Omofobia, omofollia e femen

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femenA Parigi 100.000 persone sono scese in piazza per la seconda volta mosse dal gruppo cattolico conservatore Civitas per protestare contro il progetto del governo francese – presentato il 7 novembre scorso -  di liberalizzare le adozioni e i matrimoni gay. E’ stata la Francia cattolica integralista a riempire le piazze contro il progetto di legge del governo che propone l’approvazione per i matrimoni e le adozioni gay al grido di “Sì alla famiglia, no all’omofollia” e “Un papà e una mamma per ogni bambino”. Il 17 novembre circa 100 mila persone contrarie alle scelte del governo in materia, avevano protestato in tutto il paese; il 18 si è replicato con le iniziative del gruppo conservatore cattolico Civitas e a Parigi ci sono stati scontri anche duri con i gruppi  che sono favorevoli ai matrimoni tra omosessuali.

Il responsabile di Civitas Alain Escada  ha spiegato “l’omosessualità è una deviazione che va corretta. Il nostro obiettivo è quello di ingaggiare una vera battaglia per proteggere la famiglia e i bambini”. La manifestazione si è svolta anche in altre città della Francia come a Tolosa, ma lì sono dovute intervenire le forze dell’ordine per impedire scontri tra manifestanti e gruppi a favore del matrimonio gay. Nella capitale i manifestanti – molti di loro con croci cristiane esposte insieme alle bandiere nazionali – si sono radunati davanti al ministero della Famiglia, nel diciassettesimo arrondissement per dirigersi verso l’Assembla nazionale, ma la manifestazione è presto degenerata.

Il progetto di legge francese sulle unioni tra persone dello stesso sesso è stato approvato il 7 novembre scorso dal Consiglio dei ministri e dovrà ora affrontare il voto del Parlamento. Ma durante i movimenti di protesta se l’è vista brutta il gruppo ucraino femminista Femen, le cui ragazze hanno fatto irruzione in topless, loro tipico modo di manifestare, nel corteo e hanno iniziato a cantare “noi crediamo nei gay”, e hanno quindi spruzzato della polvere bianca da bottiglie. I manifestanti infuriati hanno iniziato a picchiarle, buttandole a terra. Infatti, già sabato scorso migliaia di persone avevano già manifestato in diverse città francesi per contestare la proposta del presidente François Hollande di legalizzare i matrimoni gay e le adozioni di bambini da parte di persone dello stesso sesso. “Una decina di militanti di Femen – ha raccontato la giornalista e saggista Caroline Fourest, anche lei malmenata – avevano deciso di inscenare una protesta pacifica e ironica, ma quando sono andate verso i manifestanti degli individui le hanno inseguite, erano scatenati. Le ragazze hanno preso botte e colpi in tutte le parti del corpo”, così come alcuni giornalisti che stavano filmando la scena. Lamentano “molestie” anche numerosi fotografi presenti, che parlano di una “trentina” di aggressori fra i manifestanti, per fermare i quali è stato necessario un cordone di polizia.

Le Femen si definiscono un Movimento di liberazione nazionale che unisce giovani donne ucraine basandosi sui principi della consapevolezza sociale e attivismo, di sviluppo intellettuale e culturale.
Riconoscono i valori europei di libertà, uguaglianza e sviluppo completo di una persona a prescindere dal sesso; dicono di voler
costruire una immagine nazionale di femminilità, di maternità e di bellezza per le donne.
Dichiarano di aver creato nuovi standard del movimento civile in Ucraina e di aver elaborato un modulo unico di civile espressione di sé sulla base di coraggio, creatività, efficienza e naturalmente shock. Hanno in programma di diventare il più grande e il più influente movimento femminista in Europa. La loro missione, dicono, è quella di “creare le condizioni più favorevoli per le giovani donne ad unirsi in un gruppo sociale con l’idea generale del sostegno reciproco e la responsabilità sociale, contribuendo a rivelare i talenti di ciascun membro del Movimento. Il loro obiettivo, affermano, è creare una reazione contro i problemi acuti sociali della società ucraina, in particolare quelli che direttamente toccano gli interessi delle donne ucraine, ma anche contrastare attivamente le tendenze negative che mettono in pericolo la salute fisica e mentale della comunità femminile ucraina. Il che significa poi, informare la società dei problemi delle donne ucraine e informare le donne ucraine dei problemi nazionali, sviluppare le leadership, intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina.

Queste sinora le azioni del movimento FEMEN, tutte svolte metodicamente in topless da gruppi di giovani e belle donne ucraine: Subway – Movimento – Vita (l’azione comune con le autorità di Kyiv sotterranei mirate a migliorare l’immagine della metropolitana); No Acqua del rubinetto – I Lavare in Maydan (azione contro acqua calda tagliata negli ostelli di Kiev); L’Ucraina non è un bordello (Il programma nazionale volto a lottare contro il turismo sessuale in Ucraina); Una lettera al Ministro (l’appello alle autorità governative con le esigenze di imporre sanzioni sul turismo sessuale in Ucraina a livello di legislazione; Bromuro Disconn (un picchetto al di fuori della Ambasciata turca); Giochi Sporco (l’azione contro le elezioni parlamentari anticipate in Ucraina).

Cosa c’entri questo con i matrimoni gay francesi però, rimane ancora un mistero. Sorge certo spontaneo il dubbio di dare credito alle voci russe che spiano e dicono essere questo un movimento selezionato e sovvenzionato a bella posta per far rumore e farsi notare. Di certo le nostre eroine  - che tanto ricordano quelle di Milo Manara – adesso sapranno che, sebbene tanto carine, girare come per andare a un bunga-bunga in Europa, non è così salutare, specialmente in Francia dove la politica è una cosa seria e non una carnevalata inscenata per coprir magagne, mantenere vitalizi e altri vizietti di nazionale memoria.

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