La procura dei rifiuti e le accuse indigeste del premier
Tostato da Simone Aversano
Se volessimo contare i giorni che sta durando questa “emergenza” rifiuti a Napoli forse arriveremmo più o meno alle tonnellate di “monnezza” ancora da smaltire tra i vari impienti regionali, eco balle (per niente “eco”) comprese. Se invece volessimo aggiungere alla somma ottenuta anche il numero di accuse indigeste formuate per lo più ai giudici dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, senz’altro il numero di quelle tonnellate lo supereremmo.
La situazione è drammatica, altro che emergenza. Un’intera regione, ma in particolare una città come Napoli, che per quasi venti anni non riesce, non sa, non vuole, non può risolvere definitivamente (il chè sarebbe pleonastico, visto che la risoluzione è di per sè qualcosa di definitivo) un problema gravissimo che è la madre (o forse no) di tutti i mali napoletani e campani. Dietro le tonnellate di sacchi, sacchetti, cumuli e balle di rifiuti di ogni genere si aggirano loschi figuri, più o meno affiliati alla camorra. E schiere di politicanti che non hanno compreso che fare i politici vuol dire risolvere i problemi delle persone, non aggravarli anno dopo anno. Per non parlare dei soldi: quanti miliardi di euro sono stati sprecati senza arrivare alla risoluzione della “emergenza”? Inutile ed impossibile tenere il conto, tanto sarebbe un’iperbole già parecchio al di là della soglia massima di indignazione della popolazione civile.
Ma le notizie si rincorrono e allora, visto anche che siamo in campagna elettorale, se ne sentono di tutti i colori. O forse di tutte le… puzze. Di sicuro le ultime dichiarazioni di Berlusconi circa la piaga rifiuti napolatana non sono affatto profumate nè facilmente digeribili. E il giudizio vale anche per i cittadini comuni, tra i quali vanno inseriti anche gli elettori di Berlusconi e del centrodestra che proprio non si immagina come possano conservare la qualifica di “cittadini” se non si indignano di fronte a certe affermazioni, oggettivamente oltre ogni contegno intellettuale, prima che istituzionale.
E’ notizia di ieri, infatti, che il premier Berlusconi ha accusato i pm della Procura di Napoli di essere responsabili dell’emergenza rifiuti. La colpa dei giudici, ovvero la loro azione incriminata, sarebbe quella di aver fatto chiudere delle discariche, impedendo così di pervenire ad una rapida e definitiva (sempre pleonastico) risoluzione del dramma. A queste affermazioni, Berlusconi ha pensato bene di aggiungere una delle sue battute di spirito, in questo caso “allo spirito”: “I rifiuti – ha detto – io li porterei in Procura”.
Immediata e abbastanza forte è arrivata in giornata la replica del procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, che si è agganciato alla cattura di Feliciano Mallardo e al sequestro di beni per un ammontare complessivo di circa 600 milioni di Euro per motivare che la verità sta nel contrario, ossia che i pm lavorano per risolvere il caos rifiuti. “Rispondo ad accuse vere e proprie, non a critiche pronunciate da chi non ha letto gli atti o non conosce la situazione di Napoli – ha affermato Lepore – . In questa provincia non ci sono discariche: come avremmo potuto chiuderle? Ci siamo limitati a sequestrare solo una parte della discarica di Chiaiano, peraltro già prossima all’esaurimento, per compiere alcuni accertamenti indispensabili”.
Curiosa e sarcastica, nonchè originale e sorprendente considerando lo stile e la persona di chi l’ha detta, è stata la risposta del giudice Raffaele Cantone, ex pm della DDA di Napoli ed ora al Massimario della Cassazione (ma in odore di rientro alla procura patenopea). Cantone, che cura un interessante blog di riflessioni, commenti e spunti (spesso anche leggeri) sul sito de Il Mattino, ha infatti ironizzato sulla questione prendendosela a distanza con chi vuole portare la “munnezza” direttamente negli uffici dei pm.
“Dopo essermi a lungo tormentato – ha scritto Cantone nel post intitolato ’Evviva; trovata la soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli!!!‘ – ho colto l’incredibile genialità ed ho capito; si tratta di una soluzione come quella dell’uovo di Colombo perché con un solo colpo riuscirà a risolvere due problemi: quello di togliere la spazzatura dalle strade della città e quello di eliminare i tanti processi che pendono da tempo e che non stati definiti; questi ultimi si confonderanno con la ‘munnezza’ ed in quel modo anche essi saranno smaltiti, con un grande entusiasmo da parte quindi non solo dei cittadini di Napoli ma anche di quei tanti indagati, ingiustamente perseguitati dalle toghe rosse che impazzano anche nella Procura partenopea. Cosa dire? Se non fosse tutto così tremendamente serio – ha concluso il giudice – ci sarebbe davvero materia per sganasciarsi dalle risate!“.
Da parte nostra, affidiamo ogni commento e considerazione ad una delle più acute freddure di Spinoza.it:
Berlusconi: “I pm milanesi sono un cancro per la democrazia”. Se per pm intende dire Primi Ministri, concordo.
Simone Aversano













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