Italia futura… un “ventennio” indietro!

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Non è la prima volta che un imprenditore urla a gran voce la necessità che il paese sia gestito con criteri aziendalistici, ma ricordo nitidamente che l’ultima  volta non è andata così bene!

L’imprenditore di successo, esportatore del Made in Italy, è cosciente del fatto che l’ultima volta il beneficio l’hanno avuto soprattutto le aziende del Presidente del Consiglio (di amministrazione) precedente  ed intende prendere le distanze in primis presentandosi come un oscuro deus ex machina, come Beppe Grillo(la cui formula di fare politica sta avendo sempre più largo successo ed imitatori), ed in secondo luogo criticando starlette, amici, segretari, avvocati personali trascinati dal loro cantuccio alla politica.

Ma questo non basta perché sempre una ventina di anni fa, per chi non ha la memoria troppo corta, i cavalli di battaglia erano gli stessi!

Un mix di aziendalismo spinto, populismo e parole d’ordine di questi nostri tempi hanno tirato avanti il carrozzone plaudente per oltre un paio di ore con un susseguirsi di interventi che sollevavano temi nuovissimi quali riduzione del costo della politica, controllo sull’evasione fiscale  e riduzione degli sprechi con un pizzico di audacia in più, da parte del supremo capo, che si è spinto fino alla riduzione della spesa pubblica. Ma mentre da un lato sottolinea la necessità di limitare la spesa pubblica , all’altro ritiene che le scuole debbano essere adeguate a quelle frequentate dai suoi figli non spiegando come  sia possibile ridurre la spesa ed aumentare la spesa nel medesimo tempo.

Il video inaugurale stride fortemente con il plauso al governo e la riduzione della spesa. Si parla ancora di 5 provincie della Campania e non si capisce se con tale presa di posizione il movimento voglia opporsi alla riduzione, sia un’ ingenua dimenticanza o una dimenticanza in nome di un assist localistico.

Tra il mix di tematiche blandamente affrontate ed il collocamento in un paludoso centro - ma in movimento – galleggia bene una platea del tutto disomogenea che va da ex pd ad ex fasci stelli (sognanti lo stivalone) convinti fermamente che il paese si debba gestire come una Spa, con i soci di maggioranza a tirarne le fila ed il grosso dei piccoli azionisti che ne subiscono le sorti. Un paese dominato dalla paura dello Spread (in luogo del razzista uomo nero), dalle fobie dei mercati  e dai diktat europei.

Tutti esponenti non di primo pelo (come ammesso da uno di loro dal palco) che con le proprie idee hanno già contribuito in maniera devastante a questo sfacelo e che vedono un mondo identico a quello attuale governato da un CDA come quello che è attualmente in carica.

Un’organizzazione puntuale che teme il pubblico ludibrio e punta a che sia tutto agevolmente predisposto a favor di telecamere, finanche i bagni “degli handicappati” da controllare perché altrimenti “le iene ci fanno il culo”, oppure il filmato da modificare perché si vede il treno Italo ed i giornalisti malpensanti potrebbero ritenerla una pubblicità. Ma a fare questo ci pensa il capo in persona che scusandosi per il ritardo ribadisce che non è stato cagionato dal treno di proprietà, ribadendo nuovamente una commistione tra impegno pubblico ed interessi privati.

La canzone che dovrebbe fare da tema alla giornata “Futura di Dalla” non viene mai mandata poiché nel testo compaiono riferimenti ad un rapporto sessuale che potrebbe sconvolgere il verginello elettorato cattolico.

Insomma un’Italia futura che sa di Italia già vista, che saltando sui cavalli di battaglia Grillini e puntando su un aziendalismo spinto ritiene populisticamente (additando ad altri questa peculiarità) di risolvere con una bacchetta magica di tagli sparsi i problemi del paese.

Sostanzialmente un cammino “Verso la Terza Repubblica” che si presenta uguale a quella che è stata la presunta svolta della Seconda Repubblica e con la voglia del grande centro della Prima Repubblica.

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