Res Gestae – Il padre del reato di Associazione Mafiosa

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Pio-La-TorreCi sono uomini che il cui giudizio va aldilà del coloro politico, poiché appartengono a quella rara categoria di coloro che si sono sempre donati alla collettività. Uno di questi uomini è Pio La Torre.

Sono le 9:20 del 30 Aprile 1982, Pio La Torre è in macchina con Rosario Di Salvo, i due stanno raggiungendo la sede del Partito Comunista Italiano in Via Turba. Appena i due politici si trovano in una strada stretta due moto di grossa cilindrata affiancano la macchina e costringono di Di Salvo a fermarsi. Dalle moto parte una raffica di proiettili, poi da un auto scendono altri uomini che concludono il duplice omicidio.

La storia di Pio La Torre ha inizio nella frazione di Altarello di Baida del comune di Palermo in una famiglia di contadini molto povera, padre palermitano e madre lucana. Nasce la vigilia di Natale del 1927 e sin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti agricoli.

Il 10 Marzo 1950 il ventitreenne Pio guidò un corteo di contadini di quasi cinque chilometri ad occupare quasi duemila ettari di terreno incolto. Già nell’autunno dell’anno precedente La Torre aveva partecipato a simili attività, coordinandole, ma con il sopraggiungere della primavera i legittimi proprietari avevano rivendicato il raccolto e la tensione era salita alle stelle. Ora le autorità avevano intenzione di intraprendere la strada della repressione, così circondarono il corteo e cercarono di arrestare gli organizzatori. Nonostante Pio La Torre tentasse di placare gli animi la folla fece partire una sassaiola contro la Polizia: il risultato furono diversi feriti e tanti arresti.

Tra gli arrestati vi fu anche il giovane Pio La Torre: condannato ingiustamente per aggressione fu condannato ad un anno e mezzo di reclusione ed uscì dal carcere solo il 23 Agosto dell’anno seguente, quando le accuse contro di lui caddero definitivamente.

Uscito di carcere nel 1952 continuò ad occuparsi prevalentemente di agricoltura, assumendo la carica di dirigente alla Camera Confederale del Lavoro. In seguito diventerà Consigliere Comunale di Palermo, Consigliere all’Assemblea Regionale Siciliana e Segretario Regionale della CGIL. Nel 1969 fu chiamato a Roma da Enrico Berlinguer per dirigere la Commissione Agraria e poi quella sulla questione meridionale. Nel 1972 diventa deputato, eletto nella Sicilia Occidentale con una valanga di consensi.

Appena entrato in Parlamento Pio La Torre si dedica ai due problemi a cui aveva dedicato la sua vita: l’agricoltura e la lotta alla mafia. Entra a far parte della Commissione Parlamentare Antimafia e lì firma una relazione con la quale accusa Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima ed altri uomini politici di avere rapporti con Cosa Nostra. Alla relazione aggiunge la proposta di legge “Disposizioni contro la mafia” tesa a integrare la legge 575/1965 e ad introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il 416 bis. Fino a quel momento l’appartenenza ad una cosca non costituiva reato, La Torre propone per la prima volta il reato di Associazione Mafiosa e la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e soprattutto l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali. [fonte: link].

Nel 1981, proprio quando la Mafia iniziava ad uccidere con grande frequenza gli uomini dello Stato che si opponevano ad essa, La Torre decide di tornare nella sua Sicilia ed accetta l’incarico di Segretario Regionale del PCI. Questo sarà il suo ultimo incarico.

Dopo tredici anni e tante altre morti, nel 1995 vennero condannati all’ergastolo i mandanti dell’omicidio La Torre: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. [fonte: link]

 

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