Presidente Napolitano non si commuova, ci dica perché ha ignorato la Sardegna

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In questi giorni il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha fatto visita a Cagliari, Sassari ed Alghero. Come cittadini fieri di una terra da sempre autonoma qual è la Sardegna, siamo a disposizione del Presidente, è stato accolto come si conviene al suo rango istituzionale ed ha dimostrato di apprezzare ed essere vicino a noi cittadini. Colgo comunque l’occasione di questa visita istituzionale per puntualizzare alcuni fatti che come sarda mi sconcertano.

Non giudico il fatto che il Presidente si sia dimostrato commosso, né che abbia detto: “È peggio di quanto pensassi”. Sono considerazioni e sentimenti personali, tali devono restare non entro dunque nel merito. Ciò che a me da fastidio e che ha dato fastidio agli operai che hanno gridato buffone, è che dopo anni di richieste di aiuto, di mobilitazioni sindacali, dopo anni che il Presidente Cappellacci si rivolge a Roma per chiedere sostegno, non si sia mai ricevuto risposta.

Per quanto la Costa Smeralda offra lavoro e sostegno a diverse famiglie dell’isola, includendo nell’offerta di lavoro anche Meridiana, nata come Alisarda in concomitanza con la fondazione della Costa Smeralda per lo sviluppo di questa, e confluita nel 2010 nel gruppo Eurofly, la Sardegna non è solo Costa Smeralda.

Qualche hotel di lusso non fa ricca una regione tanto meno se l’economia di lusso è concentrata in una zona territoriale limitata, e l’altra zona, non soltanto viene dimenticata dal turismo, ma viene dimenticata dalle istituzioni. Nel territorio nord-orientale, dunque, la provincia di Olbia-Tempio, la situazione è migliore rispetto a quella che può essere al sud dell’isola, ovvero nel Medio Campidano, ma prima ancora nel centro la Barbagia, grazie al forte afflusso dei turisti che avviene nel periodo estivo.

La zona nord-orientale è quella ad economia prevalentemente turistica, infatti, la pastorizia ha poca incidenza e spesso viene portata avanti da persone di una certa età. La situazione edile è oggi disastrosa, siamo davanti ad aziende che in un periodo di minimo benessere presero terreni in permuta per costruirvi appartamenti su appartamenti ed oggi si ritrovano con le spese effettuate, ma senza acquirenti per gli immobili, ancora davanti alle piccole aziende manifatturiere, ad esempio del legno, che lavoravano in modo assiduo, ma con l’iniziare della crisi i clienti smettevano di pagarle riducendole al fallimento. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Il nuovo ospedale civico di Olbia intitolato a Giovanni Paolo II venne eretto pochi anni fa, il primo lotto inaugurato il 17 settembre 2007, qual’era allora l’utilità di erigere un altro ospedale privato e che sicuramente trovandoci già in crisi poteva essere accessibile a pochi ricchi? Non era meglio potenziare l’ospedale civile così da donare una struttura efficiente ma pubblica e dunque accessibile per tutti? Invece no. Nel 2011 sono stati conclusi i lavori per la costruzione di un ospedale copia del San Raffaele di Milano, una struttura imponente che non prometteva neanche nuovi posti di lavoro considerato che gli indirizzi societari erano di portare i dipendenti specializzati da Milano stessa e da altre zone. In seguito alle vicende giudiziarie di Don Verzè ci fu un periodo in cui si propose di trasformare la struttura in hotel, vorrei precisare che all’interno di questa vi sono già i macchinari ospedalieri, ed in seguito si ritornò all’idea base dell’ospedale privato. Se dopo la costruzione del nuovo ospedale civico il vecchio venne adibito ad uffici ed ambulatori, dunque non costituendo più un’unità ospedaliera ma un centro di salute pubblica generico, dove si possono effettuare visite di ogni sorta ma senza operazioni chirurgiche o posti letto, significa che non vi era bisogno di un nuovo ospedale. Significa anche che il Giovanni Paolo II copriva la richiesta sanitaria, perché allora dare la concessione di costruire un simile ammasso di cemento e niente più? Che vogliamo davvero fare ora di questo edificio imponente circondato dal verde e con vista sul mare, eretto con i fondi di chissà quali traffici, pensando alle stesse tangenti di Don Verzè? C’è da sottolineare che nonostante tutto l’ospedale civile Giovanni Paolo II vanta una struttura accogliente ed un reparto di Pediatria di tutto rispetto, con ottima preparazione medica ed umana, posso testimoniare.

Al nord dell’isola l’economia ancora tiene perché la stagione turistica aiuta un minimo, seppur gli introiti siano sempre meno, e sul lavoro di 4 mesi si cerca di andare avanti per tutto l’anno, parlo delle aziende e degli hotel. Chi ha invece un posto fisso può ritenersi miracolato, ma ciò che sconcerta è che al centro dell’isola non riescono a stare meglio in quanto il turista non ama la parte centrale della Sardegna che invece è cultura della nostra terra, in essa vi è il vero volto della Sardegna e non nelle cartoline con scritto Sardegna e riportanti la foto di un pezzo di costa. Siamo sempre stati un popolo fiero, può capitare che il turista si scontri con la realtà interna dell’isola, spesso apparentemente impenetrabile, ma così non è nella realtà dei fatti. Il sardo è sempre stato aperto a chi, non essendo sardo, approda nella nostra terra come amico, come turista, e questa esclusione di una possibile crescita turistica del centro fa si che i giovani siano costretti a spostarsi verso le coste in cerca di lavoro. Oggi chi ha il lavoro se lo tiene e gli altri non hanno alternative se non morire di fame o improvvisarsi ladri, si va aumentando così la piccola delinquenza che crea disagio per gli stessi sardi. Sono anni che chiediamo una maggiore valorizzazione dell’entroterra come culla del popolo sardo, così da trasportare una regione da un’economia manifatturiera e pastorale ad un’economia che si concentri a livello regionale su base terziaria, oggi nell’epoca della globalizzazione appare l’unico modo per vedere le sorti di una regione migliorare.

Presidente Napolitano non si stupisca davanti alle voci che la definiscono buffone, perché non è la voce di italiani benestanti e quindi potenzialmente offensiva, è la voce di italiani che muoiono di fame perché sono anni che chiediamo di venire presi in considerazione, non è il divario tra Nord e Sud che ci spaventa, non è quello che oggi avremo voluto sentire da lei, avremo voluto sentire invece delle scuse per averci ignorato fino ad oggi, quantomeno delle spiegazioni, del perché solo oggi ha deciso di istituire un tavolo tecnico tra il governo e la regione. Insomma i pastori sardi sono anni, da quando il Presidente del Consiglio era Berlusconi, che protestano per chiedere una mano, senza questa sono costretti a chiudere. Gli operai sardi che oggi sono in cassa integrazione sono anni che chiedono di venire ascoltati, non poteva durare per molto una situazione nella quale lo Stato finanziava le aziende straniere, senza creare dal fondo una politica costruttiva e valida per convincere queste non solo a restare in Sardegna, ma ad ampliare il proprio organico. Infatti, oggi che la crisi è più sentita che mai lo Stato non può continuare a finanziare le aziende e queste fanno i bagagli per trasferire la produzione all’estero. C’è una disorganizzazione economica che non ha precedenti, e non dico solo a livello sardo ma parlo a livello nazionale. Per questo dobbiamo ringraziare anche Silvio Berlusconi che finché stette al Governo pensò solo ad ampliare la propria villa in Costa Smeralda e dopo aver sfruttato la regione per le concessioni ha ignorato ogni richiesta del Presidente Cappellacci in cerca di aiuto.

Ancora mi viene da parlare delle incompetenze del servizio postale, vogliamo parlare delle bollette per la tassa sui rifiuti che in una città sarda arrivarono dopo 5 anni, tutte insieme e con le penali per non averle pagate? È chiaro che il cittadino doveva preoccuparsi che per così tanti anni non gli fossero arrivate le bollette da pagare ma non è facile, anche pensando questo, guardare negli occhi una coppia di anziani e dirgli che devono pagare 4.000 euro di bollette perché le poste non hanno compiuto in modo adeguato il loro lavoro e perché i figli si sono completamente disinteressati di loro. Non è possibile che si invii una lettera per esempio da Cagliari ad Olbia e che per arrivare con un semplice francobollo ci impieghi settimane, eppure il territorio della Sardegna non è così vasto.

Oppure mi dica perché per scoprire la malasanità italiana c’è bisogno di Parlamentari, mentre se a chiedere giustizia è il marito al quale hanno ucciso la moglie operandola di Tracheotomia inutilmente, visto che la donna era entrata al Pronto Soccorso di un ospedale sardo per una semplice caduta, mi dica perché si devono vedere lettini ammassati, una signora anziana con l’Alzheimer abbandonata su una barella, sostenuta ed aiutata solo da parenti di altri pazienti. Presidente, lei ha mai visto un ragazzo in gravi condizioni in seguito ad un incidente, sangue ovunque, e vedere che viene lasciato solo per mezz’ora? Beh, io sì, e non è questa l’Italia che voglio! E’ vero non tutto e malasanità, ma la malasanità uccide e dunque anche un solo dottore incompetente offusca tutti gli altri medici. Per questo le chiedo perché se a denunciare la malasanità sono i parenti di un paziente ucciso nessuno paga, mentre se a farlo sono un paio di Parlamentari se ne parla ovunque e per giorni.

Si potrebbe parlare anche della condizione assurda del trasporto ferroviario, insomma gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Presidente, nella visita non ha fatto una cosa: spiegarci perché la Sardegna sia una delle regioni che è stata abbandonata. Ecco ci sta la commozione, l’indignazione per una situazione disastrosa, tutto ciò che vuole, ma se siamo arrivati in questa condizione è per colpa dello Stato. Presidente, noi siamo un popolo che vive nella voce del vento, tutto il resto è silenzio. Non parli dunque, se realmente tiene alla Sardegna agisca.

Noi giovani sardi continueremo a lottare per questa terra come hanno sempre fatto i nostri avi, e non lo faremo perché saranno altri a chiedercelo, ma per la solidità dei nostri Nuraghi, per il  mistero delle Domus de Janas, perchè le foto a colori, al pari di quelle in bianco e nero, raccontano volti arsi dal sole e da una terra aspra, per questa terra che non si fa dominare ma che ci domina sin dalla notte dei tempi, continueremo a lottare per gli incanti di Sardegna raffigurati in queste foto.

AVANTI FORTZA PARIS.

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