L’Europa senza Fede, l’ Italia senza Coraggio

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La peggiore crisi, non solo economica, dalla fine dello scorso secolo all’inizio di questo ha investito il mondo, ribaltando convinzioni, poteri ed equilibri, preparando un nuovo fertile humus per quelli che saranno i nuovi padroni, che forse cresceranno e prospereranno sulle macerie dei nostri debiti.

L’Europa perde ogni giorni la sua credibilità a causa delle politiche spesso vigliacche dei grandi Paesi, che cercano opportunità nell’approfittare della debolezza altrui. Mentre i piccoli Paesi, in primis la Grecia, cercano disonorevoli vie di uscita dalle politiche di riforma del debito imposte da Francia e Germania, per recuperare il consenso, missione ormai impossibile, della propria base elettorale, tentando di scappare dalle responsabilità dichiarate e accertate che hanno ucciso un’ intera nazione.

Altri Paesi, l’Italia tra questi, percorrono invece i sentieri della finzione, della bugia, nel tentativo di tirare avanti, senza coraggio, senza responsabilità verso cittadini sempre più confusi da dichiarazioni astratte e che cercano colpe ovunque per lo stato di cose attuale, dove si fanno spazio infinite soluzioni sempre azzoppate e non definitive, che mai trovano realizzazione, spostando sempre in avanti le scelte, necessarie e sicuramente impopolari, per risollevare il Paese e garantirgli un futuro.

Un vecchio detto recita: “La strada dell’inferno è lastricata dalle buone intenzioni”, ed è esattamente quello che pare stia avvenendo in questi giorni convulsi, tutti parlano di scelte difficili, di rivoluzioni necessarie, ma tutti, nessuno escluso, fa seguire alle parole i fatti, che pericolosamente latitano, portandoci più vicino a quel baratro tanto pericoloso che si chiama default. E default non è solo da intendersi come fallimento del nostro sistema paese, ma come la totale perdita di credibilità che già si manifesta negli spread impazziti che portano i nostri tassi d’interesse, sui Bond Pubblici oltre il 6%, perché nessuno crede più in questa Italia (fatta più da imbonitori che da statisti), che nonostante gli ottimi fondamentali e il tessuto di imprese, non sopravviverà senza crescita e senza uno Stato più capace ed efficiente.

Come nessuno crede più in questa Europa, che diventa sempre più piccola, che tenta di proteggere pochi interessi, dimenticando il principio che le aveva dato origine, essere un luogo ampio di speranze e costruzione del domani, di coesione e di crescita per quasi 500 milioni di persone, molte delle quali con poca fiducia e rispetto in un’istituzione che sentono lontana, lenta, troppo burocraticizzata e attenta ad equilibri che non hanno nulla della vita reale e dei problemi che sembrano voler divorare le vecchie e nuove generazioni. Generazioni spaesate che si incolpano a vicenda di questa tragedia che brucia ogni giorno possibilità e opportunità.

Basterebbe tornare ad essere responsabili, non chiedere, ma fare per primi i sacrifici necessari, esemplari nel rappresentare le istituzioni, coraggiosi nel riformare un sistema troppo lento e vecchio, esserlo nel puntare sulla crescita. Basterebbe tornare ad essere prima Italiani e poi Europei con la maiuscola, per superare questa difficile prova; dopotutto un nuovo inizio, una nuova partenza è ancora possibile, con politiche di merito e quella fiducia e quell’entusiasmo che erano stati perduti in mille privilegi, di altrettante caste, che staccate dal mondo reale tutelano solo se stesse a scapito di noi altri, che continuiamo a sentirci Cittadini di una Italia e di un Europa fatta di grandi ideali, di fede e di coraggio.

 

Angelo Bruscino

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