Res Gestae – Il prefetto di ferro

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cesare mori

Nell’anniversario della nascita di Cesare Mori ecco un ritratto del prefetto di ferro

« Finalmente abbiamo a Trapani un uomo che non esita a colpire la mafia dovunque essa si alligni. Peccato, purtroppo, che vi siano sempre i cosiddetti “deputati della rapina” contro di lui… ». Così scriveva il Procuratore Generale di Palermo nel 1904, si riferiva al giovane Commissario di Polizia di Castelvetrano: Cesare Mori.

Mori nasce il 22 Dicembre del 1871 a Pavia, crebbe nel brefotrofio della sua città fino al 1879, quando fu riconosciuto dai suoi genitori naturali. Mantenne come secondo nome quello che gli era stato assegnato nell’istituto, ovvero Primo. Il giovane Cesare frequentò l’Accademia Militare di Torino, ma scelse di lasciare l’esercito per sposare Angelina Salvi, la quale non disponeva della dote necessaria per il matrimonio secondo i regolamenti militari dell’epoca.

Nel 1904 Mori si distingue da Commissario di Polizia nella lotta alla Mafia in provincia di Trapani, nel 1915 è promosso Vice-Questore e trasferito a Firenze, ma già nel 1916 deve tornare in Sicilia per far fronte al Brigantaggio che ha ricevuto nuova linfa dai renitenti alla leva. Scrive Mori in questo periodo riferendosi ai giornali che lo idolatravano parlando dei suoi grandi successi: «Costoro non hanno ancora capito che i briganti e la mafia sono due cose diverse. Noi abbiamo colpito i primi che, indubbiamente, rappresentano l’aspetto più vistoso della malvivenza siciliana, ma non il più pericoloso. Il vero colpo mortale alla mafia lo daremo quando ci sarà consentito di rastrellare non soltanto tra i fichi d’india, ma negli ambulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi padronali e, perché no, di qualche ministero.».

Nel 1921 Cesare Mori diventa Prefetto di Bologna: qui combatté le squadre fasciste. Bologna rappresenterò uno dei rari casi in cui un Prefetto riuscì a tenere testa ai fascisti. Mussolini apprezzò particolarmente la condotta da uomo di Stato di Mori, tant’è che, nonostante fosse in pensione dal 1922, lo richiamò in servizio quasi subito.

Nel 1924 Mori è nominato Prefetto di Trapani e, dopo numerose vittorie contro la malavita, nel 1925 è nominato Prefetto di Palermo con poteri straordinari estesi a tutta la Sicilia. Così scriveva Mussolini a Mori in quell’anno: «Vostra Eccellenza ha carta bianca, l’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi».

L’azione di Mori sarà così energica che i siciliani lo soprannomineranno presto “Il prefetto di ferro”. La sua azione più famosa è l’occupazione di Gangi, paese roccaforte di numerosi gruppi criminali. Con una squadra di poliziotti a cavallo assediò letteralmente il paese e lo perquisì casa per casa. I metodi usati dal Prefetto di ferro erano spesso extra-legali: si narra dell’utilizzo di ostaggi ed anche di torture.

I risultati comunque non tardarono ad arrivare: nella sola provincia di Palermo gli omicidi scesero da 268 nel 1925 a 77 nel 1926, le rapine da 298 a 46, e anche altri crimini diminuirono drasticamente. Pentiti mafiosi hanno riconosciuto il grave stato di difficoltà nella mafia dopo quegli anni. [fonte: link]

Mori non si dimostrò tenero neanche verso i fascisti: emblematici sono gli arresti del Generale di Corpo d’Armata ed ex Ministro fascista Antonino di Giorgio e del Federale della Sicilia e deputato del Partito Nazionale Fascista Alfredo Cucco.

L’azione di Mori non era figlia del caso, ma della sua conoscenza approfondita della Sicilia. I mafiosi all’epoca appartenevano ad un ceto rurale intermedio, essi riuscivano a tenere in scacco sia i proprietari latifondisti, sia i braccianti più poveri. Il Prefetto rivolse le sue attenzioni a questo anello di congiunzione malato della piramide sociale e riuscì a raggiungere risultati importanti: riaffermò la presenza dello Stato, riottenne l’appoggio della popolazione, creò un ambiente culturale ostile alla Mafia, attaccò gli interessi economici delle cosche e ristabilì il normale equilibrio delle attività produttive.

Nel 1929 un seggio da Senatore attendeva Mori a Roma. Lì continuerà ad occuparsi dei problemi della Sicilia, anche se in modo più defilato. Nel 1931 si stabilì ai vertici di un Consorzio di bonifica in Friuli e lì terminò i suoi giorni il 5 Luglio 1942, onorando e servendo lo Stato come aveva sempre fatto.

La Mafia non era stata ancora sconfitta, per il momento aveva solo chinato il capo. Tornerà con lo sbarco degli americani in Sicilia, i quali furono appoggiati dai mafiosi desiderosi di riprendersi il potere perduto. Gli americani, d’altro canto, consideravano i mafiosi alleati sicuri perché certamente antifascisti. [fonte: link]

 

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