Il comandante Schettino non sono io
Tostato da Simone Aversano
Il comandante della nave Costa Concordia, arenatasi presso l’Isola del Giglio, si chiama Schettino, ma non Simone. Simone Schettino, noto e amatissimo comico napoletano, per qualche anno finito anche alla ribalta televisiva grazie a Rai2, non c’entra nulla con la tragedia avvenuta qualche giorno fa e di cui giornali, TV e siti web di ogni ordine e grado (è proprio il caso di usare un gergo giudiziario) parlano 24 ore al giorno senza sosta e senza pietà. Come se l’Italia, l’Europa e il mondo si fossero fermati di fronte ad un dramma sì immane ma appunto un dramma. E con i drammi è spesso opportuno il silenzio.
E proprio questo scrive il comico Simone Schettino sulla sua pagina Facebook per chiarire l’equivoco che, incredibile a dirsi, lo ha visto coinvolto da più parti. Non poche persone, infatti, hanno creduto che fosse il comico napoletano a guidare la nave finita nel disastro, altri malignamente avevano facilmente supposto parentele col vero comandante che in questo circo mediatico fanno comodo più che mai. Nè l’una cosa nè l’altra, scrive Simone, che coglie l’occasione anche per dire la sua sullo stato dell’arte in fatto di media, processi televisivi e degrado dell’opinione pubblica italiana.
Di seguito l’aggiornamento di stato del comico napoletano, pubblicato su Facebook oggi alle 18 e 30 circa.
Salve a tutti, non è la prima volta che sul web mi si accusa di cose mai fatte, ma se in passato ho usato l’arma dell’ironia per chiarire l’accaduto stavolta preferisco evitare, data la drammaticità dell’evento in questione. Giocarci sopra da parte mia lo ritengo di cattivo gusto ed inopportuno in un momento del genere. Mi limito a dire che si è trattato di un equivoco lampante quanto incomprensibile, è chiaro che non sono io il comandante (avrei compreso un equivoco nel caso in cui avessi avuto lo stesso nome e cognome), non conosco personalmente questa persona e non abbiamo gradi di parentela (e con questo penso di aver soddisfatto anche la più morbosa e stupida curiosità). In più aggiungo che non mi meraviglio di quanto sta accadendo, dato che (tralasciando l’episodio in questione per i suddetti motivi) in generale assistiamo oramai da lungo tempo a dei veri e propri processi mediatici su tutto ciò che accade, come se le riviste di gossip, web e quant’altro, si fossero sostituiti ai tribunali. Viviamo in una nazione di 55 milioni di magistrati che volta per volta giudicano tutto ciò che si legge in prima pagina (e sottolineo in prima pagina perchè di ingiustizie evidenti alle quali ci disinteressiamo ne esistono migliaia), salvo poi appellarci alla privacy ed alla Giustizia (quella vera, fatta di Tribunali, Avvocati, Magistrati, Procure ecc.) solo quando subiamo in prima persona una vicenda drammatica. E’ come assistere ad un crimine e denunciarlo sul web o su una rivista piuttosto che agli organi preposti. D’altra parte comprendo appieno la rabbia di tante persone per ciò che è accaduto, ma se questa rabbia la si vuol trasformare in qualcosa di positivo sarebbe utile far arrivare tramite il web (in questo caso veicolo mediatico meraviglioso) un messaggio di solidarietà e di dolore alle famiglie dei defunti che in questo momento soffrono enormemente per la perdita dei loro cari. Per il resto possiamo fare ben poco, ed aspettare che la giustizia faccia il suo corso. E per chi non crede più nella giustizia, non è certo con questo sistema che la si ottiene. Altrimenti non mi spiego come è possibile che tragedie enormi sulle quali fino a poco tempo fa ognuno dava il suo parere, dopo un po’ vengono messe nel dimenticatoio. Le tragedie rimangono tali per l’eternità, in special modo quando si tratta di casi irrisolti o che si ripetono nel tempo. Per quelli che invece hanno voglia di scherzarci su, è preferibile il silenzio, in segno di rispetto nei confronti di un lutto così tragico ed assurdo. Un abbraccio ed a risentirci a giorni migliori. Simone Schettino.
E Caffè News non può che unirsi con convinzione all’invito di Simone ad un messaggio unanime di solidarietà alle famiglie delle vittime, o in alternativa al silenzio più rispettoso. Aspettando tempi migliori.














