Fratelli d’Italia. Chi?!

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Ci ha abituati alle lacrime, a quelle di chi gioisce per aver materializzato il sogno di una vita e allo stesso tempo  al pianto disperato per  essersi  reso colpevole della sua stessa dissoluzione:  Alex Schwazer, ventottenne del Trentino Alto Adige, oro  olimpico di marcia 50 Km nel 2008, risultato positivo all’Epo ed  attualmente sospeso dal Tribunale Antidoping.  Considerato un campione indiscusso, la giovane promessa atletica, ha rappresentato  il trofeo della vittoria sportiva dell’Italia nel Mondo. L’Italia delle competizioni, che gli ha prestato la maglia e l’identità. Quell’Italia agonistica che si riconosce negli italiani e l’unica che gli italiani davvero conoscono.

Già, perché immaginare un’altra Italia, che non sia solo pop corn e nazionale, è davvero arduo dopo aver letto le parole scritte da Schwazer nella lettera indirizzata al medico della Fidal PierLuigi  Fiorella, dove assicura “di essere pulito”, perché ha sangue e parola altoatesine: «Posso giurare che non ho fatto niente di proibito. Sono altoatesino, non sono napoletano».

Peccato, anzi fortuna che avere l’emocromo del Nord non basti per vantarsi di possedere la coscienza apposto. Del resto la nobiltà d’animo non si conquista con i giri di corsa, e il cronometro non te la regala nemmeno se fai il miglior tempo in campo. E pensare che quando ho ascoltato la conferenza stampa e ho visto Schwazer piangere, mi sono immedesimata nel suo dolore, nella paura di un ventenne, un ragazzo, che mettendo a nudo la sua fragilità, quasi implorava il perdono di chi aveva puntato tutto sulla sua correttezza e il suo vigore morale prima ancora che fisico.

Perché per essere considerati uomini probi, bisogna evidentemente dimostrarsi persone irreprensibili, di virtù e onore. Quell’onore che non stride con il pianto , ma contrasta altre sì , con l’incapacità di mantenere fede al patto che ogni sportivo fa con se stesso prima ancora che con gli altri, e che si sostanzia di spirito di abnegazione, determinazione e forza di volontà. Certo sarebbe fin troppo facile condannarlo,  ma ad oggi, dopo le dichiarazioni sui napoletani, sarebbe altrettanto difficile assolverlo. In primo luogo perché ciò comporta l’insopportabile condizione di farsi fare la predica da un uomo che sfacciatamente mette a paragone la sua conclamata disonestà (mentiva sapendo di mentire), con la comprensione di chi ha cercato di non giudicarlo,  oltre al rischio di confondere un razzista con un atleta.

E’ emblematico come le parole di disprezzo su Napoli provengano da un ragazzo che ha fatto uso di doping, perché a pensarci l’eterna dualità Nord-Sud altro non è che un tunnel, lungo chilometri e fatto di asimmetrie e disparità: una duplicità che ha finito per drogare le due parti del Paese, una di avidità, l’altra di miseria. Una dipendenza psicologica oltre che economica, edificata nel corso degli anni su differenze strutturali di due popoli veri e propri nell’identità e nell’appartenenza.  Due popoli antitetici anche nello sport, che al Sud vanta nomi  dal calibro di Giuseppe e Carmine Abbagnale  e Pietro Mennea, che restituiscono a Schwazer uno schiaffo morale grande almeno 50 km.

Evidenziare le innumerevoli e fin troppo pesanti differenze tra il Nord e il Sud non rischia di aumentarle, semplicemente le palesa e dimostra  quanto sia vera e crudele  la strofa dell’Inno di Mameli,  l’inno di Unità che canta “perché non siam popolo perché siam divisi”. E ancora una volta, anche questa volta, ci pone dinanzi all’amletica domanda : “Fratelli d’Italia. Chi?!”

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