Il mercato nero inchiostro delle fotocopie illegali

Tostato da

Nei vicarielli caotici e colorati del centro storico di Napoli che si intersecano e si arrotolano, si impregnano, si riscaldano e fumano, corre un cordoncino color nero illegalità che si srotola, aggrovigliandosi ad ogni incrocio dalle strisce pedonali grigie su un pavimento di basole nero-blu.

Parliamo di un’illegalità greve ma quotidiana, di una zona della città gremita di facoltà universitarie ospitate qua e là da antichissimi edifici ridondanti di storia, di un mercato nero ma fiorente, parliamo dell’invisibile che tutti vedono, conoscono e saprebbero geolocalizzare: parliamo della vendita illegale di libri di testo fotocopiati.

La Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), al fine di prevenire ed accertare le violazioni del diritto d’autore, vigila sull’attività di riproduzione e duplicazione delle opere tutelate, con qualsiasi procedimento e su qualsiasi supporto. Vieta quindi la riproduzione per mezzo di fotocopie dell’opera, che superi quella famosa percentuale che di certo ognuno di noi avrà captato o provato a indovinare in qualche discussione fra amici su questo tema delicato delle fotocopie. Provando a giocare a “OK! Il numero è giusto”, per averla vinta sui vostri interlocutori, avreste dovuto rispondere con un numero tipo 14 o 20 e incrociare le dita sperando nessuno altro si sia avvicinato di più di voi.

15%; è possibile fotocopiare solo il 15% di un libro, calcolato sul numero totale delle pagine, esclusa la pubblicità e comprese l’introduzione, la prefazione, l’indice e la bibliografia.

Per quanto possano sembrare scontate queste righe copiate e incollate dalle FrequentlyAskedQuestions della SIAE, vi confesso che a me, studentessa napoletana, e alla maggior parte delle persone che conosco, queste parole fanno scaturire una grassa risata di scherno.

E questo perché per assistere alla vendita frenetica di intere colonne, dal pavimento al soffitto, di libri fotocopiati per intero e impilati uno sull’altro non serve la pipa alla Sherlock, basta farsi un giro in una copisteria estratta a caso dal cappello bianco a cono di Pulcinella.

Nel marzo 2011 un blitz dei vigili ha sequestrato copie per 8mila euro, con sanzioni amministrative per oltre 30mila euro e rischio di condanna da uno a quattro anni di reclusione per i titolari delle copisterie.

La merce illegale era nascosta nei sottoscala, nelle intercapedini tra scaffali pieni di materiale di cancelleria e le pareti dei back office. Cosa vi riportano alla mente i termini “nascosto”, “intercapedine” e “sottoscala”?

E’ davvero più forte di me, ma non posso fare a meno di pensare ai bunker segreti dove si rifugiano i grandi boss latitanti del panorama camorristico campano.

C’è una sorta di sottile ironia nel legame che unisce un malavitoso per antonomasia, di quelli cattivissimi e super potenti, a una mezza risma di fogli A4 malamente fotocopiata e traforata da anelli sottili in plastica blu.

Entrambi, seppur in modi diversi, sono materiale scottante. Entrambi subiscono lo stesso destino di dover essere rintanati e nascosti, chi nelle viscere sotterranee di una villetta di periferia, circondati da pareti sottili azionate a motore e oggetti super tecnologici, chi invece fra penne e cancelleria prima, nella borsa ciondolante di uno studente poi.

Entrambi infrangono la legge. Entrambi sono potenti.

Può un libro essere pericoloso? A mio avviso sì. Quindi entrambi sono pericolosi.

La dinamica della vendita di libri di testo per universitari è pressoché sempre la stessa: nei mesi di inizio corsi le copisterie si procacciano i titoli e gli autori dei libri di testo che immaginano saranno più richiesti (questo si calcola in base alla distanza territoriale che intercorre tra la facoltà e il punto vendità; si sa, i giovani d’oggi son pigri, e meglio ancora se il percorso intercetta un tabacchino); lo studente saprà già, grazie al passaparola, di quali testi sarà provvista la copisteria. Quindi ci va spedito,  varca la soglia e dice cosa vuole. Non c’è bisogno di specificare che lo si vuole fotocopiato, tantomeno è previsto un cenno d’intesa o una strizzatina d’occhio.

Tutto superfluo, già si sa cosa si sta comprando e richiedendo. E se un’incertezza sul numero di consonanti presente nel cognome dell’autore fa vacillare lo studente che d’un tratto non è più sicuro del libro da acquistare, niente paura, il rivenditore saprà rivestire il ruolo di tutor personale e non solo individuare il tipo di corso, il curriculum, la cattedra con il rispettivo docente in carica e l’ortografia corretta del cognome dell’autore dell’opera, ma sarà anche capace di dispensare consigli salvavita sul modo migliore per affrontare l’esame e superarlo al meglio. E magari anche qualche inciucio sottobanco sulla vita privata del professore, siamo pur sempre meridionali impiccioni.

Gli studenti più spudorati chiedono prima il prezzo, anche se già lo conoscono, ma la rivalità tra le copisterie tutte molto vicine tra loro è spietata, e per 5 centesimi a foglio invece che 3, vale la pena fare due passi in più.

A volte il libro è pronto da subito, a volte bisogna ripassare qualche ora o giorno dopo lasciando però un acconto irrisorio anche solo di qualche euro e il proprio nome. E voilà, lo studente torna a casa con quello di cui aveva bisogno spendendo un quarto del prezzo di copertina. A mancare sarà la rilegatura rigida, i colori di qualche immagine sparsa fra le righe e qualche pagina venuta scura, un po’ da interpretare. Ah, e lo scontrino.

Ma ci si può studiare lo stesso su un libro così, e si risparmia; e la crisi..

Presumo questo cordoncino nero illegalità delle fotocopie oltre il 15% sia aggrovigliato un po’ ovunque sul territorio nazionale e faccia da stringa al nostro elegante stivale.

Se volete raccontarci il vostro incontro ravvicinato con il mondo dei libri in bianco e nero dai bordi un po’ imprecisi, sentitevi liberi di commentare qui sotto. Vogliamo saperne di più.

Quello che sappiamo, per adesso, è che nel vedere gli studenti forzati a sconfinare nello spazio bianco tra la legalità e la necessità non pensiamo ai diritti d’autore (ingiustamente) violati.

Non ci viene in mente lo scrittore che non percepisce un centesimo sulla vendita della propria opera.

Ma ci piace immaginare un universo letterario nel quale i prezzi delle opere originali siano a portata dei portafogli dei lettori, di lettori liberi, di studenti squattrinati che si tengano così alla larga dal mercato nero. Nero inchiostro.

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

da Avanguardie

10621938_748393688554262_209708506_n
Il neurone libero

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!