Il nuovo romanzo di Francesco Zanarini presentato a Capranica

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Il nuovo romanzo di Francesco Zanarini presentato a Capranica

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Lo scorso 14 Febbraio si è tenuta a Capranica (Viterbo), presso il circolo Arci Claudio Zilleri, la presentazione del libro “Forse tu non ne sai niente” (Editore L’Erudita, 2016) dello scrittore romano Francesco Zanarini.

Un libro nato per raccontare le periferie attorno Roma con una prosa avvolgente, unendo i puntini di un mondo del quale molte persone sanno ancora troppo poco. Per dar vita al romanzo, l’autore ha nutrito la propria mente con le radici di quelle periferie, apprendendo le storie del passato di quei luoghi e anche la vita delle nuove generazioni. Con i due brevi testi riportati di seguito l’autore mi spiega la creazione del libro e come la memoria storica sia collegata con il rapporto generazionale.

“Il tempo di stesura di «Forse tu non ne sai niente» è di qualche mese, però avviene a fronte di un periodo di esperienze che hanno fornito il necessario bagaglio di informazioni e conoscenze e costruito un carico di storie e riflessioni.

Si può scrivere solo di ciò che si conosce molto bene, da vicino. In caso contrario, leggendo si percepisce una distanza. Un romanzo come «Forse tu non ne sai niente» richiede parecchi approfondimenti per far combaciare tutti i tasselli e non cadere in errori storici o di altro tipo.

È difficile spiegare come nasce l’idea di partenza su cui costruire una storia, forse è addirittura impossibile. Credo che il meccanismo somigli al delta di un fiume che riceve tanti affluenti per molti rami secondari trasportando accumuli di sedimenti che convogliano verso un’unica foce. Spesso poi si cerca una cosa e se ne trova un’altra, e forse sono i casi più fortunati. Inizialmente, infatti, ho cercato tracce di quella periferia che si trova in molti romanzi, fatta principalmente di malavita e degrado, ma più cercavo ciò e più scoprivo storie di rinascita. Siamo abituati a sentir parlare delle cose sempre dallo stesso punto di vista, è questo che mi ha dato lo spunto per raccontare la periferia con una chiave diversa.

La memoria è una facoltà fondamentale di ognuno di noi. Senza memoria non avremmo radici e anche la nostra identità sarebbe messa a repentaglio. Mentre la storia è uno studio critico del passato, la memoria di chi ha vissuto determinati eventi e li racconta è legata a fatti pratici, a storie ed esperienze vissute nel quotidiano attraverso le emozioni. La memoria integra la storia ma non è solo una pellicola passiva su cui si imprime la luce come in una fotografia, ha una dimensione dinamica e umana dotata della capacità di conservare il passato in maniera attiva, ricreando e ricostruendo il presente e quindi garantendo le basi per progettare e far crescere il futuro. In questo senso può diventare fonte di energia e riflessione per le nuove generazioni che ricevono in dono un pezzo della loro crescita.”

 

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Durante la presentazione del libro l’autore ha condiviso queste due citazioni pertinenti:

“Attraversammo queste campagne deserte, questa solitudine immensa che circonda Roma fino a parecchie leghe di distanza. Il paesaggio è magnifico: non è una pianura piatta, la vegetazione è rigogliosa, il panorama è qua e là dominato dal rudere d’un acquedotto o di antiche tombe, che imprimono alla campagna romana un carattere di grandezza veramente incomparabile.” (Stendhal).

“Fà ddiesci mijja e nun vedé una fronna!

Imbatte ammalappena in quarche scojjo!

Dapertutto un zilenzio com’un ojjo,

Che ssi strilli nun c’è cchi tt’arisponna!

Dove te vorti una campaggna rasa

Come sce sii passata la pianozza

Senza manco l’impronta d’una casa!” (Giuseppe Gioacchino Belli)

Esiste un mondo non mostrato dai media che l’autore ha voluto raccontare, dopo numerose ricerche ed esperienze, volte ad avere un tale bagaglio culturale da poter immettere nel romanzo l’essenza vitale delle periferie di Roma, infatti come si può notare da queste due citazioni, due persone ben diverse danno due diverse descrizioni dello stesso panorama.

Tutto dipende dal punto di vista, noi a volte pensiamo che la realtà sia solo quella descritta o quella che vediamo, in realtà non è mai così, solo scavando nel passato di un luogo si possono conoscere le vere radici, conoscerne la memoria storica e come questa influenzi il rapporto generazionale e “Forse tu non ne sai niente” permette al lettore di vedere uniti i numerosi tasselli di una periferia non mostrata dai media, permettendoci di poter dissetare la nostra conoscenza con la stessa cultura studiata dall’autore per concepirlo.

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