Berlusconi il clown, il ritratto che si vede dai cables di Wikileaks
Tostato da Andrea Ciccolini
“Perché non hai mai dato i cables a giornali italiani? L’abbiamo fatto. Li abbiamo dati a un grande giornale, ma hanno deciso di non pubblicarli e di lavorarci su attraverso degli articoli”. Domanda posta da Francesco Piccinini, direttore di Agoravox Italia, risposta data da Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Forse questa intervista pubblicata su Agoravox ha scosso qualche coscienza giornalistica spingendo L’Espresso a pubblicare dei cables inediti sull’Italia. Il numero totale di questa porzione di dispacci diplomatici è 4 mila circa e comprende un periodo che va dal 2002 al 2010. Se questa può essere vista come una novità positiva i contenuti dei documenti diplomatici Usa sull’Itala non possono essere considerati nello stesso modo. Non raccontano particolari novità ma, soprattutto, non sono positivi. I dispacci parlano di: Prodi, Napolitano, Alemanno, La Russa, Fini, Frattini, D’Alema, Ciampi, Veltroni e Bossi. Analizzano la nostra politica estera in Afghanistan, Libano, Iran e, in modo particolare, i rapporti, giudicati preoccupanti, con la Russia.
Ma la parte che getta un velo di tristezza sull’Italia riguarda il giudizio negativo espresso da Ronald Spogli, ex ambasciatore americano in Italia, su Berlusconi, un giudizio che si allinea con quelli che da anni appaiono sulla stampa estera. Dai cables emergono anche le strategie che hanno portato il governo americano, nonostante la bassissima considerazione che hanno sempre avuto di Berlusconi, a non fare mai critiche pubbliche per metterlo in cattiva luce o pressioni perché perdesse la sua presa sull’Italia.
Analizziamo solo alcuni passaggi di questi dispacci diplomatici.
“Il lento ma costante declino dell’Italia compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell’arena internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo. La riluttanza o l’incapacità dei leader italiani a contrastare molti dei problemi che affliggono la società, come un sistema economico non competitivo, l’obsolescenza delle infrastrutture, il debito pubblico crescente, la corruzione endemica, hanno dato tra i partner l’impressione di una governance inefficiente e irresponsabile. Il primo ministro Silvio Berlusconi è il simbolo di questa immagine”.
Berlusconi “fa molti sforzi, alcuni seri altri meno, per mantenere una posizione di rilevanza e influenza”, per esempio “si propone nel ruolo di grande mediatore delle crisi mondiali, un ruolo autoconferitosi che alcuni politici, specialmente il premier Silvio Berlusconi, pensano possa conferire grande visibilità senza praticamente spendere alcunché” o ancora si arroga il diritto di “mediare tra la Russia e l’Occidente, impegnarsi con Hamas e Hezbollah, stabilire nuovi canali di negoziato con l’Iran, espandere l’agenda del G8 con mandati al di là di ogni riconoscimento”.
Ma perché allora gli Usa dovrebbero appoggiare un personaggio simile?
Tra i motivi elencati da Spogli si legge:”L’Italia e i suoi leader politici ci daranno importanti dividendi strategici adesso e in futuro” e ancora, “L’Italia ci permetterà di consolidare i progressi fatti faticosamente nei Balcani negli ultimi vent’anni, le loro forze armate continueranno a giocare un ruolo importante nelle operazioni di peacekeeping in Libano e in Afghanistan, e, infine, il territorio italiano sarà strategico per l’Africom (United States African Command)” Spogli continua affermando: ““se useremo una forte pressione l’Italia eserciterà la sua influenza economica in Iran per mandare a Teheran un chiaro segnale che potrebbe influire sulla loro politica di sviluppo nucleare”
Spogli suggerisce ripetutamente di tenere Berlusconi dalla parte degli Usa, anche se “sfortunatamente favorisce la Russia”.
L’ex ambasciatore americano, mandato a Roma da G.W.Bush, di cui il nostro premier si vantava di essere un grande amico, propone di trattarlo come uno stupido o un matto, dice infatti: “Dobbiamo far capire a Berlusconi che ha una relazione personale con noi e dobbiamo assecondare la sua convinzione di essere uno statista esperto”.
Leggere che il capo del governo del nostro Paese è considerato un “Clown” che “con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata delle parole” è riuscito ad offendere “quasi ogni categoria di cittadino italiano e ogni leader politico europeo”. Un “Clown” che non fa altro che “mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato”. Un clown che con “il frequente uso delle istituzioni pubbliche per conquistare vantaggi elettorali sui suoi avversari politici, la sua preferenza per soluzioni a breve termine ha danneggiato la reputazione dell’Italia in Europa”. Un “Clown” che “ha leso la reputazione del Paese in Europa ed ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell’Italia in molte branche del governo degli Stati Uniti” dovrebbe spingere ogni italiano che l’ha votato a farsi un profondo esame di coscienza.
Andrea Ciccolini














