Quando il coraggio va in prima pagina

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Oggi ho avuto l’opportunità di assistere, da testimone involontario, alla genesi di quella potrebbe diventare una bellissima storia di rivincita e di rinnovamento, di coraggio e di rabbia (quella buona), da contrapporre quasi terapeuticamente alle tante rese, ai tanti abbandoni e alle sconfitte che ogni giorno la nostra città vive e racconta.

Sono passato, infatti, alla redazione del quotidiano “Il Roma”, una testata semplicemente “storica”, la più antica della nostra città, fondata addirittura il 22 Agosto del lontano 1862. Da sempre Il Roma è un foglio meridionalista che, tra naturali alti e bassi, non si è limitato a raccontare le vicende del nostro territorio, ma spesso si è impegnato a “fare” la nostra storia, arrivando a trascriverla nel profondo, a scoprirla e portarla alla luce nei periodi più bui,  prestando penna, carta ed inchiostro a tante illustri firme tanto quanto alla voce di un popolo spesso inascoltato.

Ebbene, nonostante il periodo di crisi quasi irreversibile vissuto dall’editoria, e a dispetto di una rocambolesca disavventura aziendale della quale il giornale e i redattori sono sicuramente vittima e non carnefici, ecco consumarsi il piacevole colpo di scena: invece di essere qui a parlarvi di una “sconfitta”, posso con gioia darvi conto di una piccola grande impresa, nata dalla voglia (e dalla legittima necessità) di non mollare di 13 giornalisti coraggiosi che, pur resistendo da 8 mesi senza percepire alcuno stipendio, si sono riuniti in cooperativa per continuare a scrivere e a pubblicare quelle pagine che sanno di tradizione e di impegno civico, pagine che danno voce ad una terra martoriata e a uomini che, ribellandosi ad un’opinione pubblica troppo legata all’assistenzialismo e ai  miti dell’attesa e della fuga, dignitosamente resistono.

Questa è una bella storia, davvero, perché ha saputo attirare attorno a sé non solo una scontata solidarietà, ma adesioni reali, fattive, contributi sostanziali da parte di tutti quelli che, da lettori e non solo, non ci stanno a perdere una voce critica, positiva, gracchiante o vellutata che sia, ma soprattutto pulita e di esempio per l’intero Mezzogiorno.

Vi confesso, al cospetto di questa vicenda, il mio entusiasmo di giovane e di imprenditore, perché oggi è diventato troppo facile mollare, crollare su se stessi in preda a paure e scoramenti alimentati da una terribile crisi che quotidianamente ci racconta di fallimenti e, sempre più spesso, di gesti estremi che mai accetteremo. Questi uomini e queste donne, invece, davanti alle difficoltà hanno deciso di seguire il loro naturale “sogno ricorrente”,  quello di continuare ad esistere e a scrivere portando in prima pagina il proprio coraggio, con uno sguardo rivolto al glorioso passato e un altro lanciato in avanti verso un migliore e straordinario futuro.

Un futuro, quello che auguro al Roma, che potrebbe fare breccia nelle menti e nell’animo di tanti altri lavoratori,  magari aiutando tutti noi a scrivere sempre più spesso la più bella riga conclusiva immaginabile per un racconto. Quella riga che termina così: “Ce l’hanno fatta”. Dunque, in bocca al lupo ragazzi.  E forza “Roma”! (il giornale, ovviamente… :) .

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da Macchiato

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