Le nostre facce, sono il nuovo confine

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Il mondo è cambiato completamente, trasformato in un modo e una maniera che ancora non ci è del tutto chiara. La storia si sta muovendo in questi giorni, in questi mesi: se ascoltate bene si sente già il fruscio della penna o il ticchettio della tastiera che scrivono nuove pagine, nuovi libri, nuovi testi per raccontare al domani quello che oggi avviene, quello che ci passa sotto gli occhi senza che noi ce ne accorgiamo.


Io me ne sono accorto, non certo per straordinari meriti innati o acquisiti, me ne sono accorto per caso, guardando i volti delle persone, di quelle più giovani soprattutto. Sì, sembra assurdo anche a me, ma lì esattamente al centro delle facce degli altri ho scoperto che quello che era stato il mio mondo non era più quello di prima: cambiato e sostituito da questa brezza, anzi da questo ciclone, che ha spazzato via il vecchio mondo arabo, con quella forza che solo i giovani e la loro Primavera potevano dimostrare, e poi anche l’Occidente di ieri.

Gli Stati Uniti in primis e dopo l’Europa hanno scoperto che la politica economica del debito e del consumo, che dal primo dopoguerra ai giorni nostri aveva predominato, era fallita, insieme a tutti quei Paesi che ne erano stati i campioni e i vassalli. Il nuovo avanza nella spasmodica necessità, nel bisogno di trovare forme maggiormente attente e consapevoli di economia, nella definizione di una responsabilità e di una morale sociale che sembravano smarrite in Europa, dove i privilegi delle caste superano ogni buon senso, in America, dove Wall Street sbeffeggia brindando con champagne e assurdi emollienti gli Indignados di Main Street che dal ponte di Brooklin manifestano per chiedere maggiore equità e giustizia sociale, in Spagna, in Inghilterra, in Islanda, in Francia. E tutto questo avviene con il comune denominatore di chi vuole e chiede a gran voce un mondo nuovo, perché in questo proprio non ci si riconosce più, per il troppo spreco, le troppe incertezze, il continuo fallimento di valori abusati dalla ipocrisia e dal dominio di chi non riconosce il merito, ma solo il favoritismo e il clientelismo.

In questo nuovo contesto anche sociale, la polis è sempre più virtuale: la società si sta riscoprendo attiva, viva, a volte inasprendo fino alla violenza il proprio sdegno, dimostrando una forma di risveglio nel web: il nuovo luogo. Ancora esiste, ma non ha molta compagnia, chi “crede” nelle strade e nelle piazze, chi sa percorrerle quando si deve, quando si sente necessario il bisogno di dimostrare la volontà di avere di nuovo persone, ideali, sogni, progetti in cui credere ed investire la propria esistenza.

Il nuovo secolo ha decretato la fine degli idealismi, ma per fortuna non degli ideali, lo vedo, me ne accorgo fissando quei volti di cui parlavo, quelli dei tanti ragazzi di questa generazione data da sempre come perduta ed insofferente. Quei volti che mi dicono che il mio mondo non è più quello di prima, è stato spazzato via, è cambiato, ma non è morto: vive e continua sulle spalle di una nuova generazione che adesso sta muovendo i primi passi, a volte goffi, verso una direzione diversa. Siamo noi giovani di questa generazione con le nostre facce il confine tra ieri e domani, tra vecchio e nuovo. E chissà forse per una volta il sogno di creare un mondo, un luogo migliore, più equo, più giusto potrebbe realizzarsi anche solo con la semplice forza delle idee, delle opinioni che, come abbiamo visto, in questo grande villaggio globalizzato, con l’ausilio dei nuovi strumenti di diffusione di massa, sanno diventare molto e pericolosamente reali, per i tanti a cui cambiare proprio non conviene e ai quali quando è necessario dobbiamo opporre le nostre facce, il nostro primo confine, tra quello che eravamo e quello che sicuramente riusciremo a diventare.

                                                                                                                                   Angelo Bruscino

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