Discorso di Renzi dopo la sconfitta

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In diretta da Firenze ieri sera Matteo Renzi ha commentanto il risultato delle primarie con un sorriso ed una serena consapevolezza di aver perso questa battaglia con meno del 40% dei voti. “Vorrei che fossimo seri con noi stessi”, ha detto iniziando il suo discorso di ringraziamento per non lasciare alcun rimpianto. Ha ribadito due modelli diversi di centro sinistra ma credo che ciò che lui abbia avuto di tanto diverso da proporre, che si scosta dai modelli classici della politica a cui siamo abituati, stia nelle tre parole chiave del suo discorso: “Io credo nella parola comunità, leggerezza, innovazione”. Sebbene non siano affatto termini nuovi e risalgano ai tempi della nascita della democrazia, la parola “leggerezza” ci è probabilmente nuova e quella di “innovazione”, tanto rappresentativa della voglia di cambiamento che molti condividiamo (a parte la dichiarazione di Berlusconi, come ha detto la Littizzetto ieri sera, che potrebbe scendere in campo perché c’è bisogno di novità!, NdA).

Non è stato solo un programma politico diverso ed un tentativo di spazzare via vecchi ingranaggi arrugginiti, come il finanziamento pubblico dei partiti, ma anche il fatto di aver offerto un’idea “chiara” – accessibile a tutti, parlata da una lingua comprensibile da tutti - e “diversa” perché innovativa. Forse quel 60% di elettori non era pronto al cambiamento, forse Renzi non è riuscito ad “incrociare un numero sufficiente di italiani a portarli al gazebo”.

Definito spesso come un ragazzetto ambizioso, immagine che non è riuscito a scrollarsi di dosso al di fuori della sua amata Toscana dove ha riportato la maggioranza, è stato l’esempio di un under 40 che ci ha provato, esortando altri come lui a farlo: “Mi piace pensare che anche altri (under 40) abbiano il coraggio di mettersi in gioco, il coraggio è contagioso”.

Sorprendono un poco incitazioni così positive, specie se pronunciate durante un discorso di ringraziamento che segue una sconfitta elettorale. “La politica non è soltanto professionismo e facce tristi; la politica è entusiamo, è voglia di felicità, è gioia di provarci, è orgoglio di essersi messi in gioco.” Parole che lasciano trapelare chiaramente il tentativo di sostituire quella vecchia classe politica e di averlo fatto con speranza, grinta, e – perché no – pure ambizione.

Del resto, come ribadisce lui stesso, noi “abbiamo tre cose dalla nostra parte: entusiasmo, tempo e libertà”.

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