E c’è chi ancora promette mari…e Monti!

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Ci risiamo, come un film già visto, ritornano le elezioni politiche e ritornano le promesse elettorali. Il 1 febbraio durante la visita a Napoli, il premier Monti è ritornato, come diversi suoi predecessori, a parlare della eterna condizione di difficoltà del Mezzogiorno, con annesso l’impegno di attuare delle scelte politiche volte a rilanciare il Sud. Come diceva il grande Troisi “ c’hanno chiamato Mezzogiorno d’Italia, per essere sicuri loro che ogni vota che scendevano al Sud, se truavn semp in orario pe ce mangià acopp”. Come dare torto al grande Massimo, visto che questa è stata la realtà dei fatti che ha contrassegnato la storia del Meridione d’Italia.

Le riforme o presunte tali, programmate per promuovere il Sud, privato dei suoi principali impianti industriali e non solo, esportati al Nord dopo il 1861, “rapina” che consentì la nascita del famoso Triangolo Industriale Milano-Torino-Genova, non hanno mai portato nessun effetto positivo nelle regioni meridionali, anzi da un lato sono state un modo per arricchire i soliti grandi gruppi imprenditoriali e impoverire la classe lavoratrice, dall’altro sono state solo promesse di miglioramento della situazione del Mezzogiorno, rimaste sulla carta e mai applicate.

Un esempio su tutti, la Cassa del Mezzogiorno, istituita dal governo De Gasperi come sistema di aiuti economici, investimenti e scelte politiche di rilancio per la crescita delle regioni del Sud, si è da subito manifestata come un’ulteriore opportunità per i “soliti ignoti”, anche locali, di mettere le mani nel progetto del “New Deal” all’italiana, per arricchirsi personalmente, contribuendo ad intensificare le condizioni di arretratezza economica delle province meridionali e, di conseguenza, il gap tra Nord e Sud.

Quindi, piuttosto che politiche di rilancio, quelle prese dai diversi governi sono state scelte decisionali che hanno consentito soltanto il rilancio degli immensi complessi aziendali e industriali, magari, perché no, settentrionali e favorito gli interessi privati laddove era indispensabile salvaguardare e sostenere quelli pubblici; come dire, politiche di sfruttamento, deterioramento e arricchimento personale invece che di risanamento e crescita.

Questa politica del “mors tua vita mea”, continua ancora oggi, e continuerà anche nel futuro, fin quando ci saranno le “promesse da marinaio” delle varie coalizioni di governo e i favoritismi personali. L’unico modo per colmare le distanze tra Nord e Sud, è quello di adottare dei programmi politici credibili, dove realmente temi come il lavoro, l’interesse pubblico, la sostenibilità e lo sviluppo siano posti come obiettivi fondamentali da raggiungere, e sottoporre le stesse scelte politiche a un sistema di controllo generalizzato, che possa garantirne la loro corretta destinazione e applicazione, al fine di cancellare definitivamente questo clima “pseudo-coloniale” che le regioni meridionali sono costrette a vivere, portandosi sulle spalle la spossatezza e gli acciacchi del lontano 1861, e che ogni giorno che passa fanno sempre più male.

 

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da Avanguardie

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