Allarme disoccupazione femminile al Sud

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L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Magari, verrebbe da aggiungere con un sospiro.
Perchè in Italia di lavoro non ce n’é. Soprattutto per le donne. Lo affermano le statistiche.
I politici possono negarlo per tranquillizzare la gente, ma checchè ne dicano, i dati alla mano parlano:
nel Mezzogiorno la disoccupazione femminile è arrivata al 30,6%. Cifre preoccupanti, indubbiamente.
E i livelli di disoccupazione non paiono arrestarsi: infatti in soli due anni, dal 2008 al 2010, più di 100mila donne hanno perso il loro posto di lavoro.

Si tratta di cifre enormi, che dovrebbero mettere in allarme chi ci governa: oltretutto i livelli di occupazione
nazionale sono al di sotto degli standard europei. Dunque, l’Italia si conferma come sempre fanalino di coda.
Cercando di tirare le somme di questi numeri da capogiro: oltre alle 953mila disoccupate, bisogna aggiungere 893mila donne che vorrebbero lavorare ma non sono attualmente in cerca, demoralizzate dalla crisi. Di queste 893mila “scoraggiate”, ben  575mila vivono al Sud.

E le poche che invece un’occupazione ce l’hanno non se la passano molto meglio: in moltissime sono precarie, nonostante anni di studi e specializzazioni. Perchè ormai quasi tutte le donne hanno almeno un diploma di scuola superiore, se non addirittura un laurea.
Ma a quanto pare le ore passate sui libri contano ben poco.
E spunta un nuovo dato preoccupante: le donne sono più precarie degli uomini. La tanto agognata parità dei sessi, a poche settimane dall’8 marzo, appare ancora un lontanissimo miraggio. Peccato che il PIL dell’Italia potrebbe crescere se l’occupazione femminile salisse.
E invece l’unica cosa che sale è la disuguaglianza tra donne e uomini.

Non dimentichiamo che 800mila donne hanno dovuto nella vita dare le cosiddette “dimissioni in bianco”; non dimentichiamo nemmeno che per una donna appare quantomai difficile riuscire a conciliare carriera e famiglia, e in molte vengono allontanate in seguito a una gravidanza.
A questo sconcertante quadretto aggiungiamoci mobbing, stalking e anche stipendi molto più bassi rispetto ai colleghi uomini.
Quello che ne risulta è che la donna non è adeguatamente tutelata.

Il governo promette sgravi fiscali per agevolare l’occupazione femminile: ma si sa, con le promesse non si mangia.

Men che meno in tempo di crisi.

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