Il bianco, il nero, il binocolo

Tostato da

Discorrendo con il Tacco, al secolo Franco Artico, è (ri)venuta fuori la storia della scomparsa e susseguente importanza delle mezze stagioni. Se, infatti, la settimana scorsa potevamo sfoggiare giubbotti aperti mentre si stava a discutere fuori porta, da oggi il termometro inizia a segnare un presuntuoso zero gradi centigradi. Questo diventa un caos perché l’uomo (che è sociale ma che è anche animale), abbisogna di dolcezza anche nel cambiamento della temperatura. Non riesce, nell’istinto, a metabolizzare pienamente il cambiamento ma, percependolo, si innervosisce, disorientato. ”Una volta il cambiamento della temperatura era più lento” e nel lento passaggio di temperatura, si riconoscevano anche il bianco (il caldo) e il nero (il freddo). Ora riconosciamo solamente il bianco e il nero, ovvero la differenza netta, perché la viviamo, semplicemente. Caldo o freddo. Grigi non ce ne sono più (a parte le cinquanta sfumature) e di conseguenza solo in pochi li cercano e in pochi se ne accorgono della mancanza. Nel frattempo, il disorientamento provoca nervosismo e paura. Siamo animali, in fin dei conti.

Siamo animali che risentono del contesto ambientale e, naturalmente, da animali dotati di intelletto, del contesto sociale e politico. Il contesto nel quale siamo immersi, se non abbiamo una sensibilità pari a quella di una pietra, ci rende più malleabili e ci modifica verso una sua uniformità.

Anche per chi si dice a-politico (parola errata: si dovrebbe dire a-partitico, semmai. L’uomo è animale politico, oltreché sociale) questo vale. E, di sicuro, vale ancora di più se pensiamo che chi non va a votare, chi non partecipa e non si informa non potrà contribuire al cambiamento in modo alcuno. Per questo mi sono piaciute molto le parole che Bersani ha urlato nell’ultima parte del suo discorso dopo la vittoria delle Primarie. “Non crediamo nel governo dell’uomo solo al comando”, del ghe pense mì. Ma, soprattutto, una cosa mi è piaciuta tantissimo: “Mettiamoci tutta la convinzione (…), tutta la forza, mettiamoci energia, e mettiamoci anche un po’ di allegria che è un tratto del nostro popolo” perché siamo italiani e l’allegria è un nostro tratto. Poi Bersani continua: “Mettiamoci un po’ di convinzione, e un po’ di tranquillità e un po’ di serenità. Non bisogna agitarsi, non bisogna intimorirsi: bisogna essere tranquilli e forti e decisi”.

Queste ultime frasi mi han trovato proprio d’accordo. Sono le frasi che dobbiamo tenerci in mente e che ce l’abbia ricordato un candidato alla presidenza del Consiglio mi fa ben sperare. Ce n’era un altro che ci ha raccontato che tutto andava bene. Qualcuno ci ha creduto, qualcuno ha smesso e ce lo siamo ritrovati a votare alle primarie (magari a straparlare della mancanza di democrazia che vi era [?!]), qualcuno non ci ha mai creduto ma, in ogni caso, ci siamo trovati attorno un contesto fittizio di solidità. Un piccolo sogno che, al risveglio, ci ha visti cadere da un letto posto in cima ad una montagna. E questo è stato un altro schiaffo alla nostra solidità, alle nostre certezze. Soprattutto a quelle dei più giovani, quelli per i quali trovare un lavoro sarebbe stata cosa da niente; a loro han raccontato che comprarsi la macchina sarebbe stata cosa da niente come prendersi il telefonino a rate e – perché no? – anche se fai l’operaio puoi farti un mutuo da trenta o da trentacinque anni. Che ci frega, tu hai la casa e noi ti abbiam ipotecato la vita. E se divorzi? Eh! Caz*i tuoi.

I grigi: non sappiamo più riconoscere i grigi. Arriviamo, attraverso corollari costruiti, al bianco subito, mentalmente. Per trovare lavoro? Basta andare all’Università. Per arrivare a possedere qualcosa? Basta fare un prestito. Per andare in Svezia? Basta prendere un aereo low cost. Dal nero, dalla mancanza di qualcosa, arriviamo subito al bianco: senza capire che per arrivarci, in realtà, succede qualcosa, in mezzo. C’è del grigio da considerare, un percorso da percorrere, fatto di analisi: la balla dell’Università ne è una prova. Per trovare lavoro qui servirebbe un’Istituzione pulita, difficile da affrontare, formativa veramente. Per i prestiti: ora che non ci sono più queste grandi “offerte” delle banche ci sentiamo più vincolati e poveri, più insicuri sul futuro. Abbiamo capito il perché?
Altra metafora riguarda il viaggio: troppo facile. Ci si perde il gusto del percorso, anche perché viaggiare non cost poi nemmeno così tanto… che rischiamo di non accorgercene. Arriviamo istantanei al bianco, ci facciamo abbagliare così tanto, non preparando i nostri occhi, che se qualcosa va storto nemmeno col binocolo torneremo sui nostri passi.

Pensiamoci.

 

 

Segui questo autore

Siediti al tavolino ed esprimi la tua opinione

Comments Closed

Comments are closed.