L’Auditorium della discordia

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Isernia capoluogo di provincia e seconda provincia (in fase di accorpamento alla provincia di Campobasso) del Molise, ospita una delle opere di nuova costruzione per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Una struttura importante, imponente ma sproporzionata per costi e per utilizzo. Quella dell’auditorium della cittadina pentra, è una storia che ha diviso l’opinione pubblica sia molisana che nazionale. Infatti fin dalla sua progettazione ha presentato delle sfaccettature oscure che oggi sono al vaglio degli inquirenti, intrecciando il suo destino con nomi già noti alle cronache per gli appalti del post terremoto aquilano come Francesco Piscielli, Guido Bertolaso e negli ultimi giorni, anche l’ex ministro dei lavori pubblici per le infrastrutture e attuale presidente dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro.

Iniziamo prima di tutto a capire che cos’è l’Auditorium di Isernia: consiste in un complesso di 35 mila metri quadrati con oltre 3 mila posti a sedere tra cinema, anfiteatro e la sala principale. Al suo interno troviamo spazi pronti per ospitare negozi, ristoranti, pub, cinema ed infine parcheggio sotterraneo a due livelli per un totale di 166 posti auto. Per la parte artistica abbiamo un palco da 300 metri quadri con annessi camerini, sale prova e regie.  Il sito del 150° anniversario dell’unità d’Italia riporta: “L’intervento consiste nella realizzazione, nel cuore del centro urbano di Isernia, di un Auditorium per ospitare eventi musicali e manifestazioni. La scelta della realizzazione di un Auditorium nasce dalla necessità di rivitalizzare il nucleo centrale urbano della città.”

Un progetto molto nobile e logicamente giusto ma purtroppo, per la connotazione economica particolare che avvolge tutti gli auditorium del mondo, risulta economicamente insostenibile sia per il piccolo comune isernino (22 mila cittadini circa) e sia per l’intera regione Molise, che ne conta poco più di 300 mila.

E’ infatti provato che una struttura come quella di un auditorium, presenta dei costi difficilmente sostenibili, ma non tanto per la sua realizzazione, bensì per il mantenimento. Gli auditorium di questo genere (a conduzione pubblica) basano la loro attività sull’obbiettivo di avere un pareggio di bilancio; target di difficile raggiungimento che anche gli auditorium di grandi metropoli stentano a raggiungere, anche se tra i più “virtuosi” troviamo il “Parco della Musica di Roma” che rappresenta un centro culturale di altissimo interesse in tutta Italia ed Europa.

Ma l’oscurità della faccenda non si ferma purtroppo ad un “mero” discorso di sostenibilità economica, ma si allarga anche ad altre questioni come quella ambientale e di integrazione nel tessuto urbano isernino e soprattutto nelle controversie sulla sua costruzione. Infatti, il progetto iniziale bandito dal comune di Isernia nel 2005, prevedeva dei costi complessivi pari a 5 milioni di euro; costi che nel giro di qualche anno si sono moltiplicati arrivando ad un costo totale di 55 milioni.

Una somma non di certo di poco conto anzi, talmente tanto esorbitante, da insospettire anche l’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e lavori, servizi e forniture che ha immediatamente contestato al comune molisano “l’irregolarità dell’appalto, definendolo non in linea con il bando di gara iniziale, non rispettoso della vigente normativa e, soprattutto, non in linea con i costi iniziali preventivati”. La questione poi venne messa in risalto dall’interrogazione dei deputati Bitoncini e Montagnoli della Lega nord che sottolinearono come la costruzione di un auditorium ad Isernia fosse stato uno spreco di soldi pubblici alla luce della profonda crisi che percorreva l’Italia.

Mettendo da parte la diatriba sull’utilità di un centro culturale ad Isernia e in Molise (poiché una struttura culturale non è mai uno spreco e rappresenta per la regione una delle pochissime strutture adibite a tale scopo) il problema che resta è quello del costo di costruzione e le modalità utilizzate per concedere l’appalto. In un intervista concessa al quotidiano “la Repubblica” l’imprenditore Francesco Piscielli, noto alla cronaca per la sua risata per il terremoto dell’Aquila rinvenuta nelle intercettazioni nell’indagine degli appalti post sisma, getta nuova luce (se così si può definire) sull’Auditorium  infatti dice: «A Isernia avevo vinto. Ricordo il giorno in cui, nel teatro di via della Ferratella, si stavano aprendo le buste. Trentun dicembre 2007, le gare truccate si indicono l’ultimo dell’anno, quando gli altri non ci sono. Chiama al telefono il funzionario Bentivoglio. Salgo al piano, mi dice: ‘Hai fatto un progetto bellissimo, l’appalto è tuo’. Torno in teatro, l’atmosfera è già cambiata. Commissari che si chiamano da parte. Il presidente del concorso dichiara il vincitore: è un’associazione temporanea di imprese guidata dalla molisana Rocco Lupo. Sono secondo. Cerco Bentivoglio, è pallido, ha paura. Riesce a dirmi: ‘Bertolaso ha chiamato Balducci, Di Pietro ha imposto Lupo, mi dispiace’».

La replica del politico molisano non si è fatta attendere, dichiarando che l’accusa dell’imprenditore è “ una panzana, di cui dovrà rispondere di diffamazione aggravata” . La storia travagliata di questa modernissima struttura impiantata in un tessuto urbano di diversa concezione, rendendola quindi un pugno nell’occhio  si aggrava ulteriormente. Intanto l’auditorium rimane parzialmente incompleto e chiuso tant’è che la Biennale di Venezia itinerante di quest’anno ha dovuto trovare accoglienza presso l’officina del tempo libero ottenuta dai locali della stazione ferroviaria isernina.

La questione non si chiuderà sicuramente qui e gli inquirenti sapranno far luce sulle dinamiche che orbitano intorno all’Auditorium “Unità d’Italia” e si spera, in fine, che non diventi un’altra cattedrale nel deserto e un’altra presa in giro per il popolo molisano ed italiano.

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da Macchiato

Marcelus, Alejandro, Marcus e Dimitri1
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