Berlusconi, Fini e Bersani: personalità a confronto

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berlusconi-fini-bersaniNell’ultima settimana tre leader di partito hanno dato prova della propria personalità e della forza dei loro partiti. Nella fattispecie parliamo di Berlusconi, Fini e Bersani. Questi tre uomini con le loro dichiarazioni sono riusciti a dare un’immagine piuttosto fedele dell’attuale momento politico italiano.

Berlusconi, vede Fini trasformarsi, sempre più velocemente, da alleato ad oppositore. Il Cavaliere ha provato a farlo fuori, giocando la carta di quello che ormai viene chiamato “Metodo Boffo”, tirando fuori la vicenda della casa di Montecarlo, cavalcata con entusiasmo dai giornali a lui fedeli. Ma l’operazione sembra stia fallendo a causa dell’inerzia stessa dell’attenzione mediatica che, dopo più di un mese, si stanca e sposta inevitabilmente l’attenzione verso qualcosa di nuovo. Non avendo altri assi nella manica da usare contro l’ex alleato Berlusconi si è trovato, com’era prevedibile, nella posizione di tenersi stretto l’unico alleato che gli rimane, il Senatur. Bossi, essendo conscio della situazione ha fatto pesare ancora di più la sua posizione assoluta di forza spingendo sempre più forte per l’attuazione del tanto amato federalismo. Berlusconi, per tentare di arrivare al 2013 come Premier, nonostante avesse priorità diverse, non ha potuto fare altro che impegnarsi seriamente per accontentare lo scomodo alleato. Berlusconi, che in questo momento delicato vede scendere costantemente il suo tanto amato consenso popolare e i tanto utili voti in Parlamento, si è prodigato in un’affermazione: «Se negli ultimi due mesi la nostra parte politica ha dato, a volte, un’immagine che non ha entusiasmato, lo si deve ad alcuni errori del partito e non del governo». Lui, che ha riportato in auge il culto della personalità, lui che fa da sempre il padrone del suo partito, lui che è sempre in prima linea quando ci sono da sbandierare risultati, nel momento in cui le cose si mettono male non esita a dare la colpa ai suoi scagnozzi del Pdl che non osano ribellarsi, anzi, lo difendono e lo ringraziano.

Fini, il grande responsabile delle difficoltà di Berlusconi non perde tempo, e, sfruttando il suo momento favorevole, mette subito in guardia il leader del Pdl «Il governo può cadere sulla giustizia» e aggiunge che Berlusconi non può andare avanti ad imposizioni. Fini ha preso due piccioni con una fava, ha ribadito la sua posizione di forza davanti alla maggioranza, che ha bisogno dei voti del suo Fli e quindi non potrà muoversi ignorandolo, e, contemporaneamente, si fa bellomontezemolo davanti all’opposizione, facendo quelle dichiarazioni che in tanti vorrebbero sentir uscire con forza dalle labbra del Pd.

Un Pd che, contrariamente a quanto hanno fatto Bossi e Fini, non approfitta del momento di debolezza del Cavaliere e rimane sostanzialmente silenzioso, salvo mostrare una grave crisi d’identità quando parla. In un momento politico simile, nel quale l’avversario sta con la guardia aperta e basta poco per colpirlo Bersani dice: «tutte le vie, anche le più fantasiose, vanno bene per battere Berlusconi». Si riferisce al “Papa straniero”, a Luca Cordero Montezemolo che sembra voglia scendere in campo. Ma la domanda spontanea a quest’affermazione è: Possibile che il Pd debba ricorrere ad idee fantasiose, all’aiuto di un uomo che è un imprenditore, come Berlusconi, e non ci sia nessuno nel Pd in grado di fare opposizione, neanche durante il momento più facile per farla?

Andrea Ciccolini

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