Il vero Miracolo di San Gennaro
Tostato da Angelo Bruscino
A Napoli, con cadenza annuale, si consuma un rito molto speciale, complice San Gennaro. Non parlo del miracolo in senso stretto, dello scioglimento del sangue del Santo patrono, ma di quanto avviene negli abitanti della città, che in occasione del 19 settembre tornano improvvisamente a sentire forte l’appartenenza a quel luogo speciale che è la loro terra ed i suoi riti.
Si riuniscono, riscoprono l’orgoglio e il legame, vivono con sollecitudine ed ansia la manifestazione del miracolo, quasi come un test personale, che in qualche maniera giudica non semplicemente lo stato del capoluogo, ma quello dei suoi cittadini, dalle più alte cariche istituzionali, a quelle politiche ed imprenditoriali, che con commozione corale non mancano di partecipare, cuore e fede in mano, a questo magnifico rito che continua ad emozionare tutti i Napoletani, e presunti tali, sparsi per il mondo.
Ma c’e’ un problema: di solito il Miracolo di San Gennaro ha purtroppo breve durata e il suo effetto segue la stessa tempistica, letteralmente il tempo di una passerella, per dimenticare poi in fretta che tutti dovremmo essere “più buoni, più bravi e più belli dentro” in modo costante, che il tentativo di migliorare noi stessi e la nostra città non può essere sbandierato solo per l’occasione, ma che l’esempio ed il significato dell’evento miracoloso è proprio quello di cambiare in maniera perenne costumi e modi di vivere, magari all’insegna dell’etica e della morale cristiana o comunque di quella civile. Vivere con il paradigma del rispetto, del senso civico e del bene comune, questo è il vero messaggio che va al di là della celebrazione pur splendida nel Duomo cittadino, ma che tutti dimenticano in favore dell’evento mediatico.
Napoli è la città dei grandi e piccoli miracoli, dell’impossibile che diventa ripetizione a volte positiva, troppo spesso negativa. E’ un luogo pieno di una strana poesia, alchimia che fonde miti, leggende e realtà e che spesso dimentica quei piccoli, poco eclatanti, ma continui gesti di amore che le persone, giovani, anziani, uomini e donne, realizzano ogni giorno, a volte con un moto di comprensibile ribellione alle tante brutture che ci circondano, a volte nel silenzio e nel sacrificio di chi cerca di cambiare le cose, anche quando tutto rema contro.
Napoli, la nostra città, ha bisogno di questi continui esempi positivi. Il richiamo del Miracolo è forte, come forte dovrebbe essere l’emulazione a quei momenti di vita esemplare che il capoluogo ha conosciuto e conosce. Molti, tanti cittadini, hanno messo in campo ottime iniziative in questo senso negli ultimi tempi, dall’adozione di aree verdi, a continui sforzi per ripulire la città e i suoi monumenti, passando per le battaglie contro l’illegalità. Tante tantissime iniziative che stanno riscoprendo il cuore vero della città nel silenzio dell’agire, nella convinzione che per fare la cosa giusta bastino spesso inizialmente solo due mani ed una testa.
Insomma, sembra quasi che quest’anno il solito oblio del giorno successivo al miracolo non sia avvenuto, sembra quasi che San Gennaro abbia fatto un miracolo più grande del solito: aver risvegliato molti all’impegno civile a favore della loro città, a favore di quell’immagine vera e positiva dei napoletani; sembra quasi che il nostro Santo sia riuscito a sciogliere anche il sangue dei Napoletani, a renderlo vivo e caldo a favore degli altri, a favore della città stessa.
Angelo Bruscino













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