La paura del disincanto

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Pochi giorni fa due ragazzi di Villaricca, due fratelli, si sono tolti la vita. Avevano 26 e 31 anni. Hanno lasciato un biglietto in cui parlavano di tante cose. “Non siamo drogati, né alcolizzati”, si legge. Poi, dopo qualche riga, come un cazzotto in faccia, spunta il riferimento alla mancanza di lavoro.

Non conosciamo le ragioni che hanno portato i due ragazzi a compiere questo gesto. Forse più cose insieme. Forse solo una. La magistratura e le forze dell’ordine, con l’aiuto delle famiglie, cercheranno di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Giuseppe e Salvatore per fare luce sui punti bui, sui silenzi e sulle frasi che avrebbero potuto preannunciare questa tragedia. Ad ogni modo, fra le piaghe di una vicenda ancora opaca, una cosa possiamo dirla (anzi dobbiamo dirla).

La loro morte riflette il generale stato di inquietudine che tanti ragazzi delle nuove generazioni stanno vivendo in anni di precarietà e crisi. Non gioventù bruciata, la nostra. Non la gioventù ribelle di James Dean. E neanche la gioventù rivoluzionaria del ’68.

La nostra è più semplicemente una gioventù perduta, estromessa dalla storia, cresciuta sulle macerie delle grandi ideologie, proiettata nel mondo digitale e anonimo della globalizzazione.

Eppure, la notizia dei due ragazzi  è passata ovunque sotto silenzio. È stata ignorata dai tg e dai quotidiani nazionali. Come se fosse una vicenda di provincia, una delle tante, da relegare in un trafiletto a fondo pagina.

Peggio ancora, come se il suicidio in tempi di crisi non facesse più notizia.

Allora il vero nemico diventa il disincanto. Il disincanto della comunità e dell’opinione pubblica di fronte a tragedie come questa è la spia di una disperazione più profonda, che si ferma alla gola, resta intrappolata nel petto,  non prorompe dalla bocca della gente.

Allora diciamo no: il gesto di Giuseppe e Salvatore valga come un fortissimo grido di disperazione, un grido che assordi vecchie e nuove generazioni per risvegliarle dal sonno ipnotico in cui da troppo tempo sono precipitate.

 

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da Avanguardie

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