17 marzo, festa dell’Unità o della discordia nazionale?

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Il 2011 è un anno importante per il nostro paese, 150 anni fa per mano di Vittorio Emanuele II, ma soprattutto di Camillo Benso Conte di Cavour, nasceva dopo anni di guerre interminabili il Regno d’Italia. Per celebrare al meglio l’importante ricorrenza il Consiglio dei Ministri e la Presidenza della Repubblica hanno proclamato il 17 marzo festa nazionale. Tutti gli uffici dovranno rimanere chiusi per permettere ai dipendenti di partecipare alle numerose iniziative il programma in tutto il Paese.

La ricorrenza però, seguita dalla data della festa sta scatenando, nel perfetto stile italico, un mare di polemiche e di lotte politiche e sociali. Inutile dire quanto la festa dei 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia sia sentita davvero poco e addirittura per niente in varie aree del nostro paese dove l’ “occupazione” italiana ha portato più problemi che benefici. Negli ultimi anni, infatti una completa revisione sulla storiografia risorgimentale ha in qualche modo ridimensionato i meriti del Risorgimento e del “Regno sabaudo” sull’unificazione italiana.

In particolare la controversa figura di Giuseppe Garibaldi è stata vista come un tiranno, un generale che avrebbe promosso la “Spedizione dei Mille” per costituire un regno del Sud di matrice mazziniana e solo dopo Cavour avrebbe preso l’iniziativa di “fermare” Garibaldi a Teano per paura che il Sud potesse essere “sottratto” ai piemontesi. Piemontesi da sempre visti come una forza occupante nel Mezzogiorno d’Italia colpevoli di non aver fatto le adeguate riforme in campo agricolo ed industriale e di avere favorito sempre il Nord nello sviluppo. Il fenomeno del brigantaggio è una diretta conseguenza del malcontento delle popolazioni meridionali.

Altro tema controverso in ambito storiografico è la questione altoatesina conseguente la fine della prima guerra mondiale. Le parole del Presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalden che ha affermato che la sua Provincia è da sempre una minoranza austriaca in territorio italiano e nel 1919 non sono stati liberi di scegliere se stare con l’Italia o l’Austria ha suscitato un vespaio di polemiche ed è stato pesantemente redarguito dal presidente della Repubblica Napolitano. La voce dell’Alto Adige non è l’unico coro che si alza contro i festeggiamenti.

Anche la politica si sta spaccando su questa ricorrenza e soprattutto sul giorno di festa del 17 marzo. Se lo zoccolo duro del Pdl è sostanzialmente favorevole alle celebrazioni, la Lega Nord dimostra di essere contraria a tutto ciò a causa delle elevate spese dei festeggiamenti e per la forte anti- italianità dimostrata in più di un occasione. Il leader del Carroccio Umberto Bossi si è dimostrato più volte contrario alla proclamazione della festa il 17 marzo ed ha affermato che una giornata di ferie, oltre che a gravare sulle spese dello Stato, non avrebbe senso e la festa può essere celebrata degnamente anche lavorando. Della stessa onda il Ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli che seguendo alla lettere le parole del Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che aveva affermato di essere contro la giornata di ferie, ha rincarato la dose affermando la necessità di contenere le spese e di essere contrario al “ponte” che si creerebbe con il giorno di festa.

Polemico anche il Ministro della Regione Veneto Luca Zaia che non si è presentato alla presentazione ufficiale del calendario delle manifestazioni delegando il presidente del Consiglio Regionale Clodovaldo Ruffato a rappresentarlo. Anche questo segnale ben rappresenta la scarsa partecipazione del presidente leghista di una regione che tanto ha fatto per unificare il paese e soprattutto a tenerlo unito durante i tragici giorni della ritirata di Caporetto.

Insomma una festa controversa che a differenza di molte altre nazioni non è sentita in modo omogeneo e rischia di essere un flop. Questo dimostra quanto la nostra nazione per raggiungere una vera unità culturale debba ancora fare tanta strada. La famosa frase di Cavour: “ L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli Italiani” è oggi più che mai attuale.

Tricarico in “Tre Colori”, Sanremo 2011

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Stefano Bernardini



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da Avanguardie

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