Come si concluderà Juventus – Inter del 23 novembre 1980?

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Tifosi e non, la sera del 23 novembre 1980,  erano riuniti davanti alla TV per la partita Juventus – Inter. Oltre il match calcistico, si era soliti stare tutti insieme a casa la domenica sera, magari per dare una marcia in più per la settimana che stava per cominciare, per stare in allegria, per mangiare il dolce della nonna, per festeggiare e per ballare. 

cielo rossoEppure, alla mezz’ora del secondo tempo di Juventus – Inter, la spensieratezza del sud Italia svanì completamente. Il cielo diventò di un colore rosso spettrale, simile a quello descritto nel libro dell’Apocalisse, ed un suono assordante cominciò a salire dalle viscere della terra. Epicentro localizzato a 30 km di profondità tra Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, magnitudo 6.5 della scala Richter, 17.000  km² di superficie colpita, coinvolgimento di 6 milioni di abitanti tra Campania, Basilicata e Puglia, 687 comuni colpiti di cui 70 disastrati, 362.000 abitazioni distrutte, durata del fenomeno di 90 secondi, 3000 morti: è questo il drastico bilancio del sisma delle 19:33 del 23 novembre 1980. 

La notizia non arrivò immediatamente ai media nazionali a causa dell’interruzione dei collegamenti, e altrettanto tardivi furono i soccorsi, così come fu comunicato in un’edizione speciale del Tg2 del 26 novembre 1980 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Furono stimati danni per decide di miliardi di lire, e questa somma era destinata a salire sempre più con il passare del tempo. I fondi arrivarono anche da Stati Uniti, Germania Ovest, Iraq, Arabia Saudita e Algeria, e si puntò sul rilancio dell’industria e delle banche nelle zone colpite dal sisma.

rep_ter_80 Purtroppo, la storia di queste persone non si è evoluta con un “e vissero per sempre felici e contenti”.  Il cielo rosso non è stato più sinonimo di paura per il sisma, ma di rabbia nei confronti di chi è stato ingiusto. Juventus – Inter non è più finita, non se n’è mai conosciuto il risultato finale e non si è mai più ritornati alla vita di quel secondo tempo.

Più del 50% dei fondi stanziati per la rinascita è finito in altre circostanze, nelle mani e nelle tasche di coloro che hanno voluto trovare guadagno nella morte e nel dolore: sono dati tratti dopo le inchieste della Commissione Scalfaro e del filone Mani Pulite.

Al giorno d’oggi sono ancora migliaia le famiglie in Campania che dal dopo-sisma sono costrette a vivere nei container, in vecchie roulotte e in strutture fatiscenti e poco sicure. I fondi diventano dei fantasmi, mostri del passato ed inquietudine che si leggono negli occhi delle persone che non dimenticheranno mai più quella serata.

Per questo motivo, dopo 33 anni, è nostro dovere commemorare il 23 novembre, affinché la memoria non si spenga, affinché ci si ricordi che vi è ancora tanto da fare, tanto per cui bisogna ancora lottare. La partita non è ancora finita, e sta a noi stabilirne il risultato.

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