E’ la fine di Mastella?
Tostato da Simone Aversano
Nascosto tra le pieghe delle riflessioni ed analisi politiche del post-voto amministrativo 2011, c’è un dato che riguarda uno dei più longevi politici della storia della Repubblica e non lo classifica di certo con una posizione appagante. Che Clemente Mastella stesse conoscendo un lento ed inesorabile declino è forse un dato acquisito ormai da tempo, almeno da quando, con una mossa ancora tutta da comprendere, dopo aver abbandonato la carica di ministro della Giustizia per le inchieste che pendevano su sua moglie Sandra Lonardo, decise di fuggire via anche dalla maggioranza passando con Berlusconi, facendo così cadere l’ultimo Governo Prodi.
Era il 2008, Mastella aveva appena tolto di dosso l’abito da ministro, tra l’altro di uno dei dicasteri fondamentali dello Stato. Ma per comprendere la parabola mastelliana è necessario fare un passo indietro di due anni. La forza del politico di Ceppaloni si deve infatti misurare, a nostro modo di vedere, non tanto sui numeri conseguiti alle elezioni politiche nazionali (nè a quelle europee del 2009 quando il fondatore dell’UDEUR è stato eletto al Parlamento di Bruxelles), ma alle consultazioni amministrative e locali che hanno interessato di volta in volta comuni e provincie di quella Campania e di quel Sud di cui Mastella ha sempre tentato di essere paladino difensore.
Andiamo quindi al 2006, quando si votò alle elezioni comunali di Benevento, capoluogo di provincia sotto cui ricade proprio la capitale dell’antico feudo mastelliano, quella Ceppaloni che ancora ospita l’arcinota villa dai muri rossicci.
Mastella all’epoca riuscì a presentare un proprio candidato a sindaco, un allora poco conosciuto ingegner Fausto Pepe, che in molti vedevano perdente contro il sindaco uscente di centrodestra D’Alessandro. Mastella la spuntò, risultando il primo partito in città con il 17% dei consensi, cui vanno aggiunti quelli ottenuti dalla lista civica collegata, Costituente di Centro (7%). Nel 2006 la forza di Mastella sul suo territorio valeva oltre 10mila e 500 voti, nonchè l’elezione di un candidato sindaco designato proprio dal leader nazionale dell’UDEUR.
Ritorniamo al 2008. Dopo la caduta di Prodi, il Sannio ritorna ad essere terra di conquista per Mastella in occasione delle elezioni provinciali di Benevento. Il PD è appena nato e Veltroni è intento nel suo estenuante (ma inefficace) tour in pullman per tutta l’Italia, anche per sponsorizzare le candidature dei vari aspiranti amministratori locali.
E una tappa tocca proprio Benevento, dove il candidato presidente di Provincia, il docente universitario ed ex rettore Unisannio Aniello Cimitile è sostenuto da una rosa eterogenea di partiti e liste che ricordano molto quell’Unione o Ulivo che Veltroni in quel momento indicava come il soggetto politico da abbandonare. Tra i simboli a sostegno c’era anche il solito UDEUR di Mastella con la solita lista civica collegata Costituente di Centro. Anche in quel caso, Mastella fu determinante, ottenendo a livello provinciale un netto 16% tra lista e partito, per un totale di circa 30mila voti. Nella stessa tornata elettorale per le politiche, Mastella perse il treno (lo abbandonò esplicitamente) rinunciando alla ricandidatura in Parlamento.
Di elezione in elezione, dobbiamo arrivare alle comunali di quest’anno per ritrovare Mastella in campo nel tentativo di riconquista del territorio. Mesi prima delle elezioni, il leader di quello che è diventato il partito dei Popolari per il Sud annunciò la sua candidatura a sindaco di Benevento.
Ma poi, riscontrando poco entusiasmo in tutti i possibili alleati (Mastella in principio non aveva fatto differenze di sorta), se l’era presa con tutti sbottando ed aveva ritirato la proposta. E così era pian piano maturata la sua candidatura a sindaco di Napoli. Ma la competizione nel capoluogo partenopeo, si sa, si è fatta subito aspra, con ben sette contendenti di cui almeno quattro papabili per il ballottaggio o l’elezione diretta. La storia ha voluto che Mastella non solo non ce l’abbia fatta, ma abbia addirittura conseguito una brutta figura: per lui un misero 2,17% con addirittura meno voti come candidato sindaco che per la lista UDEUR, e facendo il conto la sua forza numerica di voti a Napoli non va oltre le 11mila preferenze.
Ma è ancora per Benevento città che bisogna passare per completare questa parabola discendente, che vede Mastella perdere per strada voti su voti e alleati su alleati (senza contare l’andare e rivenire da destra a sinistra e viceversa nel correre di mesi).
Anche a Benevento quest’anno si è andati al voto per il nuovo sindaco. A vincere, ironia della sorte, è stato proprio quel Fausto Pepe, sindaco uscente, candidato cinque anni fa dallo stesso Mastella che oggi gli si è opposto come acerrimo rivale. Al leader ceppalonico non è infatti andata giù la fuga di Pepe dal suo partito, per approdare al PD, in seguito alle note vicende giudiziarie del 2008. Ma anche il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche diffuse anche dalla stampa, in cui il sindaco di Benevento apostrofava in maniera poco carina la signora Sandra Lonardo, hanno fatto rompere il rapporto tra i due e l’alleanza politica. Dopo una dura e aspra campagna elettorale, senza esclusione di colpi, la coalizione contrapposta a Pepe denominata Patto per il Territorio, nata dall’accordo tra il senatore ex PdL ex FLI ed ora a Coesione Nazionale Pasquale Viespoli, Mastella stesso e l’ex presidente diessino della provincia di Benevento ed ex parlamentare comunista Carmine Nardone, si è fermata ad appena il 30%, lasciando a Pepe la strada aperta per vincere al primo turno con il 52% dei consensi.
E l’UDEUR? Mastella, presentatosi questa volta con una sola lista, a Benevento ha perso in casa una brutta partita, conseguendo una sconfitta storica: la sua lista si ferma a 2900 voti, pari ad appena il 7,17% del totale. Il paragone con gli anni precedenti risulta facile e immediato.
Si può dunque dire che Mastella sia politicamente finito? Forse bisogna distinguere il piano individuale da quello del suo partito, ma anche fatta questa differenza i dati sono chiari: sul territorio Mastella non è più forte come un tempo, e visto che è a pochi mesi dall’avvio di un progetto nuovo (o presunto tale) con il cambio di denominazione del partito da UDEUR a Popolari per il Sud, si può certo dire che questo progetto sia partito molto male. Come e se rialzerà la testa solo il tempo potrà dirlo. E, ovviamente, le prossime elezioni…
Simone Aversano













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