La Casta come in un Reality sceglie tra due nominati

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Sulla politica italiana torna a rimbombare in modo minaccioso il rumore di quel tintinnio di manette che quasi vent’anni fa stravolse alcuni partiti di massa ponendo fine alla Prima Repubblica. Non siamo ancora a quei livelli, ma ormai il ritmo con il quale gli avvisi di garanzia e i mandati di arresto piovono sui politici è talmente costante, che il refrain prodotto rievoca inevitabilmente il periodo di Mani pulite.
Tra l’altro, la guerra Magistratura-politica è ormai bipartisan, dando adito (e in fondo ragione) a quanti ormai nella politica non credono più da tempo e nuotano nel qualunquismo. Basta citare gli ultimi casi: Piergianni Prosperini, l’ex assessore lumbard finito ieri mattina ai domiciliari (recidivo dopo solo qualche mese) perché accusato di aver ricevuto delle tangenti per favorire un imprenditore in una gara d’appalto per la promozione di eventi in Valtellina; o quelli di Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani indagato perché avrebbe preso mazzette fino a 4 miliardi di lire.

Poi ci sono gli ormai noti casi del deputato Alfonso Papa (Pdl) e del senatore Alberto Tedesco (Pd). Il primo immischiato nell’inchiesta P4, il secondo indagato per corruzione, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso. La Casta, per un mero fatto numerico, ha votato Sì all’arresto del primo alla Camera, mentre ha votato No a quella del secondo al Senato. Vediamo di seguito più approfonditamente i reati commessi dal figlio e dal figliastro del nostro Parlamento, e ipoteticamente (perché le votazioni si sono svolte ovviamente a scrutinio segreto) da dove è scaturita la diversa decisione delle Camere nei loro confronti.

 

Alfonso Papa è finito nell’inchiesta P4 portata avanti dai pm Henry Woodcock e Francesco Curcio della procura partenopea. I reati contestati sono: corruzione, concussione, estorsione e favoreggiamento personale. Secondo il gip di Napoli Papa, Luigi Bisignani, Enrico La Monica e Giuseppe Nuzzo “promuovevano, costituivano e prendevano parte a una associazione per delinquere, organizzata e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia”. Insomma, per la procura di Napoli Papa avrebbe fatto parte di “un sistema informativo parallelo” al fine di acquisire informazioni sulle indagini e usarle per avanzare “indebite pretese e indebite richieste” sugli indagati.
La Camera è stata chiamata ad esprimersi dopo che la Giunta per le autorizzazioni a procedere aveva dato parere favorevole per il suo arresto. Durante i lavori della Giunta, la Lega si era astenuta, mentre i deputati del Pdl e dei Responsabili hanno abbandonato i lavori per protesta. Nelle votazioni di mercoledì scorso invece, il Carroccio è stato deciso nel votare a favore del suo arresto, diventando pure decisivo: i Sì sono stati 319 contro 293 No.
Il resto della maggioranza ha votato contro il suo arresto, mentre l’opposizione a favore. Papa è stato arrestato nella serata di mercoledì stesso, e adesso è recluso nel carcere napoletano di Poggioreale.
Finito nell’inchiesta che ha sconvolto la sanità in Puglia, l’ex assessore di Vendola Alberto Tedesco è invece accusato di corruzione, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso.
Nel mirino dei pm di Bari ci sono i presunti appalti truccati e le nomine dei vertici dell’Asl: dal 2005 al 2009 la sinistra pugliese avrebbe, infatti, imposto i primari e gli imprenditori che avrebbero poi dovuto vincere le gare d’appalto. “La prassi politica dello spoil system – si legge nell’ordinanza del gip Giuseppe de Benedictis – era talmente imperante nella sanità regionale da indurre Vendola, pur di sostenere alla nomina a direttore generale di un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare, con una nuova legge a usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina della persona da lui fortemente voluta”.
Insomma, mica bruscolini. Eppure Alberto Tedesco si è salvato. La Giunta per le autorizzazioni a procedere pure aveva votato in favore del suo arresto (tutti voti dell’opposizione, la maggioranza votò invece contro il suo arresto, con la Lega anche in questo caso astenutasi). Interpellato dunque dalla Giunta, il Senato invece ha votato contro il suo arresto, con 151 No e 127 Sì.
Sebbene non ci siano certezze, perché il voto si è svolto come detto a scrutinio segreto, decisivi dovrebbero essere 34 voti provenienti da sinistra. Se è vero che la maggioranza ha più voti in Senato che alla Camera, la Lega ha presumibilmente votato in favore del suo arresto mentre si presuppone che una parte dei No sia giunta proprio dal Pd; nella fattispecie dai dalemiani pugliesi vicini al Senatore Nicola La Torre.

Insomma, ciò che ne viene fuori da queste votazioni è che la Casta fa, come diciamo a Napoli, “figli e figliastri”. Il Pdl è irremovibilmente garantista, anche quando ammette le colpe dell’indagato; la Lega si è riscoperta forcaiola, proprio come ai tempi di Mani pulite; l’Udc si sta sforzando di fare pulizia interna partendo proprio dalle case altrui; l’Idv, a parte qualche pecorella smarrita che spunta di tanto in tanto, continua nel suo rigore giudiziario interno; il Pd invece fa il trasparente con gli indagati degli altri, mentre si concede non poche scappatelle, lanciando ciambelle di salvataggio quando si tratta dei propri.

Risultato: Papa è in carcere, mentre Tedesco, benché abbia invitato i suoi colleghi senatori a farsi arrestare, è ancora un membro della Casta.
Appuntamento dunque alle prossime votazioni salva-indagati, le quali sicuramente non si faranno attendere troppo. Sperando almeno di non dover assistere a una triste votazione tra due nominati, come in uno squallido Reality

Luca Scialò

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