Il caso Muos in Sicilia. Ecco quello che non leggete sui giornali

Tostato da

MUOS-mappa-siciliaSe nelle ultime settimane lo scandalo Datagate ha occupato le prime pagine dei giornali, pochissimo è invece lo spazio che gli organi di informazione nazionali dedicano alla vicenda del MUOS (Mobile User Objective System) di Niscemi, in Sicilia, neanche dopo che le manifestazioni del 18 e 19 ottobre a Roma hanno portato in piazza 100 mila persone, con il movimento “No Muos” tra i principali organizzatori.  E questo la dice lunga quanto alla strategia di minimizzazione che su questo tema stanno mettendo in atto governi e media.

A inizio ottobre ho avuto occasione di intervistare a Riposto, in provincia di Catania, Sebastiano Gulisano, un giornalista che al movimento No Muos sta dedicando un lavoro importante, da cui presto uscirà anche un libro.

Nato a Riposto ma residente a Roma, Sebastiano Gulisano è cresciuto nella redazione de I Siciliani di Pippo Fava, e ha lavorato per diversi quotidiani e periodici. Ha anche pubblicato il libro inchiesta “Un delitto inconfessabile” (con Toni Baldi, Datanews editore), sull’omicidio mafioso del funzionario della Regione Sicilia Giovanni Bonsignore, e “Un taglio al futuro” (Editori Riuniti), sulla cosiddetta riforma Gelmini.

muos3A che punto siamo con la vicenda MUOS?

Dopo la cosiddetta “revoca della revoca” di Crocetta gli americani hanno mano libera per completare il MUOS. Nei prossimi giorni però c’è un’udienza al TAR per un ricorso che aveva fatto il comune di Niscemi nel 2011 contro le autorizzazioni. Il parere dell’Istituto Superiore di Sanità, che è stato sventolato come ciò che dà il via libera, sembra rassicurare tutti e invece non rassicura nessuno: basta andarsi a vedere l’introduzione che c’è sulla pagina dell’ISS alla relazione, in cui si afferma la natura teorica del parere, e si ribadisce il bisogno di monitorare continuamente l’opera dopo che sarà costruita, se sarà costruita e se entrerà in funzione.  Sul sito, peraltro, è pubblicata la relazione, chiamiamola di minoranza, degli esperti della Regione siciliana, che non è un allegato, ma è parte integrante di quella relazione ed è decisamente meno tranquillizzante rispetto a quella dell’ISS.

Il punto è questo: prima si dice che il Muos non farebbe male alla salute e poi, nelle ultime 3 righe, è come si dicesse: però se lo costruite è il caso che facciate attenzione. E qui ci si sente un po’ presi in giro. Ora secondo me al TAR questo parere non dovrebbe cambiare le carte in tavola. Un’altra sezione del TAR infatti su questa vicenda si era già pronunciata, sulla base di un parere del prof. D’Amore dell’Università di Roma, e aveva confermato il blocco dei lavori. Il giorno prima però di quello in cui avrebbe dovuto pronunciarsi il Consiglio Regionale di Giustizia Amministrativa – in Sicilia, per via dello Statuto autonomo, è l’appello del TAR, l’equivalente del Consiglio di Stato – il giorno prima, la “revoca della revoca” di Crocetta fece venir meno l’oggetto del contendere.

torrette_muos_niscemiOra il principio da rispettare in questa storia, il discrimine, è il principio di precauzione: se non sei certo che una cosa non fa male non si fa. Non è che se fa male non si fa: no, se non sei certo che non fa male non si fa, questo è il principio giuridico al quale bisogna attenersi. E questo è il principio che aveva seguito il TAR. Lo dice la legislazione italiana, lo dice la normativa europea, lo dice il diritto internazionale. E questa certezza non c’è: lo dice anche l’Istituto superiore di Sanità, come abbiamo visto in quella presentazione che si può consultare sul sito dell’ISS. Non c’è la certezza che non fa male e di fronte all’incertezza non si dovrebbe fare. Ora è chiaro che in questa storia è la politica a decidere e non il diritto, perché altrimenti non saremmo al punto in cui siamo.

Un argomento che viene usato per dire che il Muos non è pericoloso per la salute è che è direzionato verso il cielo. Ma al di là del fatto che possono esserci degli incidenti, siamo sicuri che non interagisce in basso? Il Muos doveva essere fatto a Sigonella. Perché si è deciso invece di farlo a Niscemi? Perché a Sigonella rischiava di innescare le testate atomiche, a detta degli americani stessi. Io non sono uno scienziato però… Le testate nucleari non vengono tenute in aria: ad innescarle potrebbe essere solo una propagazione verso il basso…

Hai parlato del dietrofront di Crocetta, la cosiddetta “revoca della revoca”. Come interpreti le posizioni prese dal Presidente della Regione Siciliana sul Muos?

1Crocetta ha fatto tre campagne elettorali sul Muos: regionali, politiche e amministrative. Passata la campagna elettorale Crocetta se n’è uscito con la “revoca della revoca” perché, a mio avviso, non c’erano più voti da razziare. Io penso che abbia utilizzato questo argomento in maniera propagandistica. Se si vanno a vedere tutte le sue dichiarazioni, fino a un certo punto, e le cose che dice dopo, e le si mettono a confronto, ci si rende conto che o barava politicamente prima o dopo. Perché quando diceva, in campagna elettorale, che da presidente di una regione autonoma non avrebbe preso ordini da Roma, su materie che attengono ai suoi poteri, stava dicendo una cosa, e stava dicendo una cosa che è vera; quando dopo ha detto che è stato costretto dalla legge e che la regione non può intervenire in materia di politica estera, è evidente che stava barando. È vero che la regione non può intervenire in politica estera, ma lì la discriminante è che l’autorizzazione atteneva ai suoi poteri  – visto che non siamo di fronte a trattato internazionale o bilaterale fra Italia e Stati Uniti su questa vicenda, c’è invece un accordo subordinato ai permessi rilasciati dalla Regione Siciliana e dal comune di Niscemi titolare per la valutazione di impatto ambientale. D’altronde, se ci fosse stata qualche legge che glielo impediva, non avrebbe potuto fare la prima revoca…

.Invece quanto ai sospetti di infiltrazioni mafiose nel movimento, buttati lì da Crocetta all’indomani delle manifestazione del 9 agosto, è assolutamente vergognoso. Per i No Tav si evocano le BR, qui siamo in Sicilia e quindi si evoca la mafia. Fermo restando che hanno comunque giocato su due terreni: da un lato gli anarchici insurrezionalisti, i black block che arrivano da fuori, che non si sono mai visti, evocati prima di ogni manifestazione in maniera sistematica; dall’altro si è parlato di infiltrazione mafiosa, perché ci sarebbero delle mamme del “Comitato mamme No Muos” che hanno dei parenti mafiosi. Con questo criterio però anche Peppino Impastato era mafioso. C’è stata in questo caso l’intenzione chiara, palese, di voler diffamare l’avversario. Crocetta, sebbene sia stato a parole contro il Muos, non ha mai speso una parola a favore del movimento No Muos. Crocetta è egocentrico, è lui  contro tutti. Lui è l’antimafia, lui è l’antiMuos, è l’anticorruzione, è l’anti tutto.

C’è, da parte dell’informazione, un’operazione studiata a tavolino di criminalizzazione del movimento: da un lato sono dei violenti, dall’altro sono infiltrati dalla mafia. Con un sistema che si tiene tutto, perché ci stanno in mezzo gli interessi degli Stati Uniti d’America. E la classe politica italiana è tutta subalterna agli Stati Uniti, questa è la cosa terribile di questo paese.

Eppure il rapporto mafia-militarizzazione del territorio in questa regione risale al ‘43, e c’è un filo rosso che arriva fino a oggi e che non si è mai spezzato, tanto che c’è un’impresa priva di certificazione antimafia che lavora all’interno della base. Ma, parlando di Sigonella, basti pensare ai rapporti fra Stati Uniti d’America e i Santapaola. L’impresa Costanzo ha costruito mezza base, ha costruito gli alloggi. Ma anche se andiamo nel trapanese vediamo la stessa cosa… Ovunque ci sono istallazioni americane c’è presenza mafiosa.

Su Repubblica.it ad esempio è uscita  un’inchiesta sul fatto che dal ‘91 a oggi questo è l’unico paese europeo dove è aumentata la presenza statunitense, e non è che è semplicemente aumentata, è triplicata.

E8420919-FDE5-11Il Comitato delle “mamme No Muos” è riuscito a farsi portavoce del movimento a livello nazionale. Qual è stato il suo ruolo nella lotta?

Io non sono particolarmente vicino alla parabola che le mamme hanno seguito dal punto di vista politico, però penso che siano state un elemento particolarmente significativo, e lo sono state di più all’inizio. La notte dell’11 gennaio sono arrivati di notte polizia carabinieri e finanzieri e hanno bloccato il paese, hanno chiuso tutte le strade per cui i ragazzi che stavano lì a presidiare sono restati isolati e così sono stati rimossi i blocchi. Dopo quella notte però è nato il comitato delle mamme. E all’inizio hanno messo in atto questa cosa originalissima della piazza come luogo di presidio permanente, che a me ha ricordato immediatamente la madri argentine, coi loro giovedì in piazza. La cosa che avviene con il comitato delle mamme, che all’inizio sono centinaia e centinaia, ci mette di fronte ad un ribaltamento di ruoli all’interno della famiglia: centinaia di donne che rivoluzionano i propri ritmi quotidiani e che mettono i propri corpi dentro questa storia – perché i blocchi si fanno col corpo. Già di per sé questa è una storia da raccontare, ma da raccontare seriamente, non come fatto folcloristico come è stato fatto. Perché qui non si tratta neanche di cronaca, ma di antropologia. Sotto quest’aspetto quell’esperienza è estremamente interessante: stiamo parlando della Sicilia, stiamo parlando del cuore della Sicilia. Una provincia ad altissima densità mafiosa, storicamente, in un comune ad altissima densità mafiosa, in una regione dove la donna viene vista con cliché assolutamente stantii, subalterna, quasi sempre col lutto addosso. Questa cosa nella sua profondità non l’ha raccontata nessuno e probabilmente nemmeno loro, le mamme, ne hanno piena consapevolezza: tra di loro c’è qualche insegnante ma poi stiamo parlando di casalinghe, dell’impiegata, dell’estetista, di donne con la licenza media ad esempio. Peraltro lì le donne hanno anche una tradizione in questo senso, perché, negli anni ’60, con tutti i mariti emigrati, si fecero le battaglie per l’acqua. Le fecero loro, le donne, ancora una volta, e probabilmente le donne che lottano oggi contro il Muos non lo sanno nemmeno.

Quelle donne hanno fatto una rivoluzione. Intorno al Muos sono successe e continuano a succedere delle cose che, veramente, si pensavano inimmaginabili, che hanno cambiato i singoli e la comunità. E queste vite che cambiano vanno raccontate insieme a questa lotta e vanno valorizzate insieme a questa lotta. Sono percorsi di vita che loro stessi non avrebbero potuto immaginare. È la quotidianità di queste persone che viene rivoluzionata: la tua giornata non comincia preparando i figli per andare a scuola ma comincia andando a fare i blocchi davanti alla base alle 5 del mattino, organizzandoti per coprire l’arco delle 24 ore. Questo è e questo è stato per mesi e mesi per tutti, ragazzi, ragazze, donne, uomini, nonne.

Ed ora? Dopo tutto questo tempo qual è lo stato d’animo di chi sta lottando?

A Niscemi sono anche stanchi: per alcuni un anno pieno, per altri due anni. Un anno giorno per giorno ti sfianca, due anni ti sfiancano ancora di più. E c’è qualcuno chi è dal ‘97-‘98 che è impegnato in questa vicenda quasi quotidianamente e dall’11 gennaio, senza quasi, giorno per giorno, ogni santo giorno dell’anno: gli ha cambiato le vite, rivoluzionate, messe sotto sopra.

E rischiano di pagare prezzi alti, perché quando tu ti ritrovi ad accumulare multe stratosferiche e denunce penali, rischi di restare ai margini della società, ed è un rischio concreto, se ti condannano non puoi coprire carichi elettive, non puoi fare concorsi ecc. Per questo quella lotta dovrebbe essere lotta di tutti, per impedire che ciò avvenga, e per questo la politica dovrebbe farsi carico di quello che è avvenuto lì, invece non se ne fa carico…

No-Muos-bandieraHai seguito da vicino il Movimento NO MUOS per tutto questo tempo. Sul tuo blog e su “I Siciliani giovani” ci sono anche tante tue belle fotografie dell’universo dei No Muos. Come si articola il movimento? Chi lo compone?

Ci sono tre componenti. La prima è composta i ragazzi che fanno al presidio, che sono il comitato di Niscemi e il Coordinamento regionale dei comitati, che vanno da Marsala, a Piazza Armerina, a Catania, a Palermo, Modica ed altri… I blocchi l’hanno fatti insieme, facevano i turni, partivano la mattina da varie parti della Sicilia e quando il tempo era migliore si fermavano anche lì a dormire, oppure arrivavano la mattina per dare il cambio ai locali, che facevano i turni di notte.

Poi c’è il Movimento No Muos Sicilia che si è mosso più sotto l’aspetto legale, con alcune denunce, con un lavoro di documentazione consultabile sul sito e una discreta capacità di interlocuzione con i media, quantomeno quelli regionali.

Però l’unico soggetto collettivo che ha una visibilità nazionale sono le mamme, che sono state trattate grosso modo come elemento folcloristico, più che come fatto politico e antropologico. Non a caso Crocetta ha mirato alle mamme quando ha parlato di infiltrazioni mafiose, perché tendeva a delegittimare l’unico soggetto collettivo visibile su scala nazionale. I No Muos Sicilia sono bravi nella comunicazione, bravi nel fare ricerca e nel documentarsi ma sono in pochi, mentre i ragazzi del Coordinamento dal punto di vista mediatico sono presi in considerazione solo per essere additati come anarchici insurrezionalisti, o infiltrati dagli anarchici insurrezionalisti o dai black block, sono quella che viene definita “l’ala radicale del movimento”. Lì in realtà c’è una buona quota di anarchici, ma non insurrezionalisti. Peraltro nel ragusano c’è una discreta tradizione anarchica, e l’anarchia, dopotutto, ha anche una storia nobile. Per cui lì c’è una discreta presenza anarchica, che è la parte più politicizzata, più radicale del movimento; è abbastanza trasversale sotto l’aspetto anagrafico, nel senso che ci trovi quelli di Comiso, ma anche gli studenti universitari di 20-25 anni.  È anche la parte più creativa del Movimento: per esempio dalla componente anarchica ragusana è nato il Comitato degli artisti contro il Muos, sono nati recital, mostre, tutta una serie di iniziative.

Ma per la maggior parte il movimento è formato da formazioni prepolitiche… C’è l’impiegata, c’è lo studente, c’è il pensionato: persone che di questa storia hanno deciso di fare la loro vita, in un paese arroccato su una collina che è già martoriato dai fumi del petrolchimico e dalle 46 antenne che già c’erano, e che loro hanno scoperto battendosi contro il Muos.

no-muos-foto-per-silviaÈ quindi cambiata la consapevolezza delle persone su questi argomenti, anche riguardo alle antenne che già erano istallate nella base americana a Niscemi…

Lì si sapeva vagamente che c’erano gli americani, ma non era chiaro che succedeva nella base… I problemi erano altri: a Niscemi si sparava in pieno giorno in pieno centro, si sparava ad altezza uomo. E c’erano anche feriti, morti innocenti. Una volta, nell’87, è toccato a due bambini… E il problema dell’inquinamento elettromagnetico non esisteva culturalmente. Ho fatto una ricerca sulla banca dati dell’Ansa: si comincia a parlarne con la vicenda di Radio Vaticana. Prima se ne parlava solo all’interno della comunità scientifica.

Poi Antonio Mazzeo ha cominciato a fare il lavoro di inchiesta giornalistica che ha fatto. Non esistevano rilevamenti, l’Arpa non ne aveva fatto mai fatti. Li ha imposti il sindaco Giovanni Di Martino, che però non è stato rieletto, perché è quello che ha pagato la colpa della prima autorizzazione della valutazione di impatto ambientale. C’è stato uno dei medici del comitato niscemese che ha coinvolto i medici di base, facendo uno screening sul territorio, per capire quali tipologie tumorali nuove ci sono state negli ultimi anni. E sono saltate fuori una serie di cose che riguardano solo il comune di Niscemi e non riguardano i comuni del circondario toccati dal petrolchimico, con patologie direttamente riconducibili all’elettromagnetismo, che a Niscemi riguardano i bambini, le donne e l’apparato genitale maschile, con percentuali che sono il doppio di quelle nazionali e di quelle del territorio. Per questo la lotta è diventata “No al Muos e smantellate le antenne”. Sono due battaglie strettamente e indissolubilmente legate.

 

Segnaliamo che, nel  frattempo, mercoledì 23 ottobre, il coordinamento regionale dei comitati No Muos insieme ad Arci, Associazione antimafie Rita Atria, Legambiente e Rete disarmo ha presentato una  proposta di mozione parlamentare al gruppo Parlamentari per la Pace (sigla trasversale che raccoglie ben sessantotto tra senatori e deputati, provenienti da Sel, Pd, Sc e M5s) avente per oggetto le gravi violazioni degli artt. 80, 87 e 11 della Costituzione operate mediante i trattati internazionali di concessione di basi militari, con particolare riferimento a quella di Niscemi. Trattati di forte impatto politico, visto che consentono la presenza sul nostro territorio di militari e di armamenti stranieri. Per essi vigono le procedure e le cautele disposte dagli articoli 80 e 87 della Costituzione che prevedono che la ratifica sia effettuata dal Presidente della Repubblica e preceduta dall’autorizzazione da parte del Parlamento, e per i quali si è proceduto, invece, in modo informale, mediante sottoscrizione del solo rappresentante del Ministero della Difesa, con una procedura da ritenersi dunque incostituzionale.

 

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.

Ti piace il Caffè?



Scrivi con noi!