinica che porterebbe, in sostanza, ad analizzare le specifiche variabili psicologiche dell’assassino e della vittima al fine di risalire ad ogni elemento atto a capire il fatto criminale accaduto.  Tale azione, sotto l’aspetto psico-clinico, viene anche definita ‘autopsia psicologica’, essa stabilisce una forma di accertamento non solo sul rapporto vittima-carnefice, ma  dice anche se un soggetto ucciso sia stato vittima di un efferato omicidio. Tale terminologia d’indagine viene altresì definita Equivocal Death, ossia studio sul rilevamento della cosiddetta “morte equivoca”.

Una tecnica applicativa della vittimologia sulla scena del crimine è quella denominata dagli investigatori di settore SASC, sistema per l’analisi della scena del crimine. Differentemente dalle metodologie attuate dall’FBI e dalla Polizia canadese, vale a dire il VICAP e il VICLAS (semplici data base alfanumerici), il SASC rappresenta l’unica metodologia d’indagine attuata dalla UACV e  dagli organi d’investigazione attinenti agli organi di Polizia interessati che, mediante tale metodo, possono archiviare immagini ed ogni elemento di analisi investigativa. Tale attività d’investigazione nasce proprio in contrasto allo staging, ossia l’alterazione dello stato dei luoghi protesa al depistaggio delle prove o alla creazione di una memoria storica alterata rispetto alle reali circostanze dei fatti criminali accaduti. Frequente, ad esempio, è il caso di undoing ossia la completa o parziale modificazione della scena del crimine da parte dell’assassino che, improvvisamente assalito da un senso di paura, o vergogna, o rimorso, tende a porre rimedio alla sua azione criminale (teoria psicologica). Diversamente, si definisce overkilling la sorta di eccesso di forza posta nell’aggressione omicidiaria, che produce sul corpo della vittima, lesioni, ferite, tagli, squarci o mutilazioni che possono andare anche al di là della volontà di uccidere. L’overkilling non è altro quindi che un riscontro della spinta psicologica che interpone la vittima con il carnefice. Casi tipici di overkilling sono l’uccisione di Meredith a Perugia e il caso di Melania Rea. Nel caso di quest’ultimo delitto, figurerebbe anche lo staging.

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