Tornatore ha fatto la scelta migliore!

Tostato da

Nel 1770, a soli 17 anni, Thomas Chatterton si tolse la vita. Musicista, pittore, poeta e scrittore di nessun successo, visse nei pressi di Bristol, talvolta cercando la fama con suoi scritti mediocri, da lui stesso attribuiti a poeti medievali di consolidato successo. Scoperto il suo inganno, venne abbandonato da tutti, povero e depresso, e per questo Chatterton si suicidò assumendo arsenico, evitando così la morte per fame. Shelley, Keats e più tardi Rimbaud ricordarono quel poeta sconosciuto in alcune loro opere, regalando al falsario quell’immortalità postuma dovuta proprio a quel disperato gesto.

La nuova produzione cinematografica di Giuseppe Tornatore “La migliore offerta”, riporta le lancette del tempo a un’epoca barocca, ambientata principalmente nelle città di Vienna, Praga e Trieste. Come di consueto, il regista siciliano gioca al rialzo con il suo pubblico, aggiungendo più che sottraendo scene, personaggi, costumi e suggestioni. Il soggetto non è mai completamente delineato, anzi, si confonde continuamente, attraversando una relazione anagraficamente complicata tra un ricco uomo tutto d’un pezzo e una giovanissima ragazza tanto problematica quanto affascinante; passando per una riflessione a più personaggi dell’essenza intima dell’amore, finendo per delineare un thriller psicologico dove l’ingannatore diventa vittima di se stesso.

“In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico” è la riflessione cardine del film che in qualche modo rievoca la vicenda di Chatterton. Una riflessione che guida ogni spostamento della cinepresa, quando il protagonista (Jeffrey Rush) – personaggio artefatto e privo di interesse se non per il suo lavoro di battitore d’asta – perde il controllo delle proprie azioni crollando di fronte a una giovane vergine. Così come ciò che sembra reale nel comportamento della sua nuova concubina (Sylvia Hoeks), si trasforma presto in uno solo dei lati del prisma attraverso il quale ogni personalità umana può essere delineata. In questo gioco psicologico al massacro, dove l’agire dei due protagonisti è del tutto speculare, perché quando l’inganno di quello termina, si scopre l’inganno di questa, s’inserisce un rapporto d’amicizia subalterno con un pittore di nessun successo (Donald Sutherland), che alla fine si riapproprierà della sua dignità sottraendo al ricco amico tutto quello che in quarant’anni di carriera aveva accumulato. E sarà una sottrazione più drammatica del previsto, perché per via di un abilissimo tranello il vecchio si troverà deprivato di quella sua sicurezza, di tutte quelle donne mute e impassibili che aveva racimolato in quarant’anni di carriera.

Seppur lento in alcuni passaggi, confusi e poco funzionali al mantenimento della tensione emotivo-psicologica, “La migliore offerta” è un film ben strutturato, disseminato di momenti che rimarranno impressi nella mente dello spettatore. In particolare, sono i riferimenti incrociati, le sovrapposizioni di situazioni e personaggi, il perfetto travaso di emozioni, sensazioni e stati d’animo tra i personaggi del film, come se fossero vasi comunicanti legati dall’insopprimibile desiderio di gratificare un egoismo strutturale, a rendere questa una delle opere migliori di Tornatore.

I personaggi vivono a modo loro l’inquietudine di quel mancato poeta britannico che si tolse la vita perché il mondo non si era accorto di lui come artista, ma come falsario, per deriderlo, fino ad indurlo all’estremo gesto. Ad ogni modo, anche in questa dimensione, nella menzogna, nello sfruttamento di un nome altrui, la storia seppe ricordarlo, così come il battitore d’asta, imperterrito e tutto d’un pezzo, scopre le carte della sua vera essenza e proprio da quelle sue debolezze inconfessate viene tradito. Proprio come la sua amante, dirottata verso un gioco più grande di lei, lascia talmente il segno nella mente del suo vecchio compagno al punto da convincerci che lei stessa non abbia finto fino in fondo.

Sono tutti personaggi che a modo loro dimenticano o rifiutano di nutrirsi, finendo per scoprire nel dolore lancinante della fame la verità di quello che prima avevano chiamato solo inganno.

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

da Avanguardie

10621938_748393688554262_209708506_n
Il neurone libero

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!