Contro il razzismo è inutile fermare il calcio

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Il campionato di calcio di serie A ormai è ripreso, però gli echi della “fuga” di Boateng si odono ancora. Premessa: il razzismo è sbagliato in ogni sua forma, Boateng deve ricevere tutta la solidarietà possibile ed è un bene che questo episodio accenda nuovi riflettori sul fenomeno. Detto ciò, però, desidererei che almeno per una volta questi riflettori siano privi di coni d’ombra.

Fino ad oggi il fenomeno del razzismo sui campi da calcio è stato combattuto in modo abbastanza controverso: se ne parla molto e si agisce poco. Lasciare il campo non è una soluzione praticabile: “The show must go on”, qualsiasi cosa accada intorno lo spettacolo deve sempre continuare. Anche perché non si possono utilizzare due pesi e due misure sul fenomeno delle offese sui campi da gioco.

Se, per assurdo, Boateng lasciasse il campo da gioco durante una partita professionistica e fosse giustificato, allora sarebbe da giustificare anche Paolo Cannavaro se decidesse di lasciare il campo a seguito delle solite offese verso i napoletani. Già, le offese verso i meridionali sono vecchie quanto l’unità d’Italia ed il calcio invece di unire ha semplicemente offerto un nuovo palcoscenico dove sperimentare nuovi cori e nuovi striscioni.

“Vesuvio lavali col fuoco”, “Napoli colera” ed i sacchetti della spazzatura sventolanti a San Siro sono solo gli episodi più famosi. Per quello che mi riguarda questo tipo di offese non sono meno gravi degli ululati razzisti ai danni di Ibarbo del Cagliari, per fare l’esempio più recente. Eppure i grandi mezzi d’informazione si indignano per il razzismo ai danni delle persone di colore ma ignorano quello riferito ai meridionali, non è razzismo anche questo? D’altronde questo tipo di discriminazione è arrivata persino in Parlamento, dove alcuni signori con la camicia verde non perdono occasione per insultare il Sud del nostro Paese.

E che dire, per citare un celebre coro che si ripete spessissimo negli stadi, delle offese rivolte alla mamma del portiere avversario? Per quale motivo questo tipo di offese dovrebbero essere degradate a sfottò? Perché l’essere meridionale o l’integrità morale della mamma del portiere devono essere messe in secondo piano riguardo al razzismo verso i giocatori di colore?

Io sono d’accordo a discriminare le offese, tutte le offese che ledono la persona. Questo però non può essere fatto abbandonando il campo da gioco, così il calcio sarebbe in balìa di pochi ignoranti che con le loro offese potrebbero decidere il destino di intere partite. Inoltre, non sono d’accordo neanche ad assegnare responsabilità oggettiva alle società. Perché la Lazio o la Pro Patria dovrebbero essere responsabili del comportamento di una frangia minoritaria di loro tifosi o presunti tali?

Caro Boateng, la prossima volta non lasciare il campo, continua a giocare, a giocare bene e magari anche a segnare. Solo così potrai sconfiggere il razzismo, dimostrandoti più forte di loro. Il calcio non può essere la causa di questo razzismo, può essere solo un mezzo per fermarlo.

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da Avanguardie

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