L’Anonimo dell’Anno 2011 – Cesare Basile
Tostato da Alessandro Basile
L’Anonimo dell’Anno è il mio vicino di casa, la ragazza che vive in via dei Garofani numero 3, la nonna del sesto piano. Sono persone, uomini e donne in carne ed ossa, a volte sono giovani, altre poi hanno rughe spesse e mani piene di calli. Sono cittadini, immigrati, esiliati, sono muratori e dottori, sono studenti. Hanno un nome, un cognome, un indirizzo ed un numero di telefono, eppure nessuno li dice alla televisione, li chiama per un’intervista per aprirci un giornale, li invita alle cerimonie in comune. Muoiono e nessuno li ricorda, vivono e non fanno rumore. Eppure spostano pietre con il pensiero, hanno occhi profondi come burroni e con le mani smuovono le montagne per far andare quelle rotelle così arrugginite che fanno sì che il nostro paese vada avanti anche quando il mondo, l’Europa, le banche e i politici hanno detto che non lo farà. Caffè News e la sua redazione di ragazzotti in giro per l’Italia e il mondo hanno deciso così di dedicare la copertina del primo giorno del 2012 all’ANONIMO DELL’ANNO, quel personaggio di cui nessuno sa molto, ma che in questi 365 giorni ha fatto qualcosa di reale e concreto per cambiare il nostro Paese o soltanto per farlo andare avanti. Per scegliere a chi dedicare questa copertina, abbiamo chiesto ad ognuno dei nostri redattori di segnalare il suo ANONIMO dell’ANNO da oggi fino al 31 dicembre 2011. La competizione è aperta e anche voi, se avete qualche anonimo da segnalarci scrivete a redazione@caffenews.it.
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Quando Martina Castigliani, vicedirettrice di Caffè News, mi ha chiesto di dedicare un articolo al personaggio che, secondo il mio personalissimo punto di vista, avesse rappresentato più di tutti questo 2011 non ho impiegato poi molto per trovare il cosiddetto bandolo della matassa. Le “regole” erano chiare: non puntare i riflettori su gente troppo nota; meglio un outsider del nostro Paese, una di quelle persone alle quali i media non sono soliti dedicare eccessiva attenzione. In poche parole: un anonimo. Occupandomi di cultura, ho immediatamente pensato ad un cantautore che stimo da anni e che, di volta in volta, continua a sorprendermi non solo per quel che riguarda l’aspetto artistico ma, in particolar modo, per quello umano: Cesare Basile. No, non siamo imparentati (anche se molti lo pensano). Lo seguo da tempo anche se sono definitivamente entrato nel suo universo nella primavera del 2008, periodo in cui venne pubblicato Storia Di Caino, un album pazzesco. Da lì in poi ho iniziato a contemplare con maggior attenzione il percorso musicale che l’aveva portato a confezionare un lavoro del genere. Ho avuto modo di analizzare la sua evoluzione e il passaggio dal rock graffiante degli esordi – preponderante ne La Pelle e nel successivo Stereoscope – alla canzone d’autore. Un approdo, il suo, avvenuto tramite una ricerca sonora filtrata da due correnti musicali in particolare: il folk e il blues. E’ attraverso questi due generi che Cesare, da Closet Meraviglia in poi, ha cominciato ad addentrarsi in un nuovo mondo nel quale, a mio avviso, si trova ancor più a suo agio. Non che la partenza ruvida ed elettrica sia da ignorare, anzi; tuttavia la “svolta” cantautorale si è rivelata sensazionale perché avvenuta in maniera del tutto sincera. Con l’avvicinamento progressivo alla forma canzone egli è riuscito a valorizzare nel migliore dei modi il suo linguaggio così unico ed originale, capace di risultare poetico e tagliente allo stesso tempo. Pochi in Italia sanno scrivere come lui. Assieme a Bobo Rondelli, Marco Parente e Pino Marino, Cesare è forse uno degli autori più talentuosi in circolazione (almeno per quanto concerne la scena pop rock nostrana). Certo, ci sono anche altre personalità di spicco, basti pensare a Paolo Benvegnù (piuttosto che Roberto Angelini, Massimo Giangrande e Dente), ma i quattro artisti citati nel periodo precedente hanno un qualcosa in più. Classe? Eleganza? Non so. E’ difficile stabilire quale sia la dote che, nel caso loro, finisce per fare la differenza. Forse ce n’è più di una. Fatto sta che per Cesare il 2011 è stato un anno intenso. Un anno di cambiamenti, di soddisfazioni, di rivincite e di nuove sfide.
Dopo ben sette anni passati a Milano, luogo nevralgico per quanto concerne la nostra musica leggera, Cesare è tornato nella sua Catania, città dove è nato e cresciuto. Un posto dal quale si è dovuto allontanare ben presto per questioni prettamente lavorative. In pochi, ad esempio, sanno della breve parentesi romana, tantomeno dei lunghi trascorsi berlinesi. E sono in pochi quelli che al giorno d’oggi scelgono di tornare in Sicilia, un posto dal quale si è soliti fuggire per scovare altrove quella sicurezza che una regione di questo tipo non sempre garantisce per via dell’arcinota corruzione che l’attanaglia. Parallelamente al ritorno nella terra d’origine, Cesare ha trovato anche il tempo per chiudere il suo nuovo album, il settimo dopo il debutto avvenuto nel 1994. E che album! Sette Pietre Per Tenere Il Diavolo A Bada è senza ombra di dubbio una delle migliori produzioni dell’anno. Uscito nel marzo scorso per la Urtovox, questo lavoro è stato frutto di circa un biennio di scrittura e composizione. E’ un album viscerale, istintivo. Ma non solo: è cupo, quasi crepuscolare. Eppure riesce a trasmettere tutto l’ardore del sud e tutta la passione con cui l’autore l’ha concepito. Dopo aver terminato la pre-produzione, Cesare ha cominciato a registrare le nuove canzoni in diversi studi, avvalendosi di collaborazioni tanto importanti quanto inconsuete. Su tutte spicca la presenza dell’Orchestra della Radio Nazionale Macedone, diretta da Saso Tatarcevski, presente nella splendida Elon lan ler. Numerosi quindi gli amici e i colleghi che si sono alternati durante le recording sessions: da Vera Di Lecce ad Alessandro Fiori, fino ad arrivare a Roberto Dell’Era e Lorenzo Corti. Musicisti eccezionali per un disco di rara bellezza, intriso di rabbia ed amore. Sette Pietre Per Tenere Il Diavolo A Bada ha segnato un cambio di rotta evidente per quanto concerne lo stile e le atmosfere. Il blues e il delta, imprescindibili nelle due precedenti raccolte d’inediti, sono stati messi da parte per lasciare maggior spazio agli echi popolari e, nello specifico, meridionali. Lo testimonia l’uso del dialetto e la scelta di riproporre, in una nuova veste, un pezzo storico di Rosa Balistreri come La Sicilia havi un patruni. E’davvero un peccato che un LP di questo tipo non abbia avuto l’attenzione che gli sarebbe spettata. Sono piovute recensioni entusiasmanti da parte delle riviste specializzate, questo è certo. Ma è comunque inaccettabile che la stragrande maggioranza della nostra popolazione non abbia mai sentito parlare di Cesare e della sua musica. Assurdo pensare che le sue meravigliose canzoni continuino ad arrivare solo ad una cerchia ristretta di appassionati. Del resto stiamo parlando di un uomo che è in pista da più di vent’anni; uno che ha collaborato con Manuel Agnelli, Hugo Race, John Parish e tanti altri personaggi di spicco nel panorama alternativo non solo europeo, bensì mondiale. Ma, d’altronde, abbiamo sottolineato più volte quante contraddizioni siano presenti nell’ambiente artistico nazionale.
Evitando quindi di perdersi in eccessive divagazioni su tematiche già affrontate, è opportuno invece ricordare un altro aspetto interessante di Cesare che ha condizionato la scelta di decretarlo anonimo dell’anno 2011 (anche se poi “anonimo”, nel suo caso, è decisamente riduttivo). Al rientro alla base è coincisa anche la piena adesione all’Arsenale, una realtà incredibile ed affascinante capace di tenere testa alle difficoltà quotidiane che una terra cinica come la Sicilia è solita riservare. A questo punto il lettore si chiederà: cos’è l’Arsenale? Difficile descriverlo in un guscio di noce. In ogni caso si può parlare di una federazione che raccoglie singoli, associazioni ed imprese, allo scopo di promuovere e tutelare le professionalità in ambito musicale ed artistico. Favorendo la comunicazione fra le realtà preesistenti sull’Isola, l’Arsenale vuole promuovere una cultura del fare, dello scambio e dell’incontro, negli ambiti artistici e culturali, della condivisione delle valenze e delle storie culturali. Un progetto talmente forte da far venire i brividi. Lo scorso 12 dicembre, Cesare e gli altri membri della Federazione hanno occupato il “Teatro Coppola” di Catania, una struttura a dir poco storica per la città. Nato nel 1821 come primo teatro comunale del capoluogo di provincia siciliano, dopo i bombardamenti del 1943 il “Coppola” non è stato mai ricostruito del tutto al punto tale da risultare perennemente inutilizzabile per quasi settant’anni. Con l’obiettivo di dargli una seconda vita, artisti di ogni tipo si sono raccolti intorno alla struttura ed hanno iniziato a metterla a posto, improvvisandosi muratori e operai. Tutto ciò fa comprendere quanta determinazione e solidarietà ci sia in una regione incoerente come quella siciliana. Terra di meraviglie e d’ingiustizie, serva di politici e mafiosi. Terra con la quale Cesare Basile si è finalmente riconciliato e nella quale è pronto a mettersi nuovamente in gioco con tutto se stesso. Oggi più che mai.













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