Caffè Amaro – Nonna, che combini in vacanza? Come cresce il turismo sessuale femminile

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Sono soprattutto americani e inglesi, ma non mancano i tedeschi, e un terzo sono di nazionalità italiana. Appartengono a quella fascia sociale che non paga il prezzo della crisi, e non conosce il prezzo d’un chilo di pane. I periodi adatti, in un anno, sono due. Il lavoro spesso lo permette, non di rado si tratta di manager. Giugno e Ottobre, si prende l’aereo e via, verso paradisi tropicali. Dove si è perfetti sconosciuti. La scelta del viaggio è spesso ben ponderata in anticipo. E più che la posizione del villaggio, la presenza di campi da tennis, o la bellezza del mare, ciò che conta è che lì il sesso sarà facile, tanto, appagante e a buon mercato. Spesso si farà con minorenni. Nessuna ansia da prestazione, nessuna paura di sentirsi inadeguati, inadatti. Brutte.

Già, brutte, perché dopo tanto clamore sul turismo sessuale maschile, stavolta stiamo parlando dell’altra metà della luna. Indagando il fenomeno meno conosciuto, che nel totale s’attesta al dieci percento, delle donne che attraversano gli oceani alla ricerca del Big Bamboo, il Grande Bamboo, e non staremo a spiegarvi di cosa si tratti: la metafora è fin troppo esplicita.

Le mete più gettonate sono Cuba, la Jamaica, il Senegal, Kenia, Capo Verde, Santo Domingo. L’età va dai quarantacinque in su. E almeno due terzi delle donne che partono da sole o con un’amica verso queste mete – giura Renzo, titolare di un’agenzia di viaggio a Napoli – ha in mente di sperimentare in terra straniera il lato pratico dell’amore, senza temere per il seno cadente, per la cellulite o per quella smagliatura di troppo. Alcune non confessano lo scopo ultimo del viaggio neanche a se stesse, altre non hanno peli sulla lingua: “Gli italiani non sanno più soddisfare una donna; le relazioni, poi, diventano spesso troppo complicate”. Ed ecco che sembra di sentir parlare un uomo.

Le italiane dedite a queste vacanze un po’ speciali si stima siano un esercito di quasi ventimila. Di queste circa 600 hanno o hanno avuto, abitualmente od occasionalmente, rapporti con minorenni stranieri.

Ciò che sfugge loro è che il turismo sessuale è da anni ormai uno dei maggiori mercati illegali del mondo per giro d’affari, 250 miliardi l’anno, terzo dopo quelli della droga e delle armi. Diversamente che l’altro sesso però, la maggior parte non ammetterebbe mai, al ritorno, d’essersi pagata un prostituto, complice l’idea un tantino preconcetta che gli uomini di colore farebbero sesso con qualsiasi cosa respiri, e convinte persino d’aver fatto una buona azione lasciando qualche regalia in dono a quegli sfortunati ragazzi, che sono così poveri. Si sbagliano: la gran parte di questi lo fa per professione, e non tira soltanto a campare.

Sfugge loro anche che un minore è sempre un minore, benché maschio, alto un metro e novanta ed epigono del David di Michelangelo, solo di marmo nero di Varenna piuttosto che bianco di Carrara.

Non sfugge ai rapporti internazionali, invece, che i numeri del fenomeno si fanno sempre più alti, e ad oggi oltre 60mila donne occidentali – stima l’Ecpat – risultano aver provato almeno una volta nella vita il tanto agognato big bamboo.

 

I cui titolari, del resto, ogni tanto si vendicano. Dismettendo i panni dei prostituti a buon mercato, ed indossando quelli messi via dai latin lover nostrani, che tra un dopobarba che sa di pioggia ed una ventiquattro ore, a dire di alcune si sarebbero dimenticati cosa vuole la cicogna in cambio di bambini.

A questo sopperiscono loro, i ragazzi mori dei tropici del Cancro e del Capricorno, che coi loro boccoli lunghi e a ritmo d’Havana Club e tamburelli jamaicani arrivano dove non osano più i gli svevi e i sarracini nostri conterranei, ormai in via d’estinzione. Offrendo alle attempate signore occidentali – le vittime predilette sono ultrasettantenni – l’esperienza di una vera e propria relazione, gratuitamente, bontà loro. Facendole innamorare perdutamente, facendole sentire desiderate come mai nessun altro uomo prima, riportando per loro indietro di mezzo secolo le lancette dell’orologio. Recitando la parte dell’uomo, compagno, amante ideale. Saranno lacrime all’aeroporto. Fazzoletti bianchi, e promesse di rivedersi presto, anche se Fidel non vuole. Come negare poi, al ragazzo perduto, adesso così lontano, un aiuto economico quando due settimane dopo avrà bisogno di denaro perché quel suo carissimo zio ha avuto un incidente e deve pagarsi un costosissimo intervento? No che non mente, no che non fa finta. I suoi occhi erano sinceri, davvero innamorati quando incrociavano i miei, tra un doppiomento peloso ed una palpebra pigra.

Si chiamano in gergo sanky-panky, bricheros nella variante ispanica, e rappresentano la diabolica vendetta del povero sul ricco, dello sfruttato sullo sfruttatore. La nemesi perfetta per chi parte in cerca di sesso da comprare, e ne ritorna comprato, invischiato persino sentimentalmente. Il loro piano è scientifico, lo scopo ultimo il matrimonio nel paese della preda, e al più presto la fuga e il ritorno in patria, una volta ottenuta la cittadinanza, venduta la casa, e morta la vecchia.

Ecco la testimonianza di coco78, su un forum di donne prese in giro da questi avventurieri:

“E’ una cosa che accade nell’isola da anni, e la tradizione del sanky panky continuerà se noi donne non ragioniamo col cervello. Certo non sarebbe carino andar via dalla vacanza dopo aver incontrato uno di quegli Dei che sono il sogno di ogni donna. Ti chiama baby, ti dice che ti ama, ti offre le più grandi attenzioni, dice ai suoi amici che sei la sua sposa. Il secondo giorno ti presenta in famiglia, e sua madre sembra innamorata di te e ti chiama bellezza ogni volta che ti vede. Quando ballate insieme i suoi occhi sono sempre su di te, e non dimentichiamo del migliore sesso del mondo!

E’ un sogno… ma solo un sogno! Sono sicura che la maggior parte delle donne che leggono questo possono confermare le cose che sto dicendo, ma state attente, si stanno prendendo gioco di voi! La verità è che per loro non siamo altro che un conto in banca! Io ho avuto l’esperienza di vivere a Puerto Plata tre anni, mi sono sposata e ho avuto anche un bambino. Il mio ragazzo dominicano non è stato altro che un incudo! In tre anni ho speso oltre 50mila dollari canadesi per mantenere lui e la sua famiglia. Non ho imparato la lezione e gli ho dato anche un biglietto per il Canada. Adesso sono in bancarotta, lui se n’è andato…. ma non ho ancora imparato la lezione, sono tornata indietro a cercarlo e, sì ragazze, mi sono innamorata di un altro Dio dominicano. E’ come avere una malattia”

Se non ci fossero le turiste straniere, penso che I dominicani sarebbero estinti, come i dinosauri! Però agiscono sempre allo stesso modo: adesso vi elenco le situazioni, se vi riconoscete, fuggite a gambe levate!
Se un ragazzo dominicano: si veste bene, vi chiede denaro, vi presenta come sua moglie, vi dice di volervi sposare dopo poche settimane, vi convince ad avere rapporti non protetti, vi presenta in famiglia, è gelosissimo anche per piccole cose, si fa comprare regali, vestiti e altre cose, siate certe: è un sanky!

Non fatevi fregare, vi diranno di non aver soldi neanche per mangiare. Non è vero, se la passano meglio di noi, per loro tutto questo è un lavoro professionale. Molti hanno più di dieci figli sparsi per il mondo.

Ma di chi è la colpa? Soltanto nostra! Per avergli creduto e dato fiducia, e poi realizzare che siamo state prese in giro, e mentre ce ne andiamo loro ci ridono in faccia! Le uniche donne che rispettano solo le loro donne, le donne della loro terra. Noi non siamo altro che bottiglie di latte da riempire. Usate le testa ragazze, perché questi Dei possono diventare il vostro incubo peggiore!”

Ecco, signore nonne turiste, siete avvertite. Forse, in quel d’Ottobre, è meglio filar la maglia nuova ai nipotini. Perché per questi ragazzi non siete altro che  che (per via del colore della pelle, ed ecco che il razzismo ricambia la cortesia) “milk bottles to fill“, bottiglie di latte da riempire.

Di cosa, fate un po’ voi. 



Caffè amaro è l’articolo bisettimanale d’inchiesta di Caffè News. Un modo per prendere contatto con le faccende più crude, sottaciute, nascoste, scomode. Un appuntamento con la realtà che sarà un sorso di caffè amaro, necessario a nostro avviso non tanto per curare, ma certo per conoscere e quindi prevenire, per prendere le misure, e le distanze, da fatti e comportamenti che non smetteremo di non ritenere normali. Caffè amaro perché è il caffè più sincero, non edulcorato nel sapore dagli zuccheri aggiunti. Certo crudo e dal sapore forte, certo non adatto ad ogni palato, ma di sicuro molto apprezzato tra chi s’intende di caffè. Vi invitiamo a collaborare con noi suggerendoci i temi da trattare, dandoci le idee, inviandoci materiale. Se siamo qui, è solo per voi. A presto col prossimo caffè amaro, ogni domenica ogni due.



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