Made in Naples, la bibbia dei napoletani è rossa e gialla con la mela annurca! Intervista ad Angelo Forgione

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Se dice il vero chi pensa che i libri sono specchi e riflettono ciò che abbiamo dentro, Made in Naples è il libro perfetto per scoprire la propria identità e riscoprire l’ orgoglio di essere napoletani, la significatività delle origini e l’importanza di saperle difendere.

Angelo Forgione, pubblicista, video maker e napoletano Doc, racconta pagina dopo pagina, un viaggio di immedesimazione  e conoscenza fatto di tradizioni, costumi e sapori unici propri di una terra meravigliosa e malinconia,  antica e sempre nuova, scompigliata eppure bellissima,  allegra e tormentata come solo Napoli, può e sa essere: con Made in Naples l’autore, insegna il valore della provenienza, perché se avere memoria delle proprie radici è cultura, custodirle è personalità.

 

Made in Naples, questo il titolo del tuo libro, uscito Mercoledì 29 Maggio in tutte le librerie di Italia. Di Napoli hanno scritto poeti, artisti e sognatori. Serve essere una di queste tre cose per raccontarla, o più semplicemente basta essere napoletani per diventare una di queste tre cose?

Serve conoscere l’immensa storia di Napoli, la più complessa e ricca d’Occidente. Se non la si conosce non si può capire la città, non la si può raccontare e tanto meno amarla.

Quando e come nasce Made in Naples?

Quando ho capito di aver conosciuto finalmente a fondo la mia città, che continua comunque a stupirmi e sollecitarmi all’approfondimento. Lì ho deciso che non potevo tenere quella ricchezza per me e che dovevo offrirla agli altri. In un giorno d’agosto del 2011, con la città semivuota, ho iniziato la scrittura del manoscritto.

Jean-Noël Schifano, che ha curato la prefazione del libro, lo ha definito un “vademecum da portare con se come il respiro della propria civiltà e lo specchio della propria vita.” Made in Naples è la Bibbia dei napoletani?

È la bibbia dei napoletani fieri della loro storia, quelli che cercano di non disperdere il patrimonio del proprio passato per proiettarsi nel futuro. È il vademecum di chi invece intende rinapoletanizzarsi, cioè rileggersi e cambiare il modo di vedere la propria identità. Troppi napoletani non sono napoletani, credendo di esserlo.

Sulla copertina del libro è disegnata una mela poggiata su un muro di mattoni. Sul retro un cavallo rampante. Mi spieghi la loro simbologia e il significato cromatico del giallo e del rosso che la colorano?

La mela è l’annurca, simbolo di fertilità della Campania, ma anche frutto legato al mito di Virgilio e del Lago d’Averno. È tonda, perfetta, succosa, polposa, saporita, detta la regina delle mele, ma è nera, nera d’umore e contaminata, come la nostra terra di oggi. Il muro rappresenta la cultura napoletana che ho rimesso insieme, demolita dalla mistificazione e ora finalmente ricomposta. Il giallo e il rosso porpora sono i colori della città. Il cavallo rampante, o meglio sfrenato, è il simbolo di Napoli sin dall’epoca sveva e rappresenta la resistenza del popolo napoletano, non offensivo ma difensivo.

Nel tuo libro sono dedicate pagine sull’origine della pizza Margherita e sulla tradizione napoletana del caffè. Se la prima racconta l’aspetto più speciale e genuino della cultura partenopea, il secondo, il lato più romantico e umano della città. Cos’è il “caffè sospeso” e perché con esso Napoli ha civilizzato il mondo?

Il caffè sospeso è un’antica usanza nata nel quartiere Sanità. Chi entrava in un bar pagava due caffè e uno andava a qualche indigente sconosciuto. Una grande lezione di solidarietà che la città dovrebbe rinvigorire, specialmente ora che tutta la nuova Europa povera sta adottando, traendo da Napoli un esempio di grande civiltà. Ma è solo un piccolissimo frammento del muro della cultura napoletana che ha contribuito a creare la civiltà occidentale. Con ben altro Napoli ha civilizzato l’Europa.

Parliamo di Filippo Tommaso Marinetti. Una foto celebre lo ritrae mentre mangia un piatto di spaghetti, sconfessando quanto scritto da lui stesso in un celebre manifesto futurista contro la pastasciutta. In Made in Naples ne parli a pag. 168: quanto ha pesato nella storia e quanto pesa tutt’oggi  l’ipocrisia di chi, pur di trarre tornaconti personali lede l’immagine e l’economia di Napoli?

Tantissimo! Napoli è la città più vessata d’Europa. Ha sopportato dominazioni, saccheggi, invasioni, bombardamenti, violenze e insulti in maniera ben maggiore di quanto non sia accaduto altrove. E poi, la progressiva asfissia dell’economia con l’Unità d’Italia che ha consegnato la città e il suo territorio alla camorra. Vi rendete conto di cosa è significato smantellare fabbriche, costringere la gente ad emigrare, consegnare il territorio alla malavita in cambio del consenso elettorale e, tanto per non farci mancare nulla, bombardare le residue fabbriche perché obiettivi strategici durante la seconda guerra mondiale?

Made in Naples è edito dalla Magenes Editore, di Milano. Cosa manca al Sud, la capacità di credere nelle sue potenzialità o la furbizia del Nord nell’accaparrarsi sempre le occasioni migliori?

Entrambe. E, mi dispiace dirlo, manca per qualcuno l’etica. L’editoria a pagamento è un doppio danno, tanto per il settore, che viene inquinato da lavori non verificati, quanto per le stesse case editrici, che non pongono la qualità dei contenuti al vertice delle credenziali per proporre prodotti editoriali.

Luciano De Crescenzo diceva : “ Napoli è la città più Napoli che conosco”. Ma in Made in Naples, tu sottolinei il suo aspetto internazionalistico. Come coniughi la sua unicità con la capacità di sapersi rendere da sempre universale?

Perché resta sé stessa, sempre capace di creare e di reinterpretare. Napoli ha saputo trarre il meglio delle culture che ha assimilato e ha saputo rendersi centro di grande intellettualità senza essere forte politicamente. Non ha bisogno di essere capitale per continuare a creare. Certo, quando lo è stata ha fatto miracoli, ma anche nel Novecento unitario ha fatto prodigi, ed è ancora in fermento.

Napoli è una città contrastante, che alterna scientemente i migliori pregi ai peggiori difetti, mostrandosi in tutti i suoi crismi capitale del Sud. Secondo te, quale altra strada oltre a quella culturale, bisogna intraprendere per affrontare la questione meridionale?

I napoletani e i meridionali devono capire che non sono inferiori a nessuno, e che sono le opportunità a mancare. Qualcuno le ha cancellate e in 152 anni la questione meridionale sembra essersi cristallizzata. C’è bisogno di consapevolezza, ma anche di classi dirigenti idonee che non abbiamo sostanzialmente mai avuto. Solo lo Stato, poi, può estromettere la malavita dagli affari, e fin qui, evidentemente, nessuno ha voluto che accadesse. O il Sud costringe il Nord a cambiare le carte in tavola, pretendendo una diversa Unità, oppure sarà impossibile venirne a capo. E se il Nord non ne vuole sapere, allora meglio fare da soli. Piomberemmo inizialmente ancora più a fondo ma sono certo che abbiamo le risorse per risalire la china e riprenderci il nostro posto al sole. Avete presente il Napoli di Corbelli e Ferlaino? Dovette fallire, ripartire dalla serie C, con gran dolore di tutti, ma ora vedete dov’è.

Con il movimento V.A.N.T.O di cui sei fondatore, da sempre ti occupi di promuovere e difendere oltre che la città di Napoli anche la squadra del Napoli dagli attacchi razzisti che subisce ripetutamente dalle tifoserie avversarie. Interpreti il calcio napoletano come un fatto umano e sociale , prima ancora che come uno sport?

No, il calcio è solo uno strumento di distrazione di massa. Una passione anche personale, per carità, ma un pericolo mezzo per creare disordine mentale nelle teste degli italiani. Quando difendo Napoli dal razzismo calcistico, in realtà punto il mirino verso la politica che non fa nulla per educare questo Paese, anzi lo diseduca. Purtroppo, il calcio ha alimentato l’odio e le divisioni, ma non è colpa del calcio; è colpa del sistema Italia. Io sono nauseato da troppi aspetti del calcio perché sono nauseato da troppi aspetti del sistema.

Liberio Bovio, poeta e autore di celebri canzoni in lingua napoletana, nel 1937 parlando di Napoli la descrisse così: “Tutto è azzurro a Napoli. Anche la malinconia è azzurra.” La speranza invece, secondo te a Napoli, che colore ha?

Non c’è dubbio, sempre l’azzurro. È l’azzurro che ci ha fatto grandi e la maglia del Napoli non è certamente azzurra per via di quel bellissimo pensiero che è il panorama di Napoli, tra grande apertura di cielo e mare.

 

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