L’altra metà del cielo e la violenza

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Lenuta Lazar (31 anni), Yuezhu Chen (20 anni), Antonella Riotino (21 anni), Antonia Azzolini (66 anni), Fabiola Speranza (45 anni), Nunzia Rindinella (78 anni), Stefania Mighali (39 anni), Daniela (8 anni), Rosetta Trovato (38 anni), Grazyna Tarkowska (46 anni), Enzina Cappuccio (34 anni), Sharna Gafur (18 anni), Maura Carta (58 anni), Cristina Marian (23 anni), Leda Corbelli (65 anni), Domenica Menna (24 anni), Elda Tiberio (93 anni), Loveth Eward (22 anni), Ave Ferraguti (72 anni), Rosanna Siciliano (37 anni), Immigrata africana (25 anni), Antonia Bianco (43 anni), Nike Adekunle (20 anni), Edyta Kozakiewicz (39 anni), Tommasina Ugolotti (77 anni), Wally Urbini (88 anni), Fernanda Frati (70 anni), Elisabeth Sacchiano (73 anni), Qiaoli Hu (39 anni), Brunella Cock (30 anni), Patrizia Klear (31 anni), Gabriella Lanza (49 anni), Gabriella Falzoni (51 anni), Francesca Alleruzzo (45 anni), Chiara Matalone (19 anni), Anna Cappilli (81 anni), Esmeralda Encalada (49 anni), Maria Diviccaro (62 anni), Maria Strafile (65 anni), Rita Pullara (64 anni), Concetta Milone (77 anni), Annamaria Pinto (50 anni), Hane Gjelaj (46 anni), Carmela Iamundi (52 anni), Alfina Grande (44 anni), Camilla Auciello (35 anni), Gianna Toni (50 anni), Giacomina Zanchetta (67 anni), Tiziana Olivieri (40 anni), Rosa Genovese (26 anni), Vanessa Scialfa (20 anni), Antonietta Giarrusso (65 anni), Pierina Baudino (82 anni), Matilde Passa (63 anni), Carmela Russi (36 anni), Rosa Amoroso (80 anni), Mariana Marku (30 anni), Giovanna Sfoglietta (82 anni), Julissa Feliciano (26 anni), Alessandra Cubeddo (36 anni), Donna dominicana (31 anni), Maria Enza Anicito (42 anni), Kaur Balwinde (27 anni), Sabrina Blotti (44 anni), Claudia Benca (23 anni), Rosina Lavrencic (60 anni), Marika Sjakste (29 anni), Alena Tyutyunikova, Franca Lo Iacono (61 anni), Erna Pirpamer (32 anni), Jasvyr (32 anni), Jaspreet (7 anni), Raachida, Lakhdimi (37 anni), Stefania Cancelliere (39 anni), Anna Gombia (75 anni), Alessandra Sorrentino (26 anni), Antonina Nieli (26 anni), Donna ottantenne, Maria Anastasi (39 anni), Lyzbeth Zambrano (30 anni), Clara Comellini (88 anni), Mariangela Panarotto (61 anni), Francesca Scarano (41 anni), Samantha Comelli (30 anni), Sandra Lunardini (47 anni), Anna Iozzino, Lisetta Bardini (74 anni), Iolanda di Natale (73 anni), Loredana Vanoi (60 anni), Bruna Giannotti (80 anni), Mariola Hoxha (32 anni), Laila Mastari (24 anni), Sebastiana Corpora (68 anni), Pasquina di Mascio (65 anni), Svetla Fileva (30 anni), Maria Teresa Campora (40 anni), Alessia Francesca Simonetta (25 anni), Carmela Popolato (79 anni) Erica Ferrazza (29 anni), Donna nigeriana (30 anni), Vincenzina Scorzo (56 anni), Carmela Petrucci (17 anni), Cindy Vanessa Candela Arroyo (25 anni), Antonietta Paparo (36 anni).

Sono queste le 103 donne uccise nel 2012, un anno in cui si è registrata un’escalation vertiginosa di violenza contro le donne che riporta ad un solo concetto criminale: femminicidio.

Questo termine viene coniato per la prima volta nel 1848, per definire un fenomeno diffuso e, addirittura, quasi tollerato. Nel 1974 spetta ad una scrittrice statunitense, Orlock, che narra omicidi di donne mai raccontati, parlare di femminicidio. Nel 1976, Diana Russell, utilizza questo termine in una battaglia legalitaria contro il cosiddetto crimine rosa, consegnando alla ricercatrice Karen Stout, negli anni ’80, un protocollo morale su cui proseguire un’idea di lotta.

Dal 1992, Diana Russell ed altre ricercatrici, ampliano il raggio d’azione del femminicidio, inquadrandolo anche in genocidi, stupri, abusi fisici (come infibulazione e torture similari), violenze psicologiche, aborti forzati, abusi medici e tutto ciò che comprova una siffatta prevaricazione nei riguardi della donna.

Ad oggi, nel mondo, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il Paese dove si sviluppano più crimini verso le donne è l’Afghanistan. Lì, oltre alle mutilazioni genitali, il 25% delle donne risulta essere stato vittima di stupri o essere stata data in sposa ancora bambina (in Democrazie occidentali tale fenomeno scaturirebbe inevitabilmente nel reato di pedofilia). In Medio Oriente, in Stati teocrati e non, è molto diffusa la pratica di sfigurare il volto delle donne con acido o tramite bruciatura.

Un’altra nazione dove il “crimine rosa” pullula in forma preoccupante è il Messico, Paese addirittura condannato dalla Corte Interamericana per palesi violazioni dei diritti umani in tal senso. Fanno ancora  scalpore le circa 500 donne uccise violentate dagli inizi degli anni ’90, così come è triste il primato del Guatemala dove si assiste da anni ad una perversa moda criminale: le donne uccise vengono dapprima torturate, poi il loro cadavere è fatto oggetto di dileggio e di pratiche necrofilo-sessuali. Altre volte i loro corpi sono gettati nella spazzatura o sciolti nell’acido.

In tema di normative che sostengano la donna, il nostro Bel Paese, nel 1985, ha ratificato la Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw), ma è un passo indietro rispetto ad altre nazioni europee in quanto ancora non aderente alla Convenzione del Consiglio d’Europa. Quest’ultimo, in atto dall’Assemblea Generale dell’Onu già dal ’79, redige periodicamente un rapporto denominato Ombra, ove si descrivono eventuali insorgenze criminali verso il sesso debole. Vi è da dire che, all’interno degli accordi ratificati nel 1985 cui si è accennato, l’organismo del Cedaw ha svolto un ruolo importante riguardo l’inserimento del reato di stalking ad integrazione di quello previsto per le molestie (art. 612 c.p.).

Sotto l’aspetto vittimologico, il crimine verso l’altra metà del cielo presenta nel complesso delle peculiarità che meritano attenzione: su 10 uccisioni, in almeno sette casi le vittime avevano denunciato  a Forze di Polizia di aver ricevuto tentativi di molestie. Così come su dieci omicidi, in almeno sette casi sono prodromiche le violenze subite. In tali dati sono comprese le vittime di menti seriali disturbate da tendenze misogine, che realizzano nella donna l’oggetto finale del proprio disturbo psico-compulsivo.

Vi è da dire, altresì, che secondo i dati dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, si è stabilito che nel globo, nell’intero arco della propria vita, una donna su cinque ha subito abusi o vessazioni fisiche da partner o da persone occasionali.

Sempre secondo un rapporto stilato dalle Nazioni Unite, è diminuito il trand omicidiario che pone in relazione uomini con uomini, ma si è allargata la forbice criminale  che relaziona uomini contro donne (anche qui viene chiesto all’Italia di adeguarsi al trattato di Istanbul, non ancora ratificato).

In Italia, in quali contesti si sviluppano abitudini criminali di cui la donna è soggetto passivo? E’ incredibile pensare che la maggior parte dei crimini verso le donne (circa l’80%) si possano sviluppare all’interno di ambienti domestici.

In tali establishment la minaccia verso la donna si sviluppa con un fenomeno impercettibile dall’esterno, somatizzato soltanto da chi, nel caso specifico, subisce violenze, tentativi di aggressioni o promesse di futuri atteggiamenti ostili. Restando in ambito vittimologico, dati scientifici acclarati, attestano che in percentuale gli omicidi verso le donne sono preceduti da sentori negativi delle stesse vittime che manifestano un proprio disagio personale relazionandosi con una persona di fiducia (come nel caso concreto di Roberta Ragusa, ad oggi scomparsa nel nulla). E’ incredibile pensare, ad esempio, come il cosiddetto autoritarismo paternalista-maschilista, seppur ormai in presenza residuale, in taluni ambiti resiste e costituisce uno zoccolo duro teso a comprimere la donna psicologicamente e indebolirla socialmente, frantumando l’autostima e disistallando i legami sociali consolidati.

Riguardo all’aspetto criminologico della discussione, al fine di incrementare il raggio d’azione proteso alla tutela della dignità femminile e l’implementazione della figura femminile nell’ambito scientifico, sorge a Roma una specie di task force forense, presieduta da un quadro direttivo di sole donne, denominata WAWFE.  Il Presidente è la Dott.ssa Anna Barbaro, genetista forense di spicco a livello nazionale, coadiuvata da donne di tutto rispetto del mondo delle scienze forensi: la Dott.ssa Marina Baldi, genetista del caso Melania Rea e Sara Gambirasio, la Dott.ssa Filomena Paciello, autrice di saggi criminologici di primaria valenza, la Dott.ssa Giulia Figari, Avvocato con specializzazione ed alta qualificazione  in Criminologia. Lo scopo della task force forense di colore rosa, è spiegata tutta nel sito: “Con il progresso delle tecnologie e delle Scienze Forensi negli ultimi anni il numero di donne che lavorano in ambito forense è aumentato grandemente: lo scopo di WAWFE è di associare donne provenienti da varie parti del mondo che lavorano a titolo diverso in campo forense (CSI, tossicologia, medicina legale. genetica, la balistica, odontologia il dattiloscopia ecc) sia nel settore pubblico(forze dell’ordine, università) che privato al fine di promuovere l’avanzamento ed il riconoscimento delle donne nella comunità scientifica forense internazionale nonchè favorire lo scambio di esperienze ed informazioni tra le addette del settore. A tal proposito WAWFE si propone di organizzare meetings, workshop anche in congiunzione con altre associazioni. Perché il sesso ancora non può essere un fattore di discriminante!”

Chiudiamo questo scritto, che altro non è che  un modo per celebrare la festa della donna con una  riflessione di una donna su un tema emergente, affrontato da quest’ultima, con ironia, intelligenza e leggerezza. La ringraziamo per averci concesso un suo ‘estratto’, non è una  denuncia accorata, uno sfogo, tantomeno uno stato d’animo negativo ostentato ed esasperato. Va semplicemente  inquadrato  in un contesto di  ottimismo ed amore per la vita,  finalizzato ad ampi orizzonti di voglia di vivere : “Il maschilismo,  come altri fenomeni sociali (mafia, razzismo…), non lo sgami più così facilmente. Chiunque ormai si vergogna di rendere espliciti certi pensieri, ma loro, subdolamente, si insinuano in innocenti osservazioni, frasi, atteggiamenti, che ne rivelano il profondo radicamento culturale. Alcuni esempi: amiche ed amici che ti chiedono se ti sposi o sei incinta quando dici di avere una bella notizia da dargli; il collega che annuisce passivo (-aggressivo) ad una tua brillante osservazione per poi farti un accidentale sgambetto non appena è fuori da ogni possibilità di sospetto; tuo padre caduto in depressione perché non ti sei sistemata = sposata con figli-casa-cane-giardino e stipendio (del marito). La chiudo con questo augurio da parte mia, per i miei amici maschi(listi): ‘Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna…’”

Donna, quindi, come generatrice dell’uomo, madre naturale dell’umanità intera.

E’ da intendersi, questo,  il modo migliore ed elegante per celebrare la festa della donna in una giornata in cui anche l’universo maschile dovrà sentirsi  partecipe ed orgoglioso. Di cosa?  Di essere affiancato dall’altra metà del cielo, che per volontà di Dio, si veste dell’abito rosa.

 

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da Avanguardie

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