Padre Patriciello al pentito Schiavone: “Dicci dove sono stati sversati i veleni”

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Carmine, fratello mio, stiamo soffrendo. Terribilmente. E con noi, ne sono certo, state soffrendo anche tu e la tua famiglia. Abbiamo ascoltato la tua intervista su Sky Tg24 e siamo rimasti angosciati.

Tante cose già le sapevamo. Altre le abbiamo da sempre immaginate. Ma sentirle direttamente dalla bocca di chi le ha vissute è tutt’altra cosa. È proprio vero che la vita è un’eterna lotta tra il bene e il male. E’ proprio vero che il dio Mammona ammalia, affascina e trascina verso gli abissi più gelidi, profondi e bui tanti nostri fratelli in umanità.

Ma è pur vero che la scintilla di luce – la coscienza – che Dio ha messo in ognuno di noi non si spegne mai. Tu, capo del Clan dei Casalesi, tanti anni fa ti sei pentito. Oggi affermi: “Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Sono pentito di essermi pentito e non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato… Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo di cani rognosi? Perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me…”.

Hai ragione. Preferisco essere derubato, imbrogliato, umiliato da un ladro di professione piuttosto che da un ladro travestito da politico, da industriale o da servitore dello Stato. Eppure non riesco a essere d’accordo con te quando affermi che “La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale”.

No, mafia e mafiosi, camorra e camorristi possono essere e di fatto saranno distrutti. Il male non ha l’ultima parola. Ci devi credere anche tu. L’ultima parola l’avrà solamente il bene. A trionfare sarà l’amore, non la cattiveria. Sempre e dappertutto, anche in Campania. Ma questo avverrà quando sapremo, noi campani e chi i campani si è comprato per una manciata (potrà essere anche un autotreno è la stessa cosa) di monete.

Quei soldi, lo hai visto, bruciano più del fuoco. Il pane macchiato dal sangue che gli innocenti della catastrofe ambientale stanno versando, è indigesto. È pane che non sazia. Pane avvelenato. Pane velenoso. Fratello Carmine, fino ad oggi, purtroppo, i pentiti dell’inquinamento delle nostre terre li abbiamo solo tra i camorristi.

È vero. È giunta l’ora che si facciano avanti tutti coloro che hanno avvelenato, o permesso di avvelenare, le nostre campagne. È giunta l’ora del coraggio e della verità.

Aiutaci anche tu a svergognare questi loschi figuri nascosti dietro la cravatta e il computer. Non è giusto che il termine “camorrista” venga appiccicato solo a voi. Loro lo sono stato quanto e forse più di voi. Ma, ti prego, esci dal generico.

Dicci chiaramente dove, in quale contrada, in quale terreno, in quale sito sono stati sversati i veleni che stanno portando a morte la nostra gente, i nostri giovani, i nostri figli. Sai che un popolo numeroso e impaurito lotta ogni giorno per arrivare a qualche soluzione. Oso chiederti di aggiungerti a noi. Vieni anche tu con noi. Facci da guida.

Impegnati oggi per il bene come un tempo lo sei stato per il male. Insieme ce la possiamo fare a salvare la nostra terra martoriata e bella. Non per noi. Credo che per noi ormai sia già tardi.

Lo facciamo per le future generazioni. Per i nostri figli. Per i figli dei loro figli. Perché non abbiano a vergognarsi dei loro padri. Perché non abbiano a maledirci. Ridiamo un poco di speranza ai nostri giovani.

E anche tu cerca di non smarrirla la speranza, compagna tra le più care nel corso della vita. Amica indispensabile quando ti svegli la mattina. Ci sentiamo come il piccolo Davide di fronte a Golia. Le nostre mani stringono una piccola fionda e la spada del gigante è lunga e affilata. Ma non siamo soli.

Il Signore Gesù non ci ha abbandonati mai. È Lui la nostra forza, la nostra pace, la nostra speranza. E’ a lui che ci affidiamo per lottare e sperare di vincere questa guerra. Lotta anche tu con noi. Chiedi di farlo anche ai tuoi figli e ai tuoi vecchi amici. Presto anche per noi verrà la sera. Sarà bello, allora, sul letto di morte, confessare a chi ci vuole bene: “Ho sbagliato. Ho peccato. Se potessi tornare indietro non rifarei tanti errori che, purtroppo, ho fatto. Sono pentito, però, e ho fiducia che Dio mi perdoni. Vi prego, figli: tenetevi lontano da ogni violenza, da ogni sopruso, da ogni menzogna. Ricordate sempre che c’ è più gioia nel dare che nell’avere. Peccato che io l’ ho compreso così tardi. Accompagnatemi con la vostra preghiera…”.

Ti benedico, fratello, e ti prometto che pregherò per te.

Padre Maurizio PATRICIELLO
Parroco di Caivano (Napoli)

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