Alfano sarà il segretario di un Pdl in piena crisi

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Angelino Alfano sarà il segretario nazionale del Pdl. La decisione di affiancare al padrone unico Berlusconi una figura di primo piano è il segno tangibile della crisi profonda che sta vivendo il partito del Cavaliere. Il trittico di coordinatori rimane al suo posto anche se, attualmente sembra essere un duo (Verdini e La Russa) visto che Sandro Bondi ha presentato le dimissioni. Dalla discesa in campo nel ‘94 questo è il primo passo concreto verso quello che sarà il post-Berlusconi, idea aborrita, fino alla batosta delle amministrative, da tutti i fedelissimi dell’attuale premier. Un consiglio nazionale del Pdl verrà convocato in questi giorni per ufficializzare la rivoluzione gerarchica del partito.

A questo punto non è difficile immaginare, dopo che in questi ultimi mesi sono usciti vari nomi, chi avrà l’onore di essere il successore del padrone. Angelino Alfano, attuale guardasigilli, impegnato costantemente nel favorire le contestatissime leggi ad personam, una volta nominato ufficialmente segretario del Pdl, si dimetterà dalla carica di ministro della giustizia. Al suo posto, in via Arenula, voci di corridoio, vedono Maurizio Lupi o Fabrizio Cicchitto.

Alfano, nel suo nuovo incarico di segretario, sicuramente non avrà nessun potere decisionale, come non ne ha nessuno degli scagnozzi di Berlusconi il quale, accettando la nuova posizione all’interno del suo partito, ha scelto uno dei fedelissimi. Basti pensare che Alfano, appena nominato ministro della giustizia, si è subito distinto varando, come suo primo provvedimento, il Lodo Alfano, il tentativo più esplicito di salvare Berlusconi dai processi.

Angelino Alfano, nato il 31 ottobre 1970 ad Agrigento, nel 2005 è diventato il coordinatore siciliano di Forza Italia, succedendo a Gianfranco Miccichè e aderendo alla corrente del partito più vicina a Salvatore Cuffaro, ex governatore della Regione Sicilia celebre per aver lanciato, nel 1991 durante il Maurizio Costanzo Show, pesanti invettive contro Giovanni Falcone. Lo stesso Cuffaro che, il 22 gennaio di quest’anno, è stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio.

Andrea Ciccolini

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